Luciana Castellina, comunista. Film-documento di Daniele Segre

Mercoledì 30 gennaio alla Casa del Cinema di Roma è stato presentato alla stampa e al pubblico il film-documento di Daniele Segre Luciana Castellina, comunista. La pellicola di Segre prosegue la collana di “Ritratti del ‘900” già avviata dal film Lisetta Carmi: un’anima in cammino e rende omaggio ad una importante figura femminile della cultura che è stata, ed è, tante cose insieme: militante, giornalista, esponente politica, parlamentare italiana ed europea, scrittrice (“Mi sembra di aver vissuto tante vite diverse” – dice lei stessa).

La proiezione è stata introdotta, alla presenza dell’autore e della protagonista, da Ettore Scola, il quale, scherzando, ha affermato che il film di Segre gli faceva venire in mente una frase di sua zia: “Ah, come mi sono divertita: ho pianto tanto!”. Battute a parte, Scola ha parlato del documentario di Segre come di un “ritratto assoluto”, capace di suscitare curiosità, interesse, pensieri. Il primo pensiero evocato dal film è legato al tema del viaggio (la Castellina, da piccola, voleva fare il facchino per vivere alla stazione e poter sempre partire), il secondo al tema della cultura, incontrata nel partito attraverso personaggi come Guttuso, De Sica, Vittorini.
Alla fine della proiezione – ha detto Scola – si scopre che c’è nostalgia per il passato ma poi si capisce che il tempo è una convenzione e che ci sarà sempre qualche ragazzo/a pronto a partire verso le idee di libertà e di uguaglianza, “con la valigia, o il trolley, con la stessa passione della Castellina”.Segre ha spiegato che la ricchezza della storia, della cultura e dei ricordi di Luciana sono stati per lui “un nutrimento straordinario e fondamentale per testimoniare una vita importante ed esemplare, nella sua complessità.

Un pezzo di storia italiana da trattenere nella memoria”.“Nonna, ma davvero tu sei comunista?”: con questa domanda del nipotino Vito si apre il racconto di una vita: l’infanzia, la scuola, ai tempi del fascismo con Anna Maria Mussolini, la presa di coscienza politica e la militanza nel PCI (“Cominciò con la cultura, poi fu la scoperta di una Roma diversa: quella delle periferie…”), l’esperienza de “Il Manifesto”, la radiazione dal partito (“Ho nostalgia della radiazione: fu bellissima!”), il cinema, a partire dagli anni ’90. La cinepresa non lascia la protagonista neanche per un attimo, cercando di coglierne dettagli, sfumature, il non detto: con sobrietà e discrezione, Segre realizza una testimonianza in punta di piedi. Un’esistenza “speciale”, ripercorsa con lucidità e ironia, diventa qui la storia di una generazione, con il suo interrogarsi, con le sue delusioni, con le sue nuove sfide (“C’erano ragioni nuove per essere comunisti!”).

La politica coincide con la scoperta del mondo (non a caso Luciana Castellina ha intitolato così un suo libro, finalista al Premio Strega 2011) e le vicende personali della protagonista si intrecciano con quelle di una realtà in continua evoluzione. Le numerose, e varie, esperienze nel mondo, i viaggi, le guerre, i comizi, gli intellettuali francesi e gli operai della Fiat, la diplomazia internazionale: non manca nulla, se non i ricordi strettamente privati (“Posso mettermi a raccontare i miei amori? Non posso!”), in questo  ritratto d’autore di una donna, e di una generazione, davvero difficili da eguagliare.