La scomparsa di Giuseppe Bertolucci

É scomparso, all’età di sessantacinque anni, il cineasta e sceneggiatore Giuseppe Bertolucci. Figlio del grande poeta Attilio Bertolucci e fratello minore di Bernardo, inizia la sua attività di regista nel 1977 con Berlinguer di voglio bene, con l’interpretazione di Roberto Benigni, personaggio con il quale stabilirà una sorta di sodalizio. Nel 1983 scriverà, infatti, la sceneggiatura dell’esordio registico del comico toscano: Tu mi turbi. Successivamente, sarà tra gli sceneggiatori di Non ci resta che piangere (1984 – regia Troisi/Benigni) e soggettista del Il piccolo diavolo (1988).
Del 1983 è anche il lungometraggio Tuttobenigni, incentrato sugli spettacoli che l’autore de La vita è bella fece in diverse piazze del nostro Paese.

Se si compie un passo indietro è poi da evidenziare uno dei passaggi cruciali della carriera di Giuseppe Bertolucci. Bisogna risalire al 1975, anno in cui firmò insieme a Franco Arcalli la sceneggiatura del capolavoro del fratello Bernardo: Novecento.
Vicino al Partito Comunista Italiano girò nel 1980 il documentario Panni sporchi, con il quale si aggiudicò, ex-aequo con altre tre opere, il primo premio al 21° Festival dei Popoli di Firenze.
Il 1984 è anche l’anno di Segreti segreti, pellicola nella quale Giuseppe Bertolucci si confrontò con la questione del terrorismo, mentre nel 1987 dirige Diego Abatantuono e Monica Guerritore in Strana la vita.

Da segnalare infine, nel 1988 I cammelli, con Paolo Rossi, nel 1994 Troppo sole, con Sabina Guzzanti, e nel 1999 Il dolce rumore della vita, con Francesca Neri.
Giuseppe Bertolucci se ne è andato dopo una lunga malattia (risiedeva a Diso, in provincia di Lecce). Ci lascia un cinema dai tratti anticonvenzionali, diviso tra un senso innato per la ricerca, una visione politica della società e una profonda attenzione nei riguardi dei grandi talenti comici del nostro Paese.