Archivio categoria: Ken Loach

Io, Daniel Blake

Il prologo è uno schermo nero sul quale scorrono i titoli di testa. Su quel fondale buio due voci si fronteggiano, ma è un dialogo tra sordi: la voce dell’uomo  è via via più insofferente verso le domande, insensate o peggio ingannevoli, che una giovane donna formula come un mantra da un questionario standardizzato (assessment […]

La parte degli angeli

Ken Loach non smentisce mai il suo impegno, la sua coerenza e la sua volontà di riportare l’attenzione su tutta una serie di problematiche sociali e politiche, e lo fa, anche stavolta, raccontando la piccola ma significativa storia di uno dei tanti individui costretti a vivere ai margini di una società che li rifiuta pure […]

L’altra verità

Dopo l’incursione nella commedia sociale, con risvolti psicoanalitici, de Il mio amico Eric, in cui  (complice perfetto Eric Cantona) battevano terreni assai cari e collaudati -il mondo del lavoro, il calcio come metafora-,  Ken Loach e il suo fidato sceneggiatore Paul Laverty confermano il loro ottimo stato di forma e la capacità – rara nel […]

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In questo mondo libero

A Londra, una ragazza madre, impiegata di un’agenzia di lavoro interinale, subisce l’ennesimo licenziamento da parte di padroni senza scrupoli. Per sopravvivere, insieme ad un’amica di colore, crea una propria agenzia che non esita a sfruttare, fuori da ogni regola, centinaia di immigrati provenienti dalla Polonia, dall’Ucraina e dal Medio Oriente. Truffata a sua volta […]

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Tickets

A differenza di altri film a più mani, come, ad esempio, il recente, e deludente, Eros di Antonioni, Soderbergh, Kar Wai, Tickets di Olmi, Kiarostami, Loach, risulta abbastanza compatto e coerente: il tempo passa veloce e lo spettatore non si annoia mai. La pellicola si apre con le immagini di Olmi che racconta, con garbo e profonda […]

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Sweet Sixteen

Il regista inglese Ken Loach, celebre per il suo disincantato realismo semi-documentaristico, sembra che stavolta sia rimasto intrappolato nel sentimentalismo un po’ troppo incantato dell’adolescenza, dichiarato apertamente da quell’aggettivo del titolo. Intendiamoci, non che egli sia mai stato un regista cinico, i suoi personaggi disagiati hanno sempre rivelato una profonda umanità, così come le sue periferie […]