Pesaro – 49. Mostra Internazionale del Nuovo Cinema (24 – 30 giugno 2013)

Alla fine degli anni Sessanta, la Mostra del Cinema di Pesaro, ancora giovanissima anagraficamente – fu fondata nel 1965 da Lino Micciché e Bruno Torri – era già un luogo d’elezione per i cinefili (e i cineasti) più accaniti. Non a caso tra i suoi frequentatori più appassionati c’erano due persone che rispondono al nome di Bernardo Bertolucci e Jack Nicholson. Quest’ultimo, in un’intervista a ‘Repubblica’ del 2008, raccontava, infatti: “Abbiamo iniziato entrambi giovanissimi, due topi da festival, ci vedevamo a Pesaro”; mentre il primo, all’epoca, era uno dei grandi protagonisti di una stagione felice del cinema italiano, anche grazie all’amicizia e al sodalizio creativo con Gianni Amico, che fu anche consulente del festival.
Diretta, dal 2000, da Giovanni Spagnoletti, a distanza di 49 anni la Mostra di Pesaro ha mantenuto la sua identità di manifestazione votata alla scoperta, di piattaforma da cui giovani registi e nuovi linguaggi prendono lo slancio verso il grande pubblico.
Di festival in cui si può rinunciare ai lustrini e ai tappeti rossi ma non alla ricerca, alla cultura, alla curiosità e alla sperimentazione. E, nonostante l’età, la Mostra non ha perso la freschezza di festival giovane che propone uno sguardo inedito – “nuovo”, come vuole il suo nome – sui film nazionali e internazionali, e che invita lo spettatore a un viaggio nel cinema di oggi, per(pre) vedere quello di domani.
In questo senso vanno infatti le due sezioni che, insieme al Concorso, sono l’anima della Mostra di quest’anno. L’Evento speciale dedicato al cinema italiano andrà infatti alla scoperta del vivacissimo panorama sperimentale nostrano che, nell’ultimo decennio – anche grazie all’avvento del digitale – ha trovato nuove forme di espressione e distribuzione.
Mentre il Cile sarà protagonista di un focus che porta per la prima volta in Italia il suo Nuovissimo cinema, una stagione cinematografica che negli ultimi anni si è dimostrata come una delle più innovative delle Americhe, esemplificata dalla personale di Sebastián Lelio.
La Mostra però è costretta a denunciare anche una situazione sempre più drammatica per la scena culturale italiana e per il festival in particolare. Già lo scorso anno il direttore artistico Giovanni Spagnoletti avvertiva sulle difficili condizioni nelle quali versava la Mostra, ma a un anno di distanza il suo auspicio per un’inversione di tendenza non si è realizzato, al contrario afferma: “Non è la prima volta che nella storia quasi cinquantennale della nostra manifestazione si deve denunziare la mancanza di risorse e la difficile (ad essere eufemistici) condizione economica della Mostra, specchio generale – lo sappiamo
bene – del difficilissimo momento di crisi economica della società e della cultura italiana e in particolare quella del cinema”.
Ma se come è stato dimostrato di recente da una ricerca condotta dalla Macno insieme all’università IULM di Milano, i Festival italiani restituiscono sul territorio più di due volte e mezzo il denaro investito, allora il depauperamento di quest’anno delle risorse (nell’ordine di circa il 10% in meno) si traduce in una perdita ancora maggiore.
Il direttore Spagnoletti così continua: “Siamo stati costretti a tagliare un intero giorno di proiezioni, ad eliminare una prevista sezione documentaria molto promettente, ad affrontare l’aumento (non piccolo) dei costi imposto dalla necessaria ristrutturazione tecnologiche per adeguarci agli attuali standard di proiezione e tutto ciò senza rinunciare all’alto livello di qualità che ci ha sempre contraddistinto e unanimemente riconosciuto. Lo diciamo con orgoglio ma anche nell’amara consapevolezza per quanto avremmo potuto fare ancora di meglio in altre condizioni finanziarie.”

IL NUOVISSIMO CINEMA CILENO / FOCUS ON SEBASTIÁN LELIO

Cile 2013: un governo di destra che sembra sgradito perfino ai suoi stessi sostenitori; elezioni presidenziali a novembre, con la socialista Michelle Bachelet (già presidente della Repubblica dal 2006 al 2010) quale grande favorita; un’economia in crescita, ma che non ha mai sanato le grandi diseguaglianze sociali, con tutta l’acqua cilena in pratica diventata italiana, acquistata dall’Enel, con progetti cui si oppongono da anni i movimenti mapuche (in spagnolo anche araucanos, Araucani) e ambientalisti; un vasto e combattivo movimento 4studentesco nato nel 2011… E, per finire, un passato doloroso con il quale bisogna ancora chiudere i conti, nonostante siano trascorsi trent’anni dal referendum che ha segnato la fine del sanguinario regime di Augusto Pinochet – così argutamente narrato da Pablo Larraín nel film No (proiezione speciale per l’Avanfestival) – e sia ormai terminata la complicata e ambigua stagione di passaggio tra dittatura e democrazia.
Quanto di tutto ciò portano con sé i cineasti invitati alla Mostra del nuovo cinema, dove il Cile è il paese ospite? Naturalmente molto, come hanno fatto gli scrittori e gli studiosi invitati al recente Salone del libro di Torino, perché la letteratura e il cinema cileni non hanno mai smesso di leggere e rileggere, elaborare e interpretare la realtà del proprio paese, riuscendo con forme e  temi nuovi a spingersi prepotentemente oltre l’orizzonte nazionale, con una pluralità di voci originali e appassionanti.
La 49esima Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, diretta da Giovanni Spagnoletti, dopo aver esplorato, in anni passati, il Messico e l’Argentina continua la sua perlustrazione delle cinematografie del Sud America proponendo, per la prima volta in Italia, un’ampia retrospettiva sul cinema cileno che nell’ultimo decennio si è segnalato come una delle produzioni più attive e innovative del continente latino-americano (e non solo).
Ad accompagnare le proiezioni, oltre a una tavola rotonda con i registi invitati, il festival proporrà un’ampia sezione monografica del catalogo generale in cui esplorerà l’attuale struttura estetico-produttiva del cinema cileno. Non mancherà inoltre un ricco
approfondimento sul passato cinematografico di un paese che ha vissuto una sua prima notorietà internazionale a seguito dell’espatrio di alcuni interessanti registi come Alejandro Jodorowsky, Miguel Littin, Raúl Ruiz o il documentarista Patricio Guzmán, dopo la morte di Salvador Allende e l’instaurazione di una lunga e sanguinaria dittatura militare (1973-
1990). È a partire circa dal 2005 che il cinema cileno ha iniziato ad assumere dei caratteri di novità strutturale, attraverso opere prime innovative di registi come Matías Bize, Fernando Lavanderos e Sebastián Lelio; proprio a quest’ultimo la Mostra dedica una personale. Lelio, regista, sceneggiatore e montatore, si è diplomato all’Escuela de Cine in Cile e ha diretto
vari cortometraggi (tra cui Cuatro, 1996; Ciudad de maravillas, 2001; Carga vital, 2003) e documentari (Cero, 2003; Mi mundo privado, 2004). A Pesaro si avrà la possibilità di vedere il suo lungometraggio d’esordio, La sagrada familia (2005, presentato a San Sebastián e vincitore di numerosi premi internazionali), nel quale gli equilibri di una normale famiglia
sono sconvolti dall’arrivo della fidanzata del primogenito, l’introspettivo Navidad (2009, presentato a Cannes) che mette a confronto tre giovani problematici, El año del tigre (2011, in concorso a Locarno) su un carcerato che riesce a fuggire sfruttando il tragico terremoto che ha colpito il Paese nel febbraio 2010 e, in anteprima italiana, la sua ultima opera,
Gloria, uno dei film più applauditi all’ultimo festival di Berlino (in autunno in Italia, distribuito da Lucky Red). Ad accompagnare la personale su Lelio, ci saranno opere di un agguerrito plotone di giovani registi (e un “vecchio” maestro), per uno sguardo esaustivo su un’industria che sta vivendo un’altra giovinezza. Oltre ai già citati Matías Bize con Sábado (2003) e La vida de los peces (2010, Miglior Film Latino-americano dell’anno ai Premi Goya) e Fernando Lavanderos con Y las vacas vuelan (2004), saranno presentati anche Alejandro Fernandez Almendras con Huacho (2009, Miglior Opera Prima all’Havana Film Festival), Andrés Wood con Violeta Parra went to Heaven (2011, Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival 2012), Cristián Jiménez con Bonsái (2011, selezionato per “Un certain regard” a Cannes). E ancora l’autore dell’apprezzato La nana, Sebastian Silvia con La vida me mata (2007), Alicia Sherson con Play del 2005 (ma è autrice anche di Il futuro, prossimamente in Italia, adattamento di Un romanzetto canaglia – da poco rieditato col titolo Un romanzetto lumpen -, l’ultimo libro
che Roberto Bolaño ha pubblicato in vita), Fernando Guzzoni con Carne de perro (2011) e Jose Luis Torres Leiva col documentario minimalista Ningun lugar en ninguna parte (2005).
Infine, sarà dato spazio a uno dei più importanti documentaristi del cinema cileno, Patricio Guzmán, del quale sarà presentato il miglior documentario agli European Awards del 2010, Nostalgia de la luz.

527° EVENTO SPECIALE
FUORI NORMA. LA VIA SPERIMENTALE DEL CINEMA ITALIANO

Il 27° Evento Speciale, a cura di Adriano Aprà, si concentrerà sulla produzione del Nuovo Millennio. Essa riguarderà film di finzione, documentari, film di animazione, film sperimentali, corti, medi e lunghi, in pellicola o in video, che abbiano l’ambizione di collocarsi al di fuori delle regole canoniche dei diversi generi per proporre esplorazioni
innovative di forme espressive. L’indagine condotta ha rivelato un vasto universo, benché spesso sotterraneo, che testimonia di una vera corrente di nuovo cinema italiano meritevole di essere indagata da vicino. C’è un’esplosione di sperimentalismo indipendente, a volte diffuso solo sulla rete, segno da una parte di una insofferenza, e di una opposizione, alle
forme consuete di produzione e distribuzione, dall’altra è certamente il risultato della presenza del digitale. Alcuni hanno visto i loro meriti giustamente riconosciuti, basti pensare al fresco Nastro d’argento di Costanza Quatriglio per il suo documentario, Terramatta (2012); o al David di Donatello per il miglior cortometraggio lo scorso anno all’animazione di Simone Massi (del quale sarà proiettato La memoria dei cani, 2006), altri ancora sono riusciti ad avere una qualche forma di visibilità in festival o in sala, come Michelangelo Frammartino, Alina Marazzi, Pietro Marcello (Il silenzio di Pelešjan, 2011), Pippo Delbono
(Amore carne, 2011), Davide Manuli (Beket, 2008), ma molti – la maggior parte – sono sfuggiti a una vera forma di distribuzione. L’Evento Speciale di quest’anno si propone quindi di mappare il nuovo immaginario del cinema italiano, attraverso una eterogenea selezione di circa quaranta opere che, pur diversissime tra loro, sono contraddistinte da una notevole
forza innovatrice o, comunque, avanguardistica, come l’incursione nei manicomi attraverso i ritratti fotografici di Giovanni Baresi con Identità (non più) nascoste (2004), il mesh-up disturbante di Danilo Torre con Magic Fantasy Light (2008), il viaggio nel “Purgatorio delle ciminiere”, un’area dismessa, emblema di un Sud mai redento di Antonello Matarazzo con
Miserere (2004), lo studio dello spazio naturale fra documento scientifico e astrazione lirica di Mirco Santi con Lido (2000-2003), il progetto “scolastico” e cross-mediale di Andrea Caccia con Vedozero (2010). Due lavori si presentano come diari intimi e personali delle registe: J’attends une femme di Chiara Malta (2010) sorta di video-lettera alla figlia, realizzata con materiali d’archivio e Home di Virginia Eleuteri Serpieri (2007) che crea con il cinema uno spazio dove rivivere i propri ricordi. Non mancano ovviamente opere d’animazione, dalla più tradizionale a quella digitale, rappresentata tra gli altri da La
Piccola Russia (2004) di Gianluigi Toccafondo, La memoria dei cani (2006) di Simone Massi, Percorso #0008-0209 (2009) di Igor Imhoff e Corpus No.Body (2010) del collettivo Basmati.
Sono presenti anche altri progetti collettivi come gli ZimmerFrei con Panaroma_Roma (2004) inedita panoramica di Piazza del Popolo a 360° e i Flatform con Movimenti di un tempo impossibile (2011), un unico piano sequenza dove si mescolano elementi molto diversi fra loro. Tra gli oltre quaranta artisti presentati ci saranno anche: Luca Acito e Sebastiano Montresor, Edison Studio/Silvia Di Domenico, Giulio Latini, Luca Ferro, Sara Pozzoli, Simone Cangelosi, Augusto Contento, Daniela De Felice, Felice D’Agostino, Arturo Lavorato, Debora Vrizzi, Mauro Santini, Niba, Matteo Giacchella, Virgilio Villoresi,
Alessandro Bavari, Giacomo Nanni, Antonio Bigini, Claudio Giapponesi, Paolo Simoni, Cane CapoVolto, Zapruder (David Zamagni, Nadia Ranocchi), Manuele Bossolasco, Real101 (Andrea Gallo), Alessandro Amaducci, Emanuele Becheri, Luca Manes e Ganga (Francesco Cabras, Alberto Molinari).
Accompagnerà la retrospettiva – che sarebbe meglio chiamare prospettiva, volta com’è a essere quasi il manifesto per un nuovo cinema italiano – un volume di saggi a cura di Adriano Aprà edito da Marsilio. “Fuori norma. La via sperimentale del cinema italiano” analizzerà trasversalmente il fenomeno con il contributo di critici e saggisti, riservando molto spazio alle “penne” giovani. I contributi saranno firmati da: Giulia Bursi, Pierpaolo De Sanctis, Bruno Di Marino, Sandra Lischi, Dario Marchiori e Federico Rossin, Cristina Piccino, Giacomo Ravesi e Gianmarco Torri.

6CONCORSO PESARO NUOVO CINEMA PREMIO LINO MICCICHÈ

Sezione a concorso con sette film provenienti dai punti caldi della produzione cinematografica mondiale, tutti all’insegna del Nuovo Cinema. Come sempre il Concorso proporrà una ricognizione a 360 gradi sulle migliori opere prime o seconde di registi,
generalmente giovani, che altrimenti non avrebbero modo di arrivare nel nostro paese.
Emerge fortemente quest’anno la presenza di donne registe, ben quattro, a sottolineare uno sdoganamento sempre più consistente negli ultimi anni. Ad aprire il Concorso sarà infatti la regista e sceneggiatrice slovacca Mira Fornay che presenta My Dog Killer, già premiato a Rotterdam. Un intenso dramma filmato con notevole realismo sul razzismo e sui conflitti
etnici e, soprattutto, sulle scelte sbagliate; quelle di un ragazzo abbandonato dalla famiglia, il cui unico amico è il cane Killer, e che finisce col frequentare skinhead, in cerca di un senso d’appartenenza. Arriva invece dalla Romania Alexandra Gulea, documentarista che porta in Concorso la sua prima opera di finzione dal titolo Matei Child Minder, ambientata in
una zona mineraria del suo paese e incentrato sul piccolo Matei che vive col nonno e vuole scappare di casa, mentre i genitori lavorano in Italia. Il film coglie il giovane protagonista in un momento fondamentale per la sua maturazione, quando le illusioni si dovranno scontrare con la durezza della realtà. Halley, una storia gotica ambientata ai giorni nostri diretta dal
messicano Sebastián Hoffman, con Beto, lo zombie umano che si va spegnendo. Nel corpo in disfacimento rimane una mente lucida. Kayan, l’esordio nel lungometraggio della regista di origine iraniana Maryam Najafi, è un potente ritratto femminile, incentrato su una donna proprietaria di un ristorante dove si riunisce la comunità libanese di Vancouver. La dura
quotidianità e i piccoli grandi ostacoli che si presentano nella sua vita, contribuiscono a far emergere le problematiche di una comunità costretta a relazionarsi con un contesto culturale alieno. Non poteva mancare l’Italia, rappresentata quest’anno da ben due opere, a cominciare dalla seconda regia di Stefano Tummolini, L’estate sta finendo, che racconta un
“tranquillo week-end di paura” di un gruppo di ragazzi (tutti interpretati da promettenti giovani) in una casa al mare, dove un incidente imprevisto trasformerà la loro vacanza in un incubo. Pesaro presenterà anche l’esordio di Fabiana Sargentini, Non lo so ancora: scritto a quattro mani con uno dei più amati critici cinematografici italiani, Morando Morandini,
attraverso una storia liberamente ispirata alla loro “amicizia a prima vista”: una mattina di fine estate una giovane donna (Donatella Finocchiaro) incontra casualmente un uomo di oltre ottant’anni (Giulio Brogi). E passano “una giornata particolare” insieme, dopo la quale la vita di entrambi non sarà più la stessa. L’ultimo film in Concorso non poteva che provenire
dal Paese protagonista di questa edizione, il Cile, rappresentato da La chupilca del diablo di Ignacio Rodriguez, nel quale un uomo, giunto alla fine dei suoi giorni, tenta di riconciliarsi con la famiglia dopo una vita passata in solitudine (anche a causa delle sue simpatie per la dittatura), cercando al tempo stesso di salvare la sua piccola distilleria di liquori.
La giuria chiamata a decretare il vincitore del Concorso è composta dalla regista Costanza Quatriglio (ha esordito nel lungometraggio con L’isola, Nel 2006, alla Festa del Cinema di Roma ha presentato Il mondo addosso, lungometraggio documentario, con Terramatta, designato Film della Critica 2012 dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, ha vinto
l’Efebo d’Argento e il Nastro d’Argento per il Miglior Documentario 2012), dall’attrice Anna Foglietta (nominata al David di Donatello come miglior attrice non protagonista per Nessuno mi può giudicare), dal regista Vincenzo Marra (Tornando a casa, Vento di terra, L’ora di punta), dai critici e giornalisti cinematografici Massimo Lastrucci (Ciak) e Federico
Pontiggia (Cinematografo.it, Il Fatto Quotidiano).

CINEMA IN PIAZZA

Sei proiezioni serali in anteprima e a “cielo aperto” nella piazza principale di Pesaro, all’insegna del connubio tra la qualità e la capacità di rivolgersi a un vasto pubblico chiamato alla fine a premiare il miglior film. A inaugurare la prima serata in piazza, in
qualità di film di apertura, sarà A Long and Happy Life di Boris Khlebnikov, tra i più 7rappresentativi registi russi del nuovo millennio a cui la Mostra aveva dedicato una personale nel 2010. Presentato in Concorso all’ultimo Festival di Berlino, il film racconta la storia di Sasha (un notevole Aleksandr Yatsenko), proprietario di una piccola comunità agricola che
l’amministrazione pubblica vuole acquistare e smantellare. Sasha inizialmente accetta, ma quando vede l’attaccamento alla terra dei suoi contadini, decide di combattere la loro battaglia con tutti i mezzi possibili. L’opera di Khlebnikov è potente sia visivamente, con la contrapposizione tra gli immensi spazi rurali russi e le figure umane, che tematicamente, nel non aver paura di rappresentare una provincia lasciata a se stessa, dove la corruzione e l’abuso di potere sono pratica comune. A chiudere la Mostra in Piazza sarà invece Gloria, l’acclamato ultimo lavoro di Sebastian Lelio, a coronamento della personale che il festival
gli dedica.

(estratto dal comunicato stampa)