Transilvania International Film Festival 2013 (chiusura)

Sale sempre piene, pubblico partecipe anche nelle chiacchierate con registi ed attori alla fine delle proiezioni, il piacere di avere visionato opere quasi sempre interessanti e spesso ben riuscite in un paese in cui il cinema, per ora, non sente una vera e propria crisi. Difficile trovare tanti titoli così gradevoli tutti assieme, soprattutto se si pensa che erano presenti film di cinematografie meno note come Perù, Uruguay, Tailandia, Cile e via di seguito; oltretutto moltissime erano opere prime di cui poco si era sentito parlare in altri festival.

La sezione più stimolante è stata quella dei cortometraggi “Shadow – Evil Shots” in cui più di un titolo merita la massima attenzione con autori particolarmente giovani (alcuni ventenni) che fanno bene sperare in un cinema futuro ricco di idee. Per contro, quello forse più deludente era legata alla produzione locale dei cortometraggi con opere molto didattiche normalmente prodotte da Università e realizzate come saggi di fine corso da autori che spesso sono ancora privi di un vero linguaggio cinematografico. Eccezione va fatta, per 3/4 titoli ma, soprattutto, per il bellissimo e molto triste Rio 2016 di Bianca Rotaru, un documentario che racconta delle bambine chiuse in collegio ormai da un paio di anni e che rimarranno relegate a questo loro destino, alla fine forse di gloria, fino alle olimpiadi di Rio de Janeiro: l’infanzia loro negata è per tentare di ripetere le gesta di Nadia Comăneci mito di un paese che ricorda con orgoglio quella quindicenne che nel 1976 a Montreal aveva vinto tre medaglie d’oro nella ginnastica.

Nei film in competizione alcuni già presentati in altri festival o addirittura uno già giunto anche in Italia – Wadjda (La bicicletta verde) di Haifaa Al-Mansour vincitore del premio del pubblico – comunque interessanti. Su 12 titoli proposti almeno 9 meriterebbero la circuitazione internazionale. Molto bene scelti titoli per la sezione in competizione “This is the End” in cui il premio era assegnato dalla FIPRESCI. La morte vista come fine di una vita, chiusura di un rapporto, il fallimento. Nonostante il tema non certo allegro, i vari film hanno ottenuto molto interesse anche da parte del pubblico che ha dimostrato di capire il file rouge filosofico che univa ogni titolo all’altro.

Particolarmente interessante la proposta di Manasse di Jean Mihail, un film romeno del 1925, che racconta di un matrimonio combinato per bella ereditiera ebrea che vorrebbe sposare un giudice cattolico e a cui viene imposto ricco commerciante della sua stessa fede religiosa. La location per la proiezione era la corte di un antico castello che ha donato ulteriore fascino a questa proposta. L’accompagnamento musicale dal vivo è stato realizzato dai “Minima”, un gruppo inglese specializzato in questo tipo di operazioni.

Il tempo non è stato quasi mai clemente, mettendo a dura prova gli spettatori che hanno scelto di vedere la rassegna di film più noti nella piazza principale di Cluj. Molto adeguato il premio speciale della giuria a Tanta agua (Tanta pioggia) di Ana Guevara e Leticia Jorge, bello davvero, ma anche assolutamente in tema col clima di questi giorni.

Vari laboratori hanno animato la vita culturale del Festival, ma sicuramente il più seguito è stato quello tenuto dal direttore di fotografia, produttore e regista americano Ed Lachman. Con tono molto discorsivo da amico che chiacchiera al bar del più e del meno, ha raccontato aneddoti, ha dato consigli pratici ai giovani che componevano quasi interamente l’uditorio. Non prendendosi mai troppo sul serio, l’autore sessantacinquenne ha risposto con ironia a chi gli chiedeva quanto fosse stato importante il suo apporto in film di registi quali Robert Altman, Steven Soderbergh, Todd Solondz, Todd Haynes, Larry Clark, Sofia Coppola e Ulrich Seidl. “Se il tuo lavoro è fatto bene, nessuno si accorge della tua eventuale bravura se anche il regista ha lavorato correttamente. Se l’autore non ha diretto bene, la colpa ricade sul direttore di fotografia e sugli altri principali collaboratori. Per noi non c’è gloria, ma è bello sapere che qualcuno, come voi, nota il lavoro che facciamo.”

Condivisibile il giudizio delle varie giurie che hanno premiato sicuramente buoni film, a dimostrazione che dove non ci sono troppi interessi economici da rispettare, spesso i vincenti sono quelli che se lo meritavano di più.

Trofeo Transilvania

a Ship of Theseus (Nave di Teseo) di Anand Gandhi (India, 2012)

(ha ottenuto anche il Premio per la migliore fotografia)

Premio per il miglior regista

A Rikiya Imaizumi per Catch a Terrible Cat (こっぴどい猫, Ho preso un gatto terribile) (Giappone – 2012)

Premio Speciale della Giuria

a Tanta agua (Tanta pioggia) di Ana Guevara e Leticia Jorge (Uruguay, Messico, Olanda, Germania – 2012)

Premio per il migliore interprete

a Gustav Dyekjaer Giese per Nordvest (Nord ovest) di Michael Noer (Danimarca – 2012)

Premio per il miglior cortometraggio sezione Shadow – Evil Shots

Dood van een Schaduw (Death of a Shadow – Morte di un’ombra) di Tom Van Avermaet (Belgio – 2012)

Premio FIPRESCI

a El limpiador (The Cleaner – Il pulitore) di Adrian Saba (Perù – 2012)

Premio del Pubblico

a Wadjda (La bicicletta verde) di Haifaa Al-Mansour (Arabia Saudita, Germania – 2012)

Premio di eccellenza

all’ attrice Luminita Gheorghiu

Premio alla Carriera

al regista Jiří Menzel

Premio alla Carriera

al compositore Adrian Enescu

Premio alla Carriera

al regista Stephen Frears