Svinalängorna, un film di Parnilla August-Premio 25. Settimana Internazionale della Critica

l premio del pubblico “Regione del Veneto per il cinema di qualità” al miglior film della 25. Settimana Internazionale della Critica, nell’ambito della 67. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è stato assegnato al film Svinalängorna (Beyond) di Pernilla August, Svezia. Il premio, consistente in 5.000 euro, verrà consegnato oggi, venerdì 10 settembre, alle ore 18.30, presso lo Spazio Regione del Veneto (Terrazza Excelsior). La Settimana Internazionale della Critica è lieta di annunciare che tre dei film in concorso saranno distribuiti in Italia. Si tratta di Angèle et Tony di Alix Delaporte che verrà distribuito da Sacher Film e di Hitparzut X di Eitan Zur che è stato invece acquistato da Bolero Film, oltre al film di Massimo Coppola,Hai paura del buio, della Bim.

Una famiglia felice in una mattina di festa. All’improvviso la giovane madre, Leena, riceve una telefonata che la informa che sua madre è ricoverata in gravissime condizioni. Contro la sua volontà, il marito decide di portarla, insieme alle due figlie ancora piccole, a trovare la donna. Per Leena è anche l’inizio di un doloroso viaggio interiore che la costringe a rievocare un passato cancellato con una forza di volontà impressionante. I genitori, due emigrati finlandesi che non si sono mai veramente sentiti a casa propria in Svezia, vivevano tra abuso di alcol e litigi violenti una passione devastante e cieca, mentre Leena e il fratellino cercavano di sopravvivere ciascuno a suo modo. La ragazzina vincendo gare di nuoto e annotando in un quadernetto i significati delle parole della nuova lingua, diversa da quella materna, il maschio chiudendosi in un suo mondo fino all’implosione. Per Leena, che ha scelto di perseguire la normalità a tutti i costi, mentendo a se stessa e agli altri, questa si rivela l’ultima occasione di affrontare quel mondo oscuro da cui proviene e che, nonostante tutto, le appartiene.

Ancora un’attrice che debutta dietro la macchina da presa (una consolidata tradizione per la Settimana della Critica): Pernilla August, la splendida interprete svedese di Fanny e Alexander e Con le migliori intenzioni, già l’anno scorso alla Sic nel quartetto di protagonisti di Una soluzione razionale, ha portato sullo schermo il bestseller Svinalängorna di Susanna Alakoski, tragica storia di una famiglia disfunzionale in una cittadina di provincia negli anni ’70. Protagonista Noomi Rapace, la giovane ribelle Lisbeth Salander della trilogia Millennium da Stieg Larsson, in un ruolo di donna che ha costruito la sua esistenza, apparentemente pacificata, sulla pervicace rimozione. Un personaggio per certi versi ibseniano, per il suo vano tentativo di costruire un’identità separata e autonoma rispetto al gruppo sociale e familiare di provenienza, anche a costo di mentire a se stesso, mentre la cruda verità resta una cicatrice forse invisibile ma certo non cancellabile. Una storia a suo modo semplice, raccontata con stile intimo e sincero, lasciando in primo piano le emozioni dei bambini, e le loro strategie di controllo delle emozioni, in un mondo di adulti travolti da voraci pulsioni primarie o arido conformismo. Un film segnato fortemente dalle straordinarie prove degli attori: accanto a Noomi troviamo il marito Ola Rapace, due celebri interpreti finlandesi come Ville Virtanen e Outi Mäenpää (vista in vari film di Kaurismaki) e la giovanissima e molto promettente Tehilla Blad, già rodata come alter ego di Noomi nella trilogia di Larsson.

La recensione di Mariella Cruciani

In “Sorelle Mai” di Marco Bellocchio, quando la nipotina chiede alla zia come mai non si sia sposata, l’anziana donna risponde che, quando si viene da una famiglia “difficile”, diventa quasi impossibile socializzare e costruirsi una vita affettiva. La sequenza citata torna subito in mente, per contrasto, quando si assiste a “Svinalangorna”, debutto alla regia di Pernilla August, volto notissimo del cinema svedese. Tratto dal bestseller omonimo di Susanna Alakoski, il film racconta la storia di Leena che, a dispetto di un’infanzia drammatica, è riuscita a costruirsi un’esistenza “normale”, con un marito dolcissimo e attento e due figlie allegre e vitali. Una mattina, Leena riceve una telefonata dall’ospedale della sua città natale: la madre è in fin di vita e vuole rivederla. Costretta dal marito, che ignorava persino l’esistenza della suocera, ad affrontare  il proprio passato, la protagonista del film inizierà un doloroso viaggio interiore che la porterà fuori dalla menzogna e verso la salvezza.  Se si riesce ad accettare il presupposto che si possa uscire vivi (il fratello piccolo di Leena, Sakari, non ce la farà) e andare avanti nella vita, nonostante un’infanzia terribile come quella portata sullo schermo, l’opera prima di Pernilla August risulta, senz’altro, ben scritta, ben diretta, ben interpretata. Attraverso un flusso di coscienza sincero e naturale, ben diverso da meccanici flashback, l’autrice ricostruisce l’amore malato, fatto di litigi e di botte, guastato dall’alcol, dei genitori della protagonista: due emigrati finlandesi che, in Svezia, non si sono mai integrati. Al caos e alla violenza quotidiana, Leena bambina reagisce sfogando la sua rabbia nelle gare di nuoto e annotando in un quadernetto i significati delle parole: “terrore” è temere che accadano cose brutte, “astinenza” è non ottenere quello da cui si dipende. Il punto di vista narrativo adottato è intimo e soggettivo: la regista si concentra soprattutto sui dettagli e sulle atmosfere, usando la macchina da presa dal punto di vista di Leena. Quest’ultima è interpretata, con convinzione ed efficacia, dall’attrice svedese Noomi Rapace (qui accanto al marito Ola Rapace), dopo essere stata Lisbeth Salander, la protagonista della “Trilogia del millennio”. Leena bambina è, invece, incarnata da Tehilla Blad, astro nascente del cinema svedese, anche lei già vista nella “Trilogia”, e bravissima nell’esprimere la dolorosa ambivalenza che caratterizza i rapporti familiari, patologici e non.

Mariella Cruciani

Pernilla August, scoperta da Ingmar Bergman, che la volle tra gli interpeti di Fanny e Alexander nel 1982, dieci anni dopo ha vinto il premio per l’interpretazione al Festival di Cannes per Con le migliori intenzioni, diretto da Bille August, che è stato anche il suo secondo marito, film scritto dallo stesso Bergman. Tra i suoi lavori figurano Jerusalem sempre di Bille August, Conversazioni private per la regia di Liv Ullman. E’ stata Shmi Skywalker, la madre di Anakin Skywalker in due episodi della celebre saga di George Lucas, Star Wars. Tra le sue più recenti interpretazioni figura anche Una soluzione razionale di Jorgen Bergmark, presentato alla Sic 2009 in competizione. Ha lavorato anche in televisione e soprattutto a teatro, vincendo anche un British Drama Magazine’s come miglior attrice non protagonista per Amleto. Ha recitato in molti grandi classici al National Theatre di Svezia. Nel 2005 ha diretto il cortometraggio Time-Bomb.