L’arte e il potere. Incontro con Aleksandr Sokurov

Aleksandr Sokurov - Courtesy Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

Dopo Faust, Leone d’Oro nel 2011, Sokurov ha presentato a Venezia la sua nuova opera cinematografica: Francofonia. Il film, coprodotto dal Museo del Louvre, intreccia storia e finzione per interrogarsi sul valore dell’arte e sulla responsabilità di ciascuno nei confronti della sua sopravvivenza. Sokurov apre al pubblico le porte del Louvre, svelando il dietro le quinte di un incontro che si svolse nel 1943, durante il quale due uomini, il capo dell’amministrazione nazista Franziskus Wolff- Metternich (Benjamin Utzerath) e il direttore del Museo Jacques Jaujard ( Lois-do de Lencquesaing) , decisero le sorti dell’arte. Mentre i due discutono del destino dei tesori del Louvre, nelle sale del museo appaiono Marianne (Johanna Korthals Alts), simbolo della Francia, e Napoleone (Vincent Nemeth) che ammira, perplesso, le opere che lo celebrano. Un percorso che ci permette di spostarci  tra il passato, il presente, il futuro, guidati solo dalle riflessioni e dalle associazioni. Francofonia , più che un racconto in ordine cronologico, è un collage, un viaggio che segue i meandri fantasiosi del pensiero, un inno al coraggio umano, allo spirito e a ciò che unisce l’umanità.

Perché ha scelto, come titolo, Francofonia?

Il titolo esprime il mio amore per la Francia e per i suoi ideali anche se, forse, oggi non esistono più. La parola “francofonia” trasmette qualcosa di quello che cercavo: qualcosa che evocasse la storia francese, anche se, nel film, hanno molto spazio anche i tedeschi e i russi.

Come è stato girare al Louvre?

Sono stato molto contento di aver potuto girare al Louvre: è stato meraviglioso il fatto che la direzione del Museo abbia aderito con entusiasmo alla mia proposta. Inoltre, è stato magnifico poter condividere questo lavoro con il direttore della fotografia Bruno Delbonnel, un grande artista. La combinazione di queste due cose è già un miracolo!

Questo film fa parte di un progetto di un ciclo sui musei…

In generale, i direttori dei musei non amano molto il cinema ed io non ho pianificato niente, anche se mi piacerebbe girare al Prado o al British: vedremo! La cosa importante, in questi film, è che il museo sia uno dei personaggi.

Nel film vengono utilizzati linguaggi diversi. Perché questa scelta?

Perché ci sono tanti temi, come in una torta a più strati: ogni massaia sa che, per ottenere un buon risultato, bisogna usare più ingredienti. Oggi, per me, ha più importanza il significato che la forma. L’individualità, a mio parere, va risolta , non con la forma, ma attraverso il significato. Il mio desiderio era fare un lavoro non storico, non pubblicitario: ho voluto creare un subbuglio nella testa e nel cuore di chi guarda. Oggi le risposte semplici sono finite: ci vogliono risposte complesse, quelle che la politica non sa dare. Il cinema offre, almeno, la possibilità di sognare: l’anima può dare ancora qualcosa!

Cosa pensa del presente?

Abbiamo a che fare con un periodo storico particolare, con un’età che sembra finita ma che, in realtà, non lo è e con segni premonitori di un futuro poco positivo.

Come ha lavorato con i documenti storici?

La storia è una specie di volpe che sfugge o si copre con la coda. I documenti storici possono dirci soltanto l’esistenza di un fatto e, da questo, noi possiamo supporre cosa sia accaduto. Nel mio film, per esempio, è immaginata l’entrata dei tedeschi in Francia  in un certo modo ma può essere andata anche diversamente. Il mio è un approccio artistico e non documentaristico!

Importante, nel film, è la sequenza della nave. Ce ne vuole parlare?

La sequenza della nave è la metafora di una questione fondamentale: conta di più l’arte o la vita? Ogni individuo fa la sua scelta, in base alle sue esperienze. La nave che affronta la tempesta è come il destino, con la sua ineluttabilità: quel che sarà, sarà.

In Francofonia, l’arte racconta la storia europea…

E’ vero! La pittura ci permette di capire chi siamo, noi europei: i nostri visi ci dicono chi siamo ed evidenziano le nostre differenze. Bisogna entrare nello sguardo dell’altro! Noi russi amiamo molto l’Italia, la Francia: proteggetevi, difendetevi con la vostra cultura. Bisogna mantenere le differenze!

Nel film, Cechov e Tolstoj sono sul letto di morte mentre Marianne e Napoleone sono vivi. Voleva, forse, alludere, ad una distinzione tra storia russa ed europea?

In verità, la mia voce fuori campo annuncia che Cechov e Tolstoj stanno dormendo: dunque, c’è una chance di svegliarli, ma chi potrà farlo? Io non sono capace!

Lei afferma che è necessario mantenere le differenze fra le varie culture e difendersi, ma da cosa?

Dobbiamo difendere un principio di evoluzione: i nemici da cui guardarsi sono gli artisti di oggi che rinnegano il passato. Ogni rivoluzione è solo distruzione: è necessaria l’evoluzione, e non la rivoluzione. Per me, il precetto di ogni autore, oggi, dovrebbe essere: non nuocere a quello che è stato fatto. L’arte è un presente continuo: El Greco e Rembrandt funzionano ancora oggi. Se non ci sono maestri, non ci possono essere risultati: una volta, c’erano, per questo, le botteghe d’arte. E’ necessaria, prima, la scuola, poi l’evoluzione e  lo sviluppo. La vulnerabilità delle basi della cultura è un problema che mi preoccupa molto!

In Francofonia, è importante la storia ma anche l’uomo: ci sono due personaggi  – il capo dell’amministrazione nazista e il direttore del museo – che agiscono, prendono decisioni. E’ possibile, dunque, avere fiducia nell’uomo?

Domanda difficile! Credere all’uomo è possibile ma solo all’uomo morale. Di conseguenza, non possiamo fidarci dei politici perché cambiano in continuazione: è molto pericoloso affidarsi a loro! Anche nel film, uno dei personaggi – il tedesco – ha, al suo interno, una specie di dualismo: alla base della fiducia nei suoi confronti, c’è soltanto la cultura. Se, nel 1942, l’Unione Sovietica non avesse ribaltato la situazione, non so come lui avrebbe reagito! Sarebbe stato un incubo e tutti i tesori del Louvre sarebbero finiti nei musei tedeschi. I tedeschi si sono comportati in modo civile perché hanno avuto la vittoria fin troppo facilmente ed hanno sentito la Francia come un loro territorio. In caso contrario, Wolff- Metternich sarebbe stato costretto a restituire tutto. In generale, la cosa importante è che le persone si sforzino di rispettare i principi. Il segno più ovvio della fiducia è la prevedibilità: se conosciamo una persona, sappiamo in partenza se ha risorse, o meno, di resistenza. Vale, oltre che per i singoli, anche per i popoli!