32.Settimana Internazionale della Critica – Il programma

Il cinema riesce sempre a smentire quanti lo danno periodicamente in fin di vita o privo di idee. Al contrario, raramente il cinema è apparso più ricco di energia, possibilità, e potenzialità. Non esistono annate più o meno ricche. Il cinema non dipende – ancora – da fattori climatici. La moltiplicazione delle opportunità di accesso alla produzione, la diversificazione delle modalità di narrazione e la decentralizzazione dei luoghi dove si creano occasioni di sostegno per i cineasti emergenti, fanno sì che le mappe di navigazione del programmatore si riscrivano in continuazione. E, soprattutto, emergono con molta più facilità che in passato interlocutori sempre nuovi e motivati. Eccesso di ottimismo? Forse. Ma, se si deve peccare, che si pecchi per generosità, entusiasmo piuttosto che per pigrizia o prevedibilità.

Dopo i risultati entusiasmanti ottenuti dai film della trentunesima edizione, titoli che hanno viaggiato in lungo e largo, raccogliendo premi e consensi, totalizzando complessivamente un centinaio di festival in poco meno di dodici mesi (senza contare la presenza al MoMa di due titoli della selezione in New Directors/New Films), la sfida principale da raccogliere e affrontare era, ovviamente, non ripetersi. Come dire? Il “secondo difficile film”. Tenere alto un progetto di linea editoriale in una sorta di “continuità discontinua” (se ci è perdonato l’ossimoro). Continuare a dissodare il terreno del possibile senza abbandonare il gusto della ricerca. Inteso proprio come il piacere di cercare i film. Cercare quei film in grado di mettere tutto in discussione, rimettere in discussione lo sguardo, creare le condizioni per viaggiare ancora una volta(l’importante – come sosteneva Jack Kerouac – è mettersi in movimento) e, soprattutto, essere disponibili allo stupore. Piuttosto che chiudersi nella cittadella delle proprie convinzioni, mettersi in gioco, rischiare. Il cercare, dunque, è parte integrante del piacere. Evocare i film che ancora non esistono se non come desiderio di chi li cerca e desidera. Da figli di Rossellini il cinema non può che essere nel mondo e del mondo. Scegliere film significa, per noi, riannodare il filo dei racconti possibili.

Una posizione politica, in fondo. Ma non ideologica. Piuttosto una possibilità di seduzione. Un guardarsi come un gioco della scoperta. Non a caso la selezione della trentaduesima edizione della Settimana Internazionale della Critica si presenta – ma non era un progetto, un’intenzione – come una proposta fortemente al femminile. Il riposizionamento cui accennavamo si presenta anche come una messa in discussione del tradizionale monopolio maschile nei confronti dei mezzi di produzione. Ma non come banale ribaltamento politicamente corretto di un discorso di quote. Semmai nel segno di un’urgenza e di un desiderio che sorprende e rimette in discussione equilibri e poteri.

Per questo motivo abbiamo scelto come film d’apertura Pin Cushion di Deborah Haywood, favola nerissima di formazione proletaria dove Angela Carter e Ken Loach si tendono la mano. Silvia Luzi e Luca Bellino con Il cratere compiono un viaggio sorprendente nello sguardo di un padre che sogna la figlia come diva neomelodica. Helena Wittman con l’ipnotico Drift ripensa sguardo e materia del femminino mentre Annika Berg in Team Hurricane si fionda nel piacere e nella violenza con la quale le adolescenti giocano da native digitali con le immagini in movimento. Sarah joue un loup garou, della svizzera Katharina Wyss, offre un ritratto della sete d’infinito di un’adolescente tesa fra Wagner e Shakespeare mentre Natalia Garagiola in Temporada de caza (Hunting Season) affronta senza timore un universo di maschi in lotta fra loro misurando il mondo con un’energia fisica di rara intensità. Intensità di cui la Luisa Ranieri interprete di Veleno, secondo film di Diego Olivares, evento di chiusura, possiede in enorme quantità. Körfez (The Gulf) di Emre Yeksan reinventa il paesaggio politico della Turchia odierna creando un racconto ellittico e ricco di echi. Les Garçons sauvages (The Wild Boys), invece, del talentuoso Bertrand Mandico evoca il sogno di un manipolo di capitani coraggiosi fra Genet e Kipling dove la posta in palio non può che essere perdere il proprio corpo per ritrovare il mondo.
Il cinema è in crisi? Non dalle parti della SIC.

Giona A. Nazzaro

Delegato Generale | 32. Settimana Internazionale della Critica

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La Settimana Internazionale della Critica (SIC) è una sezione autonoma e parallela organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) nell’ambito della 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (30 agosto – 9 settembre 2017) e composta da una selezione di sette opere prime in concorso e due eventi speciali, tutti presentati in anteprima mondiale. La selezione è curata dal Delegato Generale della SIC Giona A. Nazzaro con i membri della commissione di selezione Luigi Abiusi, Alberto Anile, Beatrice Fiorentino e Massimo Tria.


I PREMI

I sette lungometraggi in concorso alla 32. Settimana Internazionale della Critica concorrono al Premio del pubblico SIAE, realizzato grazie al sostegno di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, e consistente in un premio di € 5.000. Inoltre, i film della sezione concorrono all’assegnazione dei seguenti riconoscimenti:

  • Premio Circolo del Cinema di Verona
    Assegnato da una giuria composta da soci del Circolo di Verona e destinato al film più innovativo della sezione.
  • Premio Mario Serandrei – Hotel Saturnia per il Miglior Contributo Tecnico
    Sponsorizzato dall’Hotel Saturnia di Venezia e assegnato da un’apposita commissione di esperti.

Leone del Futuro – Premio “Luigi De Laurentiis” per un’Opera Prima
I film della SIC, come tutte le opere prime di lungometraggio presenti nelle diverse sezioni competitive della Mostra (Selezione Ufficiale e Sezioni Autonome e Parallele) concorrono all’assegnazione del Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”. Una Giuria Internazionale composta da un massimo di 5 personalità del cinema e della cultura di diversi Paesi, tra i quali un produttore, assegnerà senza possibilità di ex-aequo un premio di 100.000 USD, messi a disposizione da Filmauro, che saranno suddivisi in parti uguali tra il regista e il produttore.

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32 SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA – LA SELEZIONE UFFICIALE

CONCORSO

IL CRATERE
di Luca Bellino, Silvia Luzi. Italia, 2017, col., 93’

Sceneggiatura: Luca Bellino, Silvia Luzi. Fotografia: Luca Bellino. Montaggio: Luca Bellino, Silvia Luzi. Musiche: Alessandro Paolini. Suono: Silvia Luzi. Sound design: Stefano Grosso. Interpreti: Sharon Caroccia, Rosario Caroccia. Produzione: Luca Bellino, Silvia Luzi – Tfilm. Co-produzione: Rai Cinema. Vendite internazionali: Alpha Violet.

Una relazione padre-figlia strappata al quotidiano dell’hinterland partenopeo. Un luogo desertificato e sottratto a tutti gli stereotipi della “napoletanità”. Come un sogno fra Bellissima e la reinvenzione scarnificata del musicherello neomelodico. Un film di fantasmi e assenze, sospeso e astratto. E la rivelazione del talento della magnifica Sharon Caroccia, una sorpresa assoluta.

Sinossi

Il cratere è terra di vinti, spazio indistinto, rumore costante. Rosario è un ambulante, un gitano delle feste di piazza che regala peluche a chi pesca un numero vincente. La guerra che ha dichiarato al futuro e alla sua sorte ha il corpo acerbo e l’indolenza dei tredici anni. Sharon è bella e sa cantare, e in questo focolaio di espedienti e vita infame lei è l’arma per provare a sopravvivere. Ma il successo si fa ossessione, il talento condanna. Il Cratere è una favola Disney al contrario.

Luca Bellino (1978) e Silvia Luzi (1976) indagano forme di resistenza al potere in tutti i suoi aspetti. Insieme hanno realizzato i documentari La minaccia (2008) e Dell’arte della guerra (2012). Come registi hanno ricevuto molti riconoscimenti internazionali e nomination. Insieme hanno fondato la casa di produzione Tfilm. Il Cratere è il loro primo lungometraggio.

DRIFT
di Helena Wittmann. Germania, 2017, col., 95’

Sceneggiatura: Helena Wittmann, Theresa George. Fotografia: Helena Wittmann. Montaggio: Helena Wittmann. Musiche: Nika Son, Donnie and Joe Emerson. Suono: Nika Breithaupt. Interpreti: Theresa George, Josefina Gill. Produzione: Karsten Krause – Fuenferfilm.

Come filmare il momento in cui il corpo diventa un elemento fra i tanti e abbandona se stesso? Come filmare un viaggio in cui un corpo ritorna a essere pura materia? Helena Wittmann, visionaria cineasta tedesca, tesa fra arte contemporanea e cinema del reale, inventa uno spazio filmico assoluto creando un’esperienza sensoriale senza pari. Un film nel quale si entra per perdersi.

Sinossi

Due donne trascorrono un weekend sul mare del Nord. Una delle due tornerà presto dalla famiglia in Argentina, mentre l’altra cercherà di avvicinarsi all’Oceano. A bordo di una barca a vela, attraversa l’Atlantico. Il tempo abbandona i sentieri battuti e l’onda lunga la culla verso un sonno profondo. Il mare prende il controllo del racconto. Quando riappare, ha ancora il vento fra i capelli, ma il terreno sotto i suoi piedi è solido. Lei ritorna e l’altra le chiede: “Sei cambiata?”.

Helena Wittmann (1982) è nata a Neuss, in Germania. Dal 2007 al 2014 ha frequentato la Hochschule für bildende Künste Hamburg (HFBK). Le sue opere, tra cui i cortometraggi Wildnis (2013) e 21,3° C (2014), sono state presentate in mostre e festival cinematografici internazionali. Drift è il suo primo lungometraggio.

LES GARÇONS SAUVAGES | THE WILD BOYS
di Bertrand Mandico. Francia, 2017, col. e b/n, 110’

Sceneggiatura: Bertrand Mandico. Fotografia: Pascale Granel. Montaggio: Laure Saint Marc. Musiche: Pierre Desprats, Hekla Magnusdottir. Suono: Simon Apostolou, Laure Arto, Daniel Gries. Art Direction: Astrid Tonnellier. Costumi: Sarah Topalian. Interpreti: Vimala Pons, Diane Rouxel, Mathilde Warnier, Anael Snoek, Pauline Lorillard, Elina Löwensohn, Sam Louwyck, Nathalie Richard. Produzione: Emmanuel Chaumet – Ecce Films.

Un viaggio alle origini del cinema. Un febbricitante sogno erotico dove i capitani coraggiosi di Kipling s’innamorano dei marinai di Genet. Una lanterna magica dove Kenneth Anger seduce Mario Bava, Jean Cocteau sogna Edgar G. Ulmer mentre nel suo laboratorio il dottor Borowczyk inventa macchine desideranti. Un atto di fede abbacinante nel potere erotico del cinema.

Sinossi

All’inizio del XX secolo, sull’isola de La Réunion, cinque adolescenti di buona famiglia, appassionati di scienze occulte, commettono un feroce crimine. Un capitano olandese se ne prende carico e li costringe ad una crociera di rieducazione a bordo di un vascello fatiscente e spettrale. Sfiniti dai metodi del capitano, i cinque ragazzi pianificano l’ammutinamento. La loro meta è un’isola sovrannaturale dalla vegetazione lussureggiante che cela un segreto sconvolgente.

Bertrand Mandico (1979) ha lavorato per diversi centri d’arte in Europa e diretto numerosi cortometraggi, due dei quali, Boro in the Box e La résurrection des natures mortes (Living Still), sono stati selezionati rispettivamente al Festival di Cannes e alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, raccogliendo premi in vari festival cinematografici internazionali. Mentre continua il suo progetto di girare 21 cortometraggi in 21 anni con l’attrice Elina Löwensohn, ha realizzato Les Garçons sauvages, il suo primo lungometraggio.

KÖRFEZ | THE GULF
di Emre Yeksan. Turchia, Germania, Grecia, 2017, col., 108’

Sceneggiatura: Emre Yeksan, Ahmet Büke. Fotografia: Jakub Giza. Montaggio: Selda Taşkın. Musiche: Ekin Fil. Suono: Eren Erşipal, Fatih Rağbet, Eli Haligua. Scenografia: Serdar Yılmaz. Costumi: Ayşe Yıldız. Interpreti: Ulaş Tuna Astepe, Ahmet Melih Yılmaz, Serpil Gül, Müfit Kayacan, Merve Dizdar, Damla Ardal, Cem Zeynel Kılıç. Produzione: Annamaria Aslanoglu – Istos Film. Co-produzione: Asli Filiz – Birfilm, Dirk Engelhardt – Kundschafter Films, Maria Drandaki – Homemade Films.

Un vagare attraverso il paesaggio della Turchia contemporanea. Come una surreale landa post-apocalittica. Un’erranza smemorata mentre navi di greggio bruciano al largo. Una parabola politica lieve e ironica, fra memorie perdute e insurrezioni che covano. Oltre la lezione di Nuri Bilge Ceylan, l’annuncio di un talento, colmo di promesse per il futuro.

Sinossi

Con alle spalle una carriera distrutta e un divorzio doloroso, Selim torna nella sua città natale, Izmir. Riluttante a fare piani per il futuro, vaga per la città ripercorrendo il proprio passato: la famiglia, i compagni di scuola, un’ex amante. S’imbatte anche in Cihan, un fantomatico compagno del servizio militare, un perdigiorno dallo strano carisma. Quando gli abitanti iniziano ad abbandonare la città a causa di una penetrante esalazione provocata da un misterioso incidente marittimo, Selim si ritroverà in un mondo nel quale riscopre nuove possibilità di vita.

Emre Yeksan (1981) dopo gli studi di Cinema all’Università di Mimar Sinan e a La Sorbonne di Parigi, ha lavorato come produttore nella capitale francese. Nel 2008 si è trasferito a Istanbul, dove ha continuato il suo lavoro di produttore e ha iniziato a sviluppare i suoi film. Körfez è il suo primo lungometraggio da regista.

SARAH JOUE UN LOUP GAROU | SARAH PLAYS A WEREWOLF
di Katharina Wyss. Svizzera, Germania, 2017, col., 90’

Sceneggiatura: Katharina Wyss, Josa David Sesink. Fotografia: Armin Dierolf. Montaggio: Tania Stöcklin. Musiche: Conrad Oleak. Suono: Bernhard Zitz. Scenografia: Anne Weick, Sylvan Kuhl. Costumi: Malena Modeer, Sophie Reble. Interpreti: Loane Balthasar, Michel Voïta, Annina Walt, Sabine Timoteo, Manuela Biedermann. Produzione: Luc Peter – Intermezzo Film. Produzione associata: Charlie Petersmann – Mnemosyn Films. Co-produzione: Deutsche Film-und Fernsehakademie Berlin (DFFB).

Il desiderio d’infinito di una giovane donna tesa fra l’assoluto di Shakespeare e il mito della wagneriana morte per amore. Un mondo dove il teatro s’intreccia con i battiti del cuore e la tentazione romantica del suicidio. Attraverso una costruzione visiva nervosa ed elegante, fra interni borghesi e spazi mentali, il sogno di una rivolta inevitabile.

Sinossi

Sul palco la diciassettenne Sarah dà tutta se stessa. Quando si esibisce c’è un attimo in cui sembra trasformarsi completamente nel personaggio che interpreta. Cosa si nasconde dietro una presenza scenica così radicale? Un segreto oscuro che tenta di esprimere. Un ambiente familiare claustrofobico. Il bisogno di avere accanto a sé un fidanzato, un amico, qualcuno in cui confidare. Più il desiderio si fa forte, più Sarah rischia di allontanare le persone che tentano di starle vicino. Alcuni giorni nella vita di una ribelle e la sua lotta incessante per sfuggire alla solitudine.

Katharina Wyss (1979), dopo un Master in Cinema e Filosofia a Parigi e Berlino ha studiato regia alla Deutsche Film- und Fernsehakademie della capitale tedesca. Ha scritto, diretto e prodotto alcuni cortometraggi e spot pubblicitari. Sarah joue un loup garou è il suo primo lungometraggio.

TEAM HURRICANE
di Annika Berg. Danimarca, 2017, col., 94’

Sceneggiatura: Annika Berg. Fotografia: Louise McLaughlin. Montaggio: Sofie Marie Kristensen. Suono: Sigrid DPA Jensen. Scenografia: Josephine Farsø. Interpreti: Eja Penelope Roepstorff, Ida Glitre, Ira Rønnenfelt, Maja Leth Bang, Mathilde Linnea Daugaard, Elise Pedersen, Sara Morling, Zara Munch Bjarnum. Produzione: Katja Adomeit – Adomeit Film. Produzione associata: Pernile Tornøe.

A cosa assomiglia il cervello di adolescenti in piena rivolta? Forse a una centrifuga visiva colma di tenerezze e furori, grida e incontenibili desideri sul punto di esplodere. Un film improvvisato come una jam session punk, tentando di correre più veloci del tempo che passa. Dalla produttrice Palma d’oro a Cannes per The Square.

Sinossi

Un punk chick flick su un gruppo di adolescenti che mescola elementi di fantasia con materiale documentario: solitudine, pussypower, kawaii, hentai, verde elettrico, graffiti, vibratori, amicizia, orsacchiotti, faccia da stronzetta, Arte, fuoco, paura, bubblegum, mamma&papà, anoressia, cactus, piercing fatti in casa, nailart, ciliegie, cutting, delfini, Lolita, diari segreti e sogni ad occhi aperti. Ragazze radicali in un mondo mediocre.

Annika Berg (1987) sin dall’adolescenza ha lavorato a sperimentazioni cinematografiche dallo stile innovativo e dalla forma narrativa inusuale. Dal 2003 al 2006 ha frequentato la scuola di cinema Station Next (Copenaghen). Nel 2011 è entrata alla National Film School of Denmark, dove si è diplomata con il corto Sia, nominato nella categoria Miglior Cortometraggio ai danesi Robert Awards 2017. Team Hurricane è il suo primo lungometraggio, realizzato con Katja Adomeit, co-produttrice di The Square, Palma d’oro a Cannes 2017.

TEMPORADA DE CAZA | HUNTING SEASON
di Natalia Garagiola. Argentina, Usa, Germania, Francia, Qatar, col., 110’

Sceneggiatura: Natalia Garagiola. Fotografia: Fernando Lockett. Suono: Santiago Fumagalli. Scenografia: Marina Raggio. Musiche: Juan Manuel Tobal. Costumi: Victoria Nana. Interpreti Lautaro Bettoni, Germán Palacios, Boy Olmi, Rita Pauls. Produzione: Matias Roveda, Santiago Gallelli, Benjamin Domenech – Rei Cine SRL. Co-produzione: Mynette Louie – Gamechanger Films, Jonas Katzenstein, Maximilian Leo, Catharina Schreckenberg – Augenschein Filmproduktion, Philippe Avril – Les Films de l’Étranger. Produzione esecutiva: Julie Parker Benello, Dan Cogan, Geralyn Dreyfous, Wendy Ettinger. Co-produzione esecutiva: Abigail Disney, Regina K. Scully. Vendite internazionali: Alpha Violet.

Come filmare maschi in lotta fra di loro? Natalia Garagiola aggredisce il maschile con l’irruenza di uno sguardo retto da una macchina da presa inarrestabile e stacchi di montaggio sorprendenti come rasoiate. Una lotta senza esclusione di colpi e una elaborazione del lutto profonda e radicale.

Sinossi

Ernesto è una rispettata guida di caccia che vive in Patagonia con la sua nuova famiglia. In seguito alla morte della prima moglie, l’uomo è costretto a ospitare il figlio, Nahuel, che non vede da oltre dieci anni. Messo di fronte al passato che si era lasciato alle spalle, Ernesto cerca di contenere le esplosioni di violenza del giovane. Immersi in una natura ostile, il risentimento cederà il passo a un possibile rapporto fra i due uomini. Il loro ritrovarsi li porterà a confrontarsi con la loro capacità di uccidere e perdonare.

Natalia Garagiola (1982) ha scritto e diretto tre cortometraggi di finzione: Rincón de López (2011) presentato al BAFICI, Yeguas Y Cotorras (2012) presentato alla Semaine de la Critique – Short Film Competition, e il più recente Sundays (2014) selezionato alla Quinzaine des Réalisateur. Temporada de caza è il suo primo lungometraggio e sta attualmente scrivendo il suo secondo film.

EVENTI SPECIALI

FILM D’APERTURA

PIN CUSHION
di Deborah Haywood. Regno Unito, col., 85’

Sceneggiatura: Deborah Haywood. Fotografia: Nicola Daley. Montaggio: Anna Dick, Nick Emerson. Musiche: Natalie Holt. Suono: Ben Baird. Scenografia: Francesca Massariol. Costumi: Andy Blake. Interpreti: Joanna Scanlan, Lily Newmark, Chanel Cresswell, Bruce Jones, Isy Suttle, Nadine Coyle. Produzione: Gavin Humphries – Quark Films, Maggie Monteith – Dignity Film Finance. Produzione esecutiva: Lizzie Francke, Josephine Rose, Chris Reed – BFI and Dignity Film Finance.

Un racconto gotico tutto al femminile ambientato nella periferia della classe operaia inglese. Un film che reinventa “Piccole donne” come un circo della crudeltà fra le angosce sensuali di Angela Carter e il sentimento di riscatto di Ken Loach. Una favola nera ma coloratissima, come fosse una nenia inquietante musicata da Ennio Morricone o Daniela Casa.

Sinossi

Lyn e Iona, madre e figlia legatissime, sono entusiaste all’idea di una nuova vita in una nuova città. Dopo un inizio complicato, Iona diventa ‘migliore amica’ di Keely, Stacey e Chelsea. Lyn, abituata ad essere la miglior amica della figlia, si sente esclusa e tenta di fare amicizia con la vicina di casa, Belinda. Ma per quanto madre e figlia cerchino di convincersi che va tutto alla grande, la realtà è ben diversa e le due si rifugiano in un mondo di fantasie e bugie. Quando comprende la situazione, Lyn escogita un modo per punire le amiche di Iona, al fine di salvarla e tenerla al suo fianco… per sempre.

Deborah Haywood (1970) dopo il suo primo cortometraggio, Lady Margaret, è stata inserita dal magazine britannico Screen International fra le “UK Stars of Tomorrow” del 2007. Haywood ha scritto e diretto diversi cortometraggi tutti girati nei pressi della sua città natale, Swadlincote (Inghilterra). Fra questi, Sis è stato nominato ai British Independent Film Award (BIFA) ed è stato premiato al Soho Rushes Short Film Festival come Miglio Cortometraggio. Pin Cushion è il suo lungometraggio d’esordio, realizzato con il supporto del British Film Institute.

FILM DI CHIUSURA

VELENO
di Diego Olivares. Italia, 2017, col., 101’

Sceneggiatura: Diego Olivares. Fotografia: Andrea Locatelli. Montaggio: Davide Franco. Suono: Daniele Maraniello. Musiche: Enzo Gragnaniello, Marco Messina. Scenografia: Antonio Farina. Costumi: Rossella Aprea. Interpreti: Luisa Ranieri, Massimiliano Gallo, Salvatore Esposito, Nado Paone, Gennaro Di Colandrea, Miriam Candurro, Marianna Robustelli. Produzione: Gaetano Di Vaio – Bronx Film, Gianluca Curti – Minerva Pictures, Nando Mormone – Tunnel, Sky Italia. Distribuzione italiana: Minerva Pictures Group.

Un melodramma politico e popolare che annoda la tradizione del cinema civile italiano con quella della classica sceneggiata napoletana cinematografica. Un film dai sapori forti ambientato sullo sfondo della Campania avvelenata, che brucia nell’indifferenza del resto del Paese. Una Luisa Ranieri splendente di sdegno e passione.

Sinossi

Cosimo, allevatore di bufale, rifiuta di svendere la sua terra alla famiglia del giovane candidato sindaco del suo paese. Quando scopre di essere malato di tumore, provocato dai rifiuti tossici smaltiti illegalmente nelle campagne della Terra dei Fuochi, la moglie porterà avanti la sua battaglia.

Diego Olivares (1965) è regista, sceneggiatore e dialoghista napoletano. Dopo aver realizzato alcuni cortometraggi si dedica al documentario sulla dismissione dell’ospedale psichiatrico Frullone di Napoli, Gli ultimi giorni del Frullone – Cronache da un manicomio nel 2000. Risale al 2003 il suo primo lungometraggio I cinghiali di Portici. Nel 2014 ha diretto il corto Canemalato, prodotto da Figli del Bronx per Sky Cinema.

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———————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————-SIC – UNA STORIA DI ESORDI

Negli anni, la Settimana Internazionale della Critica, fondata nel 1984 da Lino Micciché, ha selezionato le opere prime di registi emergenti poi affermatisi nel panorama cinematografico internazionale.

Nel 1985 Kevin Reynolds presenta un film divenuto cult movie: Fandango. L’anno successivo la SIC sceglie Désordre dell’esordiente Olivier Assayas (Miglior Regia a Cannes 2016 per Personal Shopper). Il regista e sceneggiatore britannico Mike Leigh è nella selezione del 1988 con High Hopes, sedici anni dopo torna a Venezia conquistando il Leone d’Oro con Vera Drake. Nella stessa edizione, la SIC ospita il passaggio dietro la macchina da presa del leggendario fotografo di moda Bruce Weber con Let’s Get Lost, poi candidato agli Oscar. Il 1989 è l’anno di O sangue, primo lungometraggio di finzione del pluripremiato Pedro Costa (No Quarto da Vanda, Juventude em marcha, Cavalo Dinheiro), mentre Bryan Singer, regista di culto de I soliti sospetti e della saga “X-Men”, esordisce alla SIC nel 1993 con il thriller drammatico Public Access. Nel 1997, la sezione tiene a battesimo Gummo, opera prima di quello che è oggi un nome di punta del panorama indie statunitense, Harmony Korine; l’anno seguente l’attore Peter Mullan porta alla SIC il suo debutto alla regia, Orphans. Tornerà in Laguna nel 2002 per vincere il Leone d’oro con la sua opera seconda, The Magdalene Sisters. Nel 1999 l’argentino Pablo Trapero presenta Mundo grúa, raccogliendo poi premi in tutto il mondo. Nel 2000 il Leone del Futuro va a La faute à Voltaire di Abdellatif Kechiche – regista e sceneggiatore de La vie d’Adèle, Palma d’Oro al Festival di Cannes 2014, vincitore, tra gli altri, di tre César per La graine et le mulet (2008) e L’esquive (2005). Quello stesso anno, nella selezione c’è anche You Can Count on Me, dell’esordiente Kenneth Lonergan, Premio Oscar® 2017 per la Miglior Sceneggiatura per Manchester by the Sea.

La Settimana Internazionale della Critica ha ospitato anche gli esordi di alcune fra le più autorevoli voci del cinema italiano: nel 1987 Notte italiana conquista un posto in selezione e porta alla ribalta il talento di Carlo Mazzacurati; La stazione (1990) è la prima prova registica per Sergio Rubini, che gli vale il premio come Miglior Opera Prima, riconoscimento che l’anno seguente si aggiudica Antonio Capuano con Vito e gli altri. Roberta Torre viene selezionata nel 1997 con Tano da morire, conquistando in seguito il David di Donatello, il Globo d’oro e il Nastro d’Argento nella categoria Miglior Regista Esordiente. Tornando a casa segna il debutto di Vincenzo Marra, che nel 2001 raccoglie numerosi premi e che pochi anni dopo sarà di nuovo a Venezia con Vento di terra (2004) che si aggiudica diversi riconoscimenti, tra cui anche la Menzione Speciale – Orizzonti. Nel 2003, Salvatore Mereu gode di consensi di pubblico e critica con l’opera prima Ballo a tre passi, menzione speciale Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis, mentre nel 2007 Andrea Molaioli presenta La ragazza del lago, thriller che gli vale il Premio Pasinetti e, nel 2008, dieci David di Donatello. Nel 2012 la sezione tiene a battesimo il passaggio alla regia di un altro attore, Luigi Lo Cascio, che scrive e dirige La città ideale. L’anno seguente, L’arte della felicità, primo lungometraggio del celebre disegnatore napoletano Alessandro Rak – che dal 2015 firma la sigla della SIC – è il film d’apertura della Settimana, confermando ancora una volta il gusto per la scoperta di una sezione che, in oltre trent’anni di storia, ha ricercato incessantemente nell’oggi nuovi sguardi sul domani.

In edizioni più recenti, Tanna (2015) di Bentley Dean e Martin Butler, è arrivato agli Oscar, guadagnandosi una nomination 2017 come Miglior Film Straniero, mentre lo scorso anno The Last of Us di Ala Eddine Slim, in concorso alla SIC, ha vinto il Leone Del Futuro – Premio Venezia Opera Prima e ha conquistato quest’anno l’Oscar del cinema africano. Dopo la presentazione in prima mondiale alla 31. edizione della Settimana della Critica, i lungometraggi di debutto presentati a Venezia hanno viaggiato in cinque continenti, raccogliendo numerosi premi e partecipando a circa novanta festival ed eventi cinematografici, tra i quali i festival di Toronto, Londra, Rotterdam, Karlovy Vary, Mar del Plata, Chicago, Buenos Aires, Istanbul, il South by Southwest di Austin, l’AFI FEST dell’American Film Institute e il New Directors/New Films del MoMa.

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