Bagnoli Jungle – Film di chiusura un film di

Bagnoli. Tra le rovine dell’Ilva, grande fabbrica di progresso ieri, desolato atto d’accusa oggi, si muovono e vivono e sopravvivono Giggino, Antonio e Marco. Tre generazioni diverse, che nell’arco di tre capitoli s’incrociano occasionalmente. E che incrociano, ora l’uno ora l’altro, musicisti di strada e pittori d’appartamento, monache e malavitosi, casalinghe discinte o disperate, bottegai satolli e migranti morti di fame. E ancora rappers, “fujenti”, gente normale in un corteo di protesta… Senza un ordine, senza un senso. Se non quelli che restano dove la Storia ha smarrito la sua strada per ritrovarsi in una steppa, o in una giungla, desolata, inquinata e vuota.

Un territorio. Tre personaggi in rappresentanza di altrettante generazioni. Tre capitoli che sfumano l’uno nell’altro. Un percorso nel presente e nel passato che convivono inestricabili, nei segni lasciati dal tempo sui corpi delle persone come delle strutture dismesse dell’Italsider. Li racconta Antonio Capuano in Bagnoli Jungle con la visionarietà e la creatività che contraddistinguono il suo cinema mai riconciliato, fin da Vito e gli altri (vincitore della SIC nel 1991). Uno stile, quello del cineasta napoletano, che osa l’imperfezione, che si espande e contrae, che corre fino all’ultimo respiro e si immobilizza, che in Bagnoli Jungle è tanto il maratoneta Giggino quanto la “statua dell’Italia” in mezzo alla spazzatura. In un’opera slabbrata e sontuosa, surreale e realista, sperimentale e politica, radicalmente indipendente.

Antonio Capuano – regista, sceneggiatore, autore per il teatro – esordisce come scenografo Rai. Al cinema approda nel 1991 con Vito e gli altri, premiato come miglior film alla Settimana della Critica e vincitore di un Nastro d’Argento come miglior opera prima. Nel 1997 Pianese Nunzio, 14 anni a maggio, con Fabrizio Bentivoglio, è in concorso a Venezia e vince un David di Donatello. Dirige poi l’episodio Sofialorén del film collettivo I vesuviani (1997), Polvere di Napoli (1998), Luna rossa (2001), La guerra di Mario (2005). Prima di Bagnoli Jungle, ha diretto Giallo? (2009) e L’amore buio (2010).

La recensione di Mariella Cruciani