Team Hurricane – 32SIC un film di

Accanto alla specificità, riconoscibilità della narrazione (i luoghi e le occasioni di un’adolescenza problematica, che fanno pensare a qualcosa come un teen movie in ambiente scandinavo), quello che emerge immediatamente e con forza in Team Hurricane – con la forza cromatica, grafica di transizioni ed effetti video grossolani, degli sfondi, degli oggetti caleidoscopici disseminati in tutto il film – è la sibilante trascendenza della grana, della bassa definizione (la ripresa amatoriale oscilla tra 4:3 e 16:9); cioè della forma di una messa in scena rudimentale che si misura oltre che con alcuni modelli del cinema contemporaneo come Harmony Korine, proprio con la pratica quotidiana del filmare, del mostrare e mostrarsi, alla ricerca spesso inconsapevole di un sublime tutto postmoderno. Quello che ad esempio appare in una delle videoconfessioni di Zara, mentre parla di luci, di sere desolate, patina affascinante del mondo, nonostante tutto: un tramonto di nuvole e ciminiere sbuffanti, parte di qualcosa senza senso (trascendente appunto), l’essere al mondo, che ammalia e ferisce allo stesso tempo. Ma è solo un attimo, l’idillio, una scena crepuscolare in esterno, come uno spiraglio, una finestra aperta per un momento, a indicare che forse c’è la possibilità di respirare fuori dall’involucro del quotidiano, della famiglia, della società: il resto del film è tutto coerentemente aderente ai corpi delle ragazze sfavillanti e sgraziate (ma quanto piacere c’è nel vederle muoversi e parlare, reagire al loro tempo e spazio) viste, accarezzate negli interni della scuola, delle stanze da letto, da bagno, dei doposcuola

Luigi Abiusi (estratto dal catalogo della 32. Settimana Internazionale della Critica)

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A cosa assomiglia il cervello di adolescenti in piena rivolta? Forse a una centrifuga visiva colma di tenerezze e furori, grida e incontenibili desideri sul punto di esplodere. Un film improvvisato come una jam session punk, tentando di correre più veloci del tempo che passa. Dalla produttrice Palma d’oro a Cannes per The Square.

Sinossi

Un punk chick flick su un gruppo di adolescenti che mescola elementi di fantasia con materiale documentario: solitudine, pussypower, kawaii, hentai, verde elettrico, graffiti, vibratori, amicizia, orsacchiotti, faccia da stronzetta, Arte, fuoco, paura, bubblegum, mamma&papà, anoressia, cactus, piercing fatti in casa, nailart, ciliegie, cutting, delfini, Lolita, diari segreti e sogni ad occhi aperti. Ragazze radicali in un mondo mediocre.

Annika Berg (1987) sin dall’adolescenza ha lavorato a sperimentazioni cinematografiche dallo stile innovativo e dalla forma narrativa inusuale. Dal 2003 al 2006 ha frequentato la scuola di cinema Station Next (Copenaghen). Nel 2011 è entrata alla National Film School of Denmark, dove si è diplomata con il corto Sia, nominato nella categoria Miglior Cortometraggio ai danesi Robert Awards 2017. Team Hurricane è il suo primo lungometraggio, realizzato con Katja Adomeit, co-produttrice di The Square, Palma d’oro a Cannes 2017.