SIC 2015 – Banat (il viaggio)

Il Banat è una fertile regione della Romania dove Ivo (Edoardo Gabbriellini), giovane agronomo barese, migra per trovare lavoro. Ben presto, sarà raggiunto da Clara (Elena Radonicich), conosciuta, per caso, il giorno prima della partenza: la ragazza è  stata licenziata, ha lasciato il fidanzato ed aspetta un bambino. Ivo e Clara sono i protagonisti di Banat, opera prima di Adriano Valerio, milanese di nascita ma parigino d’elezione.

Il regista, che ha lasciato l’Italia da molti anni per vivere e lavorare in diversi paesi, conosce bene – probabilmente –  il senso di disorientamento conseguente al distacco dalle proprie radici. Già nel corto pluripremiato 37°4S aveva raccontato il rapporto conflittuale che si ha con la propria terra, realizzando, più o meno consapevolmente, una specie di prologo di Banat. Straniamento e spaesamento sono, dunque, gli stati d’animo che Valerio intende indagare, attraverso l’incontro di due esseri umani soli e in cerca di identità.

I modelli dichiarati del regista sono autori nord europei come Kaurismaki e Dagur Kari, capaci di far emergere, tra le trame del dramma, anche momenti di humour e di comicità surreale. In verità, il discorso sulla condizione esistenziale di chi è sospeso tra due mondi resta, a tratti, in superficie e anche l’ironia stenta a decollare. Ad un certo punto, prevale il versante “sentimentale” e il film si trasforma in una comune storia d’amore, con tanto di canzone “Se t’amo t’amo” di Rosanna Fratello.

Belle e inattese, invece, le sequenze in cui Valerio, citando Eluard (“Ho la bellezza facile”), decide di “aprire delle finestre” su volti di personaggi anonimi, come una famiglia indiana di Bari o dei contadini romeni.

Il regista ha dichiarato di arrabbiarsi molto quando, al cinema, viene data due volte la stessa informazione: il suo film, invece, ha un andamento ellittico, viene detto poco e, poi, ci si sposta “altrove”. Paesaggi e personaggi sono osservati con lentezza ma, improvvisamente, possono irrompere , sullo schermo, video o inserti “pop”.

In pratica, in alcune situazioni, Valerio ha il coraggio di osare e di sperimentare un linguaggio personale mentre, in altre, opta per soluzioni più prevedibili e rassicuranti. Proprio come i suoi personaggi, il regista appare diviso tra due possibilità, due stili, due personalità: si tratta di creare un equilibrio, una sintesi, per approdare ad un’idea di cinema matura e consapevole. I presupposti non mancano…

Banat la scheda: crediti, cast e sinossi