Primo Forum del cinema franco-italiano

“Francia-Italia: che meravigliosa storia d’amore!” ripetevano in coro i protagonisti dell’età d’oro delle coproduzioni cinematografiche franco-italiane. (Ne ho interpellati un centinaio, negli anni Novanta, si veda in proposito: Parigi-Roma, 50 anni di coproduzioni italio-francesi, Firenze e Parigi, 1995) Nei mitici anni Sessanta quasi un terzo dei film che uscivano in Francia e in Italia erano coprodotti, solo nel 1963 le coproduzioni ammontavano a ben 103! Ma dal 1990 sono progressivamente scese a meno di una ventina l’anno, nelle sale italiane i film francesi non fanno più accorrere le folle (anche se all’inizio 2005 i risultati migliorano – +1,5% – rispetto al disastroso 2004 quando la percentuale dei film transalpini sul mercato italiano scese dal 3% all’1%!), mentre per i film italiani in Francia (0,3%) siamo sempre al Medioevo.
Le crisi stimolano a volte l’immaginazione: per reagire alla situazione precaria del mercato, Margaret Menegoz (Unifrance) e il produttore italiano Roberto Cicutto hanno avuto la brillante idea di organizzare il 9-10 giugno a Roma un “Forum del cinema franco-italiano”; l’iniziativa di Unifrance (e del Cnc) ha riscontrato l’adesione entusiasta degli organismi italiani: il Ministero per i Beni e le Attività culturali, Cinecittà Holding, l’Istituto Luce. Inaugurato con un sontuoso banchetto in stile rinascimentale al Palazzo Farnese (“Italiani e francesi hanno solo interesse a trovare al più presto un’intesa, una strategia comune” ha detto l’Ambasciatore Loïc Hennekinne grande amico della cultura e dell’Italia). Il Forum si è rivelato una prima preziosa occasione per confrontarsi con dei problemi urgenti: la cattiva distribuzione dei film francesi e italiani nei due paesi (sale e tv), la riforma del regolamento (troppo rigido) delle coproduzioni… Ma esiste una vera “reciprocità” nella coproduzioni attuali? chiedeva Roberto Cicutto.

Ecco un primo punctum dolens. “I distributori francesi hanno ancora una vera curiosità verso i film italiani, sistematicamente massacrati da una certa critica terrorista parigina?” si chiedeva il Direttore del festival fiorentino France Cinéma. E proseguiva: “In Italia i vostri film sono accolti con un a priori molto favorevole: un po’ più di rispetto, signori francesi!” È vero che la recente legge italiana sul cinema è lacunosa, e non è abbastanza chiara, non abbastanza efficace, e questo complica i rapporti con Parigi, ma invece di limitarsi a criticarla perché i francesi (forti di una legislazione protezionista molto meglio strutturata) non aiutano un po’ i loro vicini? Il battagliero Aurelio de Laurentiis ha deprecato che si continuino a produrre troppi film indistribuibili: perché produrre 100-200 film se poi solo 20-30 incontrano un pubblico?

Particolarmente vivaci, le discussioni sul ruolo delle televisioni, che producono sempre meno film, privilegiando le “fictions”, ed evitano scrupolosamente di programmare in prime time film europei. Approfittando della presenza benevola degli ospiti francesi, davvero molto corretti e cooperativi, gli italiani hanno regolato i conti tra loro e con i rappresentanti delle televisioni nazionali (i responsabili dei canali berlusconiani e di Sky brillavano per la loro assenza): sulle televisioni commerciali italiane i film diventano sempre più dei semplici supporti per la pubblicità, le “quote” non sono veramente rispettate… Ah se avessimo nella penisola Canal Plus e Arte! Bisognava pensarci prima, perché non avete seguito l’esempio francese? replicavano i francesi. Come dar loro torto? “In Italia il potere ha purtroppo abbandonato il cinema scegliendo la televisione”, lamentava Valerio De Paolis (riprendeva un argomento caro al compianto Daniel Toscan du Plantier, ex presidente di Unifrance, al quale questo Forum avrebbe potuto essere idealmente dedicato).

Visti i vantaggi che offre la doppia cittadinanza dei film di coproduzione, “dobbiamo convincere i canali televisivi a finanziare meglio la parte minoritaria dei film italiani, e aspettiamo dai nostri partner italiani che facciano la stessa cosa” ha auspicato Margaret Menegoz. Per conto del Ministero per i Beni culturali, Gaetano Blandini ha rassicurato gli ospiti francesi: “Con il Cnc e Unifrance ci impegniamo a creare una commissione mista per verificare concretamente lo stato delle coproduzioni e dare delle risposte concrete al più presto possibile”. “Come all’epoca d’oro degli anni Sessanta, le coproduzioni devono tornare ad essere il frutto di una conoscenza e di una profonda amicizia: conosciamoci, conosciamoci!”, ci diceva nel 1995 l’attore e produttore Jacques Perrin (Parigi-Roma, 50 anni di coproduzioni italo-francesi). Questo suo augurio sembra essere stato esaudito. Archiviate le vecchie “querelles” (le quote, l’eccezione culturale), superati i vecchi rancori, italiani e francesi hanno deciso di lavorare concretamente insieme per migliorare i loro rapporti e gli scambi reciproci nel settore audiovisivo. Il provvidenziale primo Forum franco-italiano di Roma ha “coprodotto” una prima reale intesa. Settanta francesi (il meglio dei produttori-distributori d’oltralpe) e duecentocinquanta italiani hanno imparato a conoscersi e a capirsi meglio, e hanno deciso di rimboccarsi le maniche. Prossimo appuntamento, Parigi: in quel secondo incontro sapremo se c’è davvero una concreta volontà politica per un’autentica svolta radicale, che gioverebbe enormemente alle due cinematografie cugine che un tempo si erano amate appassionatamente.