Viva la libertà (e abbasso questa RAI)

In questi giorni circolano sui nostri schermi due film che hanno in comune una sola cosa, cioè la distribuzione della RAI tramite la società 01. Sono Viva la libertà di Roberto Andò e Il principe abusivo di Alessandro Siani. Viva la libertà è un film  ben riuscito, intelligente e divertente, colto e ironico, che tiene in equilibrio ragione ed emozione. E’ una parabola surreale, legata all’attualità, che tratta in modo originale un problema concreto, quello della crisi, politica ed etica, della sinistra italiana, vissuta all’interno di una società degradata. Non vuole dare soluzioni univoche, ma suggerisce l’esigenza e l’urgenza di nuovi pensieri e nuovi comportamenti, lasciando allo spettatore margini d’interpretazione e di riflessione. La critica cinematografica, pressoché all’unanimità, ha valutato il film molto positivamente. Al contrario, Il principe abusivo (che non ho visto, ma già i trailer lasciano capire molto…) è stato piuttosto maltrattato dalla critica cinematografica. Segnalo questo dato per oggettivare il più possibile l’accoglimento dei due film da parte di chi è soprattutto motivato, nel parlarne criticamente, da istanze estetiche e culturali. Sia chiaro, tutti i film hanno diritto di cittadinanza, inclusi quelli più banalmente consumistici; ma sia altrettanto chiaro che ogni singolo film richiede un’attenzione e una valutazione particolari, specialmente se manifesta valenze artistiche e culturali.

La Rai, che dovrebbe svolgere un servizio pubblico, come ha trattato, vale a dire, come ha promosso i due suddetti film? Detto in estrema sintesi: ha trascurato Viva la libertà e ha dato molto spazio a Il principe abusivo (un’intera serata di Porta a Porta e molto tempo pomeridiano a Quelli che il calcio…). Insomma, ancora una volta si è fatta guidare dall’ideologia dell’audience senza tenere in alcun conto criteri valoriali. Ancora una volta l’aspetto quantitativo ha prevalso su quello qualitativo. Ancora una volta – usando i soldi di noi che paghiamo il canone – è stata fatta pubblicità gratuita a un prodotto scadente anteponendolo a un’opera meritevole, un’opera che un “servizio pubblico” degno del nome dovrebbe appunto promuovere per favorirne la socializzazione. In definitiva: ancora una volta la Rai si è dimostrata omogenea e funzionale ai perduranti “tempi bui” in cui siamo costretti a vivere. E allora, in attesa di tempi migliori (arriveranno?), senza illuderci che possa servire a qualcosa ma soltanto per tigna, non ci resta altro che ripetere viva la libertà e abbasso questa RAI.