SIC 2015 – The Return

The return , dell’artista multidisciplinare Green Zeng, è un esordio dallo stile classico e raffinato: con sequenze asciutte e toccanti, il regista di Singapore riesce a fornire allo spettatore tutte le informazioni emotive di cui ha bisogno. “Lo stile del film mi somiglia” – ha confermato l’autore: “Sono una persona semplice, non mi piacciono le stravaganze e gli eccessi”.

La pellicola è stata ispirata dalle vicende autentiche di persone che sono state arrestate, per reati d’opinione e politici, senza processo. L’interesse principale di Green Zeng sono le pagine dimenticate della storia del suo paese, i frammenti storici scartati o dimenticati. Su questi temi, il regista ha già realizzato diversi lavori: The return costituisce il culmine delle sue esperienze artistiche passate.

Nel film è presente, indirettamente, la figura del padre dell’autore, che ha fatto parte della generazione rappresentata, nonché le vicende di altri parenti costretti all’esilio. Il protagonista del racconto è Wen, un anziano ex insegnante, che torna a casa dai due figli, dopo aver trascorso molti anni in carcere con l’accusa di essere un comunista.

Nel frattempo, la moglie è morta e i bambini sono diventati adulti: il ritorno non è affatto semplice, tutto è cambiato, in famiglia e fuori. Wen cammina per la città e non la riconosce: la Singapore moderna è fatta di grattacieli, tunnel, cantieri e non somiglia più ai ricordi e alle immagini dell’ex detenuto politico.

Per abituarsi e prendere confidenza con la nuova realtà, occorre tempo e silenzio: Green Zeng utilizza il piano sequenza per far sì che il pubblico possa esperire, insieme al protagonista, il flusso temporale. Ed è proprio questo che accade: si avverte profondamente la fatica e l’angoscia esistenziale di Wen, il suo girare a vuoto, il non riuscire a trovare un posto.

Alla fine, una circostanza tragica inattesa costringerà il vecchio padre a decidere cosa fare del resto della propria esistenza, dove e come viverla. Di fatto, il finale è aperto e ognuno può immaginare ciò che vuole: “Mi piace pensare che vada in un luogo migliore!” – ha detto il regista.

The return, dunque, è un’opera prima intima ed essenziale su un genitore deciso a riallacciare i rapporti con i figli ma anche un film politico, che vuole sviluppare un discorso e una riflessione sulla storia di Singapore. I due obiettivi non si contrastano a vicenda ma si fondono armoniosamente in una regia composta e matura: il risultato è una pellicola di rara intensità e verità.

The Return La scheda: crediti, cast e sinossi