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The Twilight Saga: New Moon un film di

twilight-new_moonEdward e Bella sono tornati. Li ritroviamo proprio dove li avevamo lasciati, all’ultimo anno di liceo, innamorati e tormentati dalla loro fatale diversità. Per Bella, teenager alle soglie della maturità, è arrivato il diciottesimo compleanno e la paura di invecchiare accanto al suo sempre giovane compagno. Per Edward, vampiro centenario dal cuore ancora umano, arriva, invece, la dolorosa consapevolezza dell’impossibilità di quell’amore e l’amara risoluzione di lasciare Bella per sottrarla ai pericoli che la fragilità della sua condizione di umana inevitabilmente comporta. Così i Cullen lasciano per sempre Forks e Bella cade in una profonda depressione che riuscirà a superare solo grazie al sostegno dell’amico Jakob, giovane pellerossa che ha sviluppato il gene della licantropia e che la proteggerà dagli imminenti pericoli. Intanto Edward, sopraffatto dal dolore per la perdita di Bella, che crede si sia suicidata, cerca la morte in Italia, dove tenta di provocare l’ira dei Volturi, antico casato di potenti e raffinati vampiri, tutori della legge nel mondo dei non-morti.

Si può fare un film horror-fantasy senza esaltarne gli aspetti più spettacolari? Si può portare sullo schermo la storia d’amore fra una giovane donna e un vampiro articolandola solo sulla base dell’idea romantica dell’amore? E ancora, si può trasporre un romanzo al cinema senza tenere conto delle ovvie differenze che intervengono nei rispettivi codici di comunicazione? A giudicare da New Moon sì. Secondo capitolo cinematografico tratto dalla saga letteraria della scrittrice Stephenie Mayer, il seguito di Twilight subissa il suo precedente per superficialità e piattezza delle soluzioni formali. Se nel primo episodio, l’originale occhio di Catherine Hardwicke, coi suoi panoramici voli di regia, ci aveva sorprendentemente distolto da una storia di vampiri in cui i vampiri si vedono poco o niente, in questa seconda parte la noia regna sovrana. Non tanto perché il film verte quasi esclusivamente su un romanticismo di stampo adolescenziale (sappiamo bene che questo è uno dei temi principali dei libri della Mayer) quanto per la predominante assenza del fantastico, che è poi la più importante attrattiva del genere.
La fedeltà al romanzo non può di certo giustificare un simile allestimento cinematografico, poiché, come già detto, il cinema e il testo scritto usufruiscono di codici linguistici ben diversi che richiedono adeguate soluzioni formali. Alla Mayer basta (si fa per dire) la potenza evocativa della parola per sublimare l’amore proibito fra Bella e Edward o favoleggiare con dovizia di particolari sul mondo gotico dei vampiri per accendere l’immaginazione del lettore. Il cinema, si sa, si serve principalmente d’immagini e un genere, per essere funzionale, deve soddisfare precise caratteristiche: New Moon, invece, segue pedissequamente la sua fonte letteraria senza tenere conto dello scarto fra i due mezzi espressivi.

Oltre ad una sceneggiatura dai dialoghi elementari che non coglie la (nuova) complessità psicologica delle creature della notte (il profondo senso di solitudine, il rimpianto perenne della vita mortale, l’amore come unico conforto alla dannazione eterna, la sofferenza per l’indissolubile unione fra Eros e Thanatos) il film, da horror-fantasy quale dovrebbe essere, non sopperisce in alcun modo allo spiccato intimismo di questo secondo romanzo. L’elemento fantastico e spettacolare è presente solo sporadicamente e lo spettatore resta a bocca asciutta e in balìa di una crisi amorosa fra adolescenti, sebbene eroicamente accostata al tragico amore shakespeariano. Lo stesso episodio dei Volturi, ricco di per sé della tipica fascinazione del genere, è ridotto a un ordinario e fugace dialogo, come anche l’apparizione dei licantropi, consumata in un unico scontro fra simili. Inoltre, il regista Chris Weitz, non solo si adagia sul lascito visivo della Hardwicke ma resta quasi invisibile, finendo per scomparire nelle foreste infestate di Forks. Da appassionati del genere quali siamo, confidiamo in Eclipse per godere, finalmente, dei favolosi Cullen nei loro bellissimi e luminescenti panni dannati.