Les garçons sauvages – 32SIC un film di

Esiste il tempo del cinema e un cinema che si pone orgogliosamente fuori dal tempo. Bertrand Mandico non è solo l’autore di un film, ma l’artefice di un mondo. Come uno stregone chiamato a custodire il segreto dell’ultima lanterna magica, compie un vertiginoso balzo all’indietro. Non verso il regime unico del verosimile fotorealistico digitale, ma tornando alle origini stesse del cinema evocando così un vero e proprio pantheon di divinità cinematografiche. Si badi, egli non è un pasticheur citazionista, ma un creatore di forme originali che se da un lato richiamano i segni del passato, dall’altro se ne appropriano con una tale forza, addirittura violenza, da infrangere con olimpica leggerezza la barriera che separa la citazione della creazione. Nell’epoca del green screen e della motion capture, il regista riattualizza il fascino indiscreto del fondale, della retroproiezione, della dissolvenza incrociata e di tutti gli altri artifici che da Méliès in avanti hanno contribuito a dare corpo alla macchina del cinema. Il rito palingenetico officiato da Mandico evoca Jean Cocteau e Mario Bava, Kenneth Anger e Jacques Tourneur, Edgar G. Ulmer e Rainer W. Fassbinder, Walerian Borowczyk e Nathan Juran, Jean Vigo e Fritz Lang, e chissà quanti ne dimentichiamo… Il regista crea così un luogo di cinema assoluto, monumentale nel suo pulsare febbricitante, nel quale i bambini terribili di Cocteau si trasformano in riluttanti capitani coraggiosi in viaggio verso la Brest del marinaio Querelle, sui quali aleggia il fantasma dei

Nell’epoca del green screen e della motion capture, il regista riattualizza il fascino indiscreto del fondale,della retroproiezione, della dissolvenza incrociata e di tutti gli altri artifici che da Méliès in avanti hanno contribuito a dare corpo alla macchina del cinema.Il rito palingenetico officiato da Mandico evoca JeanCocteau e Mario Bava, Kenneth Anger e JacquesTourneur, Edgar G. Ulmer e Rainer W. Fassbinder, Walerian Borowczyk e Nathan Juran, Jean Vigo eFritz Lang, e chissà quanti ne dimentichiamo…Il regista crea così un luogo di cinema assoluto, monumentale nel suo pulsare febbricitante, nel quale i bambini terribili di Cocteau si trasformano in riluttanticapitani coraggiosi in viaggio verso la Brest del marinaio Querelle, sui quali aleggia il fantasma dei ragazzi selvaggi di William S. Burroughs.

Giona A. Nazzaro (estratto dal catalogo della 32. Settimana Internazionale della Critica)

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Un viaggio alle origini del cinema. Un febbricitante sogno erotico dove i capitani coraggiosi di Kipling s’innamorano dei marinai di Genet. Una lanterna magica dove Kenneth Anger seduce Mario Bava, Jean Cocteau sogna Edgar G. Ulmer mentre nel suo laboratorio il dottor Borowczyk inventa macchine desideranti. Un atto di fede abbacinante nel potere erotico del cinema.

Sinossi

All’inizio del XX secolo, sull’isola de La Réunion, cinque adolescenti di buona famiglia, appassionati di scienze occulte, commettono un feroce crimine. Un capitano olandese se ne prende carico e li costringe ad una crociera di rieducazione a bordo di un vascello fatiscente e spettrale. Sfiniti dai metodi del capitano, i cinque ragazzi pianificano l’ammutinamento. La loro meta è un’isola sovrannaturale dalla vegetazione lussureggiante che cela un segreto sconvolgente.

Bertrand Mandico (1979) ha lavorato per diversi centri d’arte in Europa e diretto numerosi cortometraggi, due dei quali, Boro in the Box e La résurrection des natures mortes (Living Still), sono stati selezionati rispettivamente al Festival di Cannes e alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, raccogliendo premi in vari festival cinematografici internazionali. Mentre continua il suo progetto di girare 21 cortometraggi in 21 anni con l’attrice Elina Löwensohn, ha realizzato Les Garçons sauvages, il suo primo lungometraggio.