25a Settimana Internazionale della Critica

25a Settimana Internazionale della Critica

1-11-settembre-2010 – Lido di Venezia – 67a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Venticinque anni dopo

di Bruno Torri

Con l’edizione 2010 la Settimana Internazionale della Critica compie 25 anni. E’ una bella età: fa pensare alla gioventù e, insieme, all’inizio della maturità; consente dei bilanci e, insieme, autorizza nuovi progetti; evoca le nozze d’argento, ovvero, una tappa importante che segnala una positiva continuità e, insieme, appare ancora aperta al futuro. E’ proprio seguendo queste suggestioni che il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani intende festeggiare, in modo molto sobrio, questo compleanno della SIC, rivisitandone il percorso e aggiungendo, a quanto sinora ha fatto annualmente, un apposito contributo culturale. Un numero speciale di CineCritica, infatti, è interamente dedicato alla Settimana, cioè a quanto ha realizzato nelle passate edizioni, e viene distribuito a Venezia durante il suo svolgimento; inoltre, in collaborazione con la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, è già stato pubblicato il libro di Lino Micciché, Patrie visioni. Cinema italiano 1930-1980, in cui sono raccolti dieci saggi, sostanzialmente omogenei, che nel loro insieme, finiscono per tracciare un profilo di sessanta anni di storia della nostra cinematografia. Micciché, com’è noto, è stato l’ideatore e per oltre un ventennio il direttore della Mostra di Pesaro, ed è stato il “fondatore” della Settimana della Critica, anche se questa manifestazione ricalca esplicitamente la Semaine de la Critique di Cannes. Con molta lungimiranza, Micciché fece nascere la SIC nel 1984, quando era presidente del SNCCI, e, dopo due anni di inattività dovuta a una crisi interna al Sindacato stesso, ne favorì la ripresa nel 1997, quando era presidente pro tempore della Biennale. La pubblicazione di questo libro non è solo un segno di gratitudine verso una figura intellettuale di prima grandezza che tanto ha dato e alla Mostra di Pesaro e alla SIC; è anche, e soprattutto, un originale apporto alla migliore conoscenza del cinema italiano, dei suoi aspetti più significativi e dei suoi film maggiormente connotati sotto il profilo artistico e culturale.

Purtroppo questo compleanno della SIC cade in un momento particolarmente difficile per la nostra cinematografia e per la cultura del nostro paese. In proposito non voglio dilungarmi, anche per non ripetere quanto già avevo scritto lo scorso anno nel catalogo dell’edizione 2009. Devo solo registrare, rispetto ad allora, un ulteriore peggioramento, che si sta manifestando in una dissennata “politica dei tagli” e che sta incrementando l’asfissia della situazione generale, dove la cultura è considerata dal potere politico o un lusso superfluo, o un aspetto residuale della vita civile, o, ancor peggio, una voce dissonante, quindi da tacitare, rispetto alle tendenze socio-antropologiche oggi dominanti: il lassismo morale, l’arrivismo sfrenato, la volgarità ostentata, l’ignoranza compiaciuta, insomma tutto ciò che può essere rubricato, anche, come prodotto tipico e come tratto distintivo dell’incultura. Quell’incultura che ha da tempo stabilito con tanta parte della televisione, sia pubblica che privata (ormai nel duopolio le differenze, se ci sono, sono inavvertibili), un sempre più stretto rapporto di causa-effetto.

Bruno Torri

IL PROGRAMMA

Il programma della SIC di quest’anno, nei suoi motivi ispiratori e nelle sue linee operative, conferma essenzialmente le finalità di sempre della manifestazione. Che continua, pertanto, nel perseguimento del suo duplice obiettivo: quello di individuare nuovi talenti, ovvero, di scoprire nuovi film in cui siano rintracciabili vocazione autoriale, responsabilità semantica, ricerca espressiva, apertura al nuovo anche sul piano tematico; e quello di valorizzare e promuovere, culturalmente e socialmente, opere siffatte, la cui presentazione a Venezia, nel contesto di istituzioni prestigiose quali sono la Biennale e la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è già di per sé un primo importante riconoscimento e, al contempo, un richiamo d’attenzione potenzialmente molto fecondo, come precedenti esperienze hanno più volte dimostrato. Nel programma di quest’anno non poteva non figurare un esplicito riferimento al periodo iniziale della Settimana, che quest’anno si apre, appunto, con la riproposta di un film già proiettato nell’edizione 1987, Notte italiana dell’allora esordiente Carlo Mazzacurati, l’unico regista presente poi una seconda volta nel cartellone della SIC, con Il prete bello, nell’edizione 1989, quando alla selezione potevano partecipare anche le opere seconde. Non ho ancora visto gli altri film programmati, ma sono sicuro che pure quest’anno Francesco Di Pace e gli altri selezionatori hanno lavorato al meglio. Posso intanto constatare con molta soddisfazione che nel programma della SIC 2010 c’è un film italiano nella sezione competitiva, mentre un altro che già era stato scelto è stato poi invitato dalla Mostra in concorso: nonostante tutto il nostro cinema, e specialmente quello dei registi agli esordi, continua a dare segni di vitalità.

Famiglie disfunzionali, rapporti conflittuali genitori/figli sullo sfondo di una crisi economica che mette a dura prova l’esistenza quotidiana delle giovani generazioni ma non solo di quelle; movimenti di migrazione miranti alla ridefinizione del proprio futuro ma anche alla rilettura del proprio passato; il suicidio, o l’omicidio, come impossibilità di accettare il presente e la perdita dei propri punti di riferimento. E’ il “film” della SIC di quest’anno: un nastro unico che contiene in sè una visione frastagliata di un mondo in crisi, una visione concepita da una manciata di esordienti di identità anagrafica diversa, che ancora affidano al cinema, fortunatamente, un’esigenza espressiva primaria, e ai festival il compito di darle voce e spazio. Perchè, inutile nasconderlo, questo mondo è lo stesso in cui il cinema fatica a trovare un senso, anche economico, alla propria funzione e dove i festival, come tutte le manifestazioni culturali (se li riteniamo ancora tali), in Italia più che altrove, spesso misurano nella precarietà di mezzi a loro disposizione l’impermeabilità di una società che forse non ne sente più il bisogno. Anche il compito della Settimana della Critica è messo a dura prova, in anni come questi: giunti alla 25ma edizione, che festeggiamo con il recupero-evento di uno dei nostri esordi italiani migliori, resistiamo all’onda ancorandoci alle nostre certezze. E ci illudiamo di continuare a compiere le nostre scelte nell’esclusiva volontà di trovare segni di vitalità nel cinema che si compie per la prima volta nella codificata forma del “lungometraggio”. Termine che può anche non significare più nulla, già superato per quanto riguarda le sue distinzioni tra finzione e documentario, e che presto lo sarà ancora di più quando la circolazione delle forme espressive di immagini in movimento raggiungerà in rete un livello così massiccio da rendere superflui e insensati non solo i festival, ma soprattutto termini come opera prima, prima mondiale o internazionale, film inedito, durata… e preistorie del genere. Intanto, partiamo da Mazzacurati: nel 1987 il suo Notte italiana dava il via, nell’ambito della nostra 4a SIC, alla sua coerente carriera di cineasta appassionato, spesso appartato, ma soprattutto uno dei pochi, in questo trentennio, in grado di interpretare e narrare il territorio e la società italiana, le loro trasformazioni spesso traumatiche, il degrado morale, politico ed economico che si faceva strada e che ci avrebbe portato allo tsunami Mani Pulite prima, e alle peoccupanti derive istituzionali poi. Notte italiana, rivisto oggi, fa quasi spavento per la sua modernità, e affascina per il suo costituire un mix di commedia e noir, racconto ottocentesco d’avventura e cinema classico, mescolati e modellati su un Marlowe del Polesine incarnato da uno dei migliori Marco Messeri di sempre.

Nel programma di questa edizione della SIC figurano in concorso sette prime mondiali: farà parlare di sè, ne siamo sicuri, Hai paura del buio, il film d’esordio di finzione di Massimo Coppola, cineasta, documentarista, autore televisivo. Un film che non sembra appartenere al cinema italiano, per quel suo stile rigoroso fatto di pedinamenti lenti, ostinati ma partecipi nei confronti di due figure di giovani donne, una rumena e una italiana, attraverso le quali l’autore cerca di interpretare un presente dove le incerte prospettive di lavoro si intrecciano con rimossi familiari e con la ricerca di un posto proprio dove mettere radici. Una felice rivelazione.

Figure di donne inquiete, in cerca di qualcosa che le proietti verso un futuro migliore, o ostinatamente concentrate sulla decisa rimozione di traumi familiari, in altri film della selezione: in Angèle et Tony, primo film della giovane Alix Delaporte, che vinse un Leone d’oro a Venezia con un suo cortometraggio, l’affascinante Clotilde Hesme è una madre che cerca di farsi riaffidare il figlio attraverso un matrimonio combinato. Ma Tony, il pescatore rozzo ma gentile che accetta il contratto si rivela molto più determinante nella vita di Angèle: ed il film, un dramma leggero e commovente, si iscrive felicemente in quella corrente del cinema francese in grado di saldare l’osservazione del reale con l’analisi dei sentimenti. Pernilla August, la famosa attrice di Con le migliori intenzioni e di Una soluzione razionale (l’anno scorso alla SIC) esordisce nella regia con un dramma familiare che oscilla temporalmente fra due periodi, i giorni nostri e gli anni settanta. Tratto dal romanzo di Susanna Alakoski, Svinalängorna vede protagonista Noomi Rapace (la Lisabeth Salander della saga di Millennium) nei panni di una donna costretta a fare i conti col suo passato tormentato in occasione della morte della madre. Un film sincero e spesso disturbante, che si giova di ottime perfomances d’attore. Un altro ritratto di donna, questa volta d’età più avanzata, in Martha, piccolo film messicano di Marcelino Islas Hernández, che testimonia il felice momento di questa cinematografia. Una impiegata settantenne viene soppiantata dal computer: restandole ben poco nella sua triste vita decide di farla finita, ma il film le lascia una via d’uscita inespettata. Combinando grottesco e commedia nera con un sottofondo drammatico, Hernandez costruisce un piccolo gioiellino che non mancherà di sorprendere. Sorprendenti lo saranno sicuramente il film greco e quello sloveno: Hora proelefsis (Terra madre) di Syllas Tzumerkas è ancora un affresco familiare che copre trent’anni di storia greca, dagli anni del consolidamento della democrazia alle recenti manifestazioni di piazza relative alla crisi economica. Un montaggio vertiginoso e un talento narrativo inusuale per un film che racconta il dramma di una famiglia con i suoi conflitti generazionali e i suoi punti oscuri ai limiti dell’incesto. Mentre al contrario Oča (Papà) dello sloveno Vlado Škafar, fa della lentezza contemplativa e del poetico contrapporsi generazionale fra un padre assente e il piccolo figlio, il suo punto di forza. Un piccolissimo film, di appena più di un’ora, fatto di immagini evocative, di dialoghi naturali e emozionanti, di alcuni momenti che sembrano cogliere la flagranza del reale nel fascino della sua messa in scena e nel notevole lavoro sugli attori. Settimana che completa la sua competizione con un film israeliano, Hitparzut X (Naomi), opera prima di un regista che è stato uno degli autori della serie televisiva Be Tipul (da cui gli americani hanno ricavato In Treatment). Un noir molto classico, con un anziano professore che scopre il tradimento della sua giovane moglie e si lascia trasportare da un impeto di rabbia violenta. L’omicidio, con conseguenti sensi di colpa, trascinerà il protagonista in comportamenti contraddittori, in un film elegante e misterioso, che si avvolge a spirale sullo spettatore.

Per concludere, fuori concorso, la prima internazionale di un film filippino, Limbunan di Gutierrez Mangansakan II: un film rituale ed enigmatico, abitato da figure femminili di grande bellezza e sottile disperazione, che vivono imprigionate in una tradizione ancestrale e apparentemente senza vie d’uscita. Una storia di donne, anche questa, costrette da una tradizione impietosa a non poter scegliere l’oggetto del loro amore. Un film affascinante e ammaliante, che chiuderà nella maniera migliore questa edizione speciale della Settimana Internazionale della Critica.

(Francesco Di Pace – Delegato Generale SIC)

I film della 25. Settimana Internazionale della Critica concorrono a due premi:

1. Premio 25. Settimana Internazionale della Critica “Regione del Veneto per il Cinema di Qualità”
I sette film in competizione verranno votati dal pubblico presente in sala che assegnerà 5.000 euro, messi a disposizione dalla Regione del Veneto, al regista dell’opera premiata.

2. Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”
Tutte le opere prime selezionate, inclusi i film d’apertura e di chiusura, concorrono inoltre, insieme a tutti gli altri lungometraggi d’esordio presentati dalla Mostra, al Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” del valore di 100.000 USD.

Anche quest’anno la Settimana Internazionale della Critica si avvale dell’importante sponsorizzazione di BNL – Gruppo BNP PARIBAS, una banca da sempre attiva nel sostegno al cinema italiano e alle manifestazioni cinematografiche internazionali. Si ringraziano inoltre per il loro contributo: Lancia, la città di Caorle, Atlantide Entertainment.

I sette film in concorso:

Angèle et Tony (Angèle e Tony) di Alix Delaporte – Francia, 2010 – World Premiere

Hai paura del buio di Massimo Coppola – Italia, 2010 – World Premiere

Hitparzut X (tit. intl.: Naomi) di Eitan Zur – Israele-Francia, 2010 – World Premiere

Hora proelefsis (Terra madre) di Syllas Tzumerkas – Grecia, 2010 – World Premiere

Martha (id.) di Marcelino Islas Hernández – Messico, 2010 – World Premiere

Oča (Papà) di Vlado Škafar – Slovenia, 2010 – World Premiere

Svinalängorna (tit. intl.: Beyond ) di Pernilla August – Svezia, 2010 – World Premiere

Film di apertura – Evento speciale 25ma Settimana Internazionale della Critica

Notte italiana di Carlo Mazzacurati – Italia, 1987

Film di chiusura – Fuori Concorso

Limbunan (La stanza della sposa) di Gutierrez Mangansakan II – Filippine, 2010 – International Premiere

Commissione di selezione

Francesco Di Pace (Delegato generale)
Goffredo De Pascale
Anton Giulio Mancino
Cristiana Paterno’
Angela Prudenzi

Coordinamento SIC

Elena Pollacchi – Claudio Dondi – Eddie Bertozzi

Palazzo del Cinema – Lungomare Marconi

30126 Lido di Venezia

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