32SIC – Veleno – Film di chiusura un film di

Veleno è la storia del sangue che circola. Linfa della terra impregnata dagli sversamenti di rifiuti tossici, sangue vivo di una classe contadina che si ammala per osmosi, tanto essa è legata da infinite generazioni
alle zolle dei campi. I fluidi vitali malati corrono impazziti, fino a uscire dai luoghi in cui dovrebbero normalmente riposare: così gli sbocchi
di sangue di Cosimo Cardano sono simili ai liquami infetti che trasudano dalle buche riempite di scorie assassine.
A prima vista Veleno sembrerebbe disegnare le spire di un circolo vizioso: la fatica segna i volti e i corpi, le ecomafie segnano le anime e le corrompono, ma per combattere la miseria imposta dal malaffare non
resta che allearsi proprio con il crimine organizzato. Inevitabile è la vendetta della natura, che colpisce tanto innocenti che colpevoli in modo fatale e primordiale. Se narrativamente è come incentrato su un vicolo cieco di sventure, in quanto a echi e
sensazioni il film è invece fruttuosamente aperto, e interloquisce con alcuni classici di riferimento. Scorgiamo anche un aggiornamento della critica sociale alle connivenze con il malaffare di certo Damiani o persino del De Santis che racconta la lotta del singolo contro le strutture collettive di potere. Più vicini nel tempo, si colgono echi interessanti del cinema campano che dialoga con il mito e la tragedia classica (Piscicelli, Gaudino o Capuano in primis), in una ricontestualizzazione feconda di stilemi di genere e figure archetipiche.
Veleno si innesta con cosciente convinzione in una tradizione decennale che il cinema italiano non può
permettersi di dimenticare.
Massimo Tria (estratto dal catalogo della 32. Settimana Internazionale della Critica)
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Un melodramma politico e popolare che annoda la tradizione del cinema civile italiano con quella della classica sceneggiata napoletana cinematografica. Un film dai sapori forti ambientato sullo sfondo della Campania avvelenata, che brucia nell’indifferenza del resto del Paese. Una Luisa Ranieri splendente di sdegno e passione.

Sinossi

Cosimo, allevatore di bufale, rifiuta di svendere la sua terra alla famiglia del giovane candidato sindaco del suo paese. Quando scopre di essere malato di tumore, provocato dai rifiuti tossici smaltiti illegalmente nelle campagne della Terra dei Fuochi, la moglie porterà avanti la sua battaglia.

Diego Olivares (1965) è regista, sceneggiatore e dialoghista napoletano. Dopo aver realizzato alcuni cortometraggi si dedica al documentario sulla dismissione dell’ospedale psichiatrico Frullone di Napoli, Gli ultimi giorni del Frullone – Cronache da un manicomio nel 2000. Risale al 2003 il suo primo lungometraggio I cinghiali di Portici. Nel 2014 ha diretto il corto Canemalato, prodotto da Figli del Bronx per Sky Cinema.