Drum un film di

L’atmosfera è onirica, i personaggi non hanno nome, i luoghi e le strade neppure. Teheran è l’unico personaggio il cui nome è evocato senza sosta. Un avvocato come tanti lavora e vive solo nel suo appartamento, che è al contempo il suo ufficio e la sua abitazione. Un giorno freddo e piovoso, un uomo vi fa irruzione, tiene un discorso breve e disordinato, e gli consegna un pacchetto che stravolgerà la sua vita.

Girato clandestinamente per le strade di Teheran, sfruttando l’autorizzazione ottenuta per un documentario, Keywan Karimi, condannato a un anno di carcere e 223 frustate, firma un noir urbano e notturno, sospeso fra suggestioni espressionistiche e geometriche. Un film che rinuncia a tutte le convenzioni del realismo sociale iraniano e inventa un puro spazio filmico e mentale.

Keywan Karimi, nato nel 1985, è un filmmaker iraniano di origini curde. I suoi cortometraggi documentari, fra cui Broken Border (2012) e The Adventures of a Married Couple (2013), sono stati presentati in numerosi festival internazionali. A causa del documentario Writing on the City (2012), che racconta i graffiti sui muri di Teheran dalla rivoluzione islamica del 1979 alla rielezione di Mahmoud Ahmadinejad nel 2009, Karimi è stato arrestato e tenuto in isolamento per due settimane nel dicembre 2013. Nell’ottobre 2015, con l’accusa di “offesa alla sacralità islamica”, viene condannato a sei anni di carcere e 223 frustrate. La sentenza definitiva del febbraio 2016 lo condanna a un anno di carcere, 223 frustate e al pagamento di 20 milioni di rial. Drum è il suo primo lungometraggio di finzione.