Ana Yurdu (Motherland/Madrepatria) un film di

Nesrin è una donna altoborghese che lascia la città e ritorna in Anatolia, al villaggio natale, per terminare il suo romanzo e realizzare il sogno di essere una scrittrice. Quando la madre appare all’improvviso, non invitata, e rifiuta di andarsene, la scrittura di Nesrin si blocca e le sue dolci fantasie sulla vita in campagna diventano amare. Le due donne dovranno affrontarsi e scoprire gli angoli più bui dei rispettivi mondi interiori.

Non è la grande piazza dei giovani della capitale, ma quella, appena abbozzata tra marciapiedi brulli e case incartapecorite, di un angolo remoto dell’Anatolia. Lì le donne, depositarie di memorie e dolori, parlano, attendono, pregano, invecchiano. Nesrin arriva, in questa “terra di madri”, carica di rancore, di aspettative perdute, di amori e vite lasciati alle spalle, affamata di futuro e di senso, in questa Turchia sospesa. È lo specchio della liquida identità di oggi, almeno della popolazione urbana. Senem Tuzen cattura con immagini forti e scarne questo scontro reale, e non solo ideale, tra la figlia e la madre, tra il passato della tradizione e della religione e il presente, depositario incerto di nuovi valori e prospettive. Custode anche della violenza. Storie e modi di raccontare che rendono onore al cinema turco.

Senem Tuzen, nata ad Ankara nel 1980, è diplomata in cinema alla Mimar Sinan Fine Arts Academy di Istanbul. Ha diretto diversi cortometraggi che hanno vinto premi in tutto il mondo. Fra questi, Unus Mundus ha vinto il premio come Miglior Cortometraggio assegnato dall’Associazione dei critici cinematografici turchi nel 2009. Nello stesso anno, il suo corto Milk and Chocolate è stato nominato per lo stesso premio. Oltre ad essere regista, è attiva anche come montatrice, direttrice della fotografia e produttrice. Ana yurdu (Motherland) è il suo lungometraggio d’esordio.

La recensione di Mariella Cruciani