Jóhann Jóhannsson: sperimentazione musicale e cinema contemporaneo

La musica per film europea ha assistito negli ultimi anni all’emergere di due “scuole nazionali” di particolare rilievo e forte identità: una di area e lingua spagnole (Roque Baños, Fernando Velázquez, Javier Navarrete, Carles Cases, Lucas Vidal, Mikel Salas, Arnau Bataller), specializzatasi nel genere thriller-horror ma non solo; l’altra proveniente dal “profondo Nord” (Svezia, Finlandia e Islanda soprattutto), molto più duttile e versatile anche sul fronte dell’indagine su nuove forme e linguaggi. Di quest’ultima fanno parte compositori come gli svedesi Johan Söderqvist, collaboratore della regista Susanne Bier, e Ludwig Göransson (con i suoi 33 anni il più giovane ma già conteso negli Usa: sua la partitura per il blockbuster Black Panther), il finnico Tuomas Kantelinen (MongolHercules – La leggenda ha inizio), gli islandesi Atli Örvarsson (Babylon A.D.Hansel e Gretel cacciatori di streghe e molta tv) e Jóhann Jóhannsson.

Costui in particolare, improvvisamente scomparso due mesi fa ad appena 48 anni, sintetizzava bene alcune caratteristiche ricorrenti in questi musicisti: la spiccata vena sperimentale innanzitutto, che li porta ad abbattere le barriere fra i generi utilizzando anche le tecnologie in forma di ricerca laboratoriale sul suono, in ciò dimostrando forte attrazione per le avanguardie e comunque spesso attingendo a esperienze precedenti nel vasto campo del post-rock nordeuropeo: parallelamente, la devozione per forme e strutture musicali di stampo classico, accademico, di matrice mitteleuropea e all’occorrenza anche tradizionalmente e sontuosamente sinfonica.

Jóhannsson era una figura poliedrica e multidisciplinare

Jóhannsson era poi una figura poliedrica e multidisciplinare: compositore e polistrumentista, produttore discografico, artista multimediale, performer spregiudicato e innovatore, aveva fondato nel 1999 nella sua Reykjavik gli Apparat Organ Quartet, un gruppo di musica elettronica sperimentale celebre per utilizzare nei propri pezzi le più disparate fonti sonore oltre alla manipolazione della voce umana, secondo uno stile “post-rock” che ha i suoi esponenti più noti nella band dei Sigur Rós.

Da quell’esperienza Jóhannsson ha attinto le basi per la sua attività di cinemusicista, sviluppatasi in oltre 40 titoli e iniziata abbastanza in sordina negli anni 2000 ma cresciuta rapidamente sulla scena internazionale grazie all’originalità delle sue soluzioni, alla raffinata ricercatezza delle sue scenografie sonore che mescolano sapientemente strumenti acustici ed elettronici ottenendo effetti sempre nuovi e inquietanti, e alla sua notevole predisposizione per storie fantastiche o comunque anticonvenzionali. Da qui, dopo alcuni esiti notevoli con le partiture di Personal effects (2009, David Hollander) e De día y de noche (2010, Alejandro Molina), l’incontro nel 2013 con il cinema di un autore curioso e innovativo come Denis Villeneuve per il thriller Prisoners, cui sarebbero seguiti nel 2015 e 2016 Sicario Arrival. Lavori musicali di sorvegliata e sofisticatissima fattura, e di non agevolissimo ascolto, dove Jóhannsson attinge in egual misura a suggestioni di “industrial music” (Sicario), aperture melodiche quasi morriconiane (Prisoners) e pulsioni schiettamente di avanguardia linguistica in cui il ricorso all’elettronica diviene fonte espressiva e comunicativa primaria (Arrival). Del 2015 è poi lo straordinario successo di La teoria del tutto, il biopic di James Marsh sulla vita di Stephen Hawking le cui dolenti e partecipi musiche valgono al compositore un Golden Globe e la sua prima nomination all’Oscar: ne otterrà una seconda per Sicario, mentre la radicale score di Arrival verrà esclusa perché contenente un remix di un brano preesistente di Max Richter, peraltro regolarmente autorizzato. Jóhannsson avrebbe dovuto firmare anche la partitura per Blade runner 2049 ma viene inopinatamente sostituito dall’onnipresente Hans Zimmer e sigla invece il cupo “pastiche” musicale per Madre! di Darren Aronofsky.

La morte lo ha sorpreso in piena attività, ed infatti le sue musiche sono attualmente “à l’affiche” con due titoli, testimoni del suo vorace eclettismo: la rilettura religiosa Maria Maddalena di Garth Davis, e un altro biopic di James Marsh, Il mistero di Donald C., ma stavolta dedicato ad un antieroe, il velista dilettante Donald Crowhurst. Due ulteriori prove del talento e della disponibilità intellettuale di un artista completo e inesauribile, la cui luce si è spenta ingiustamente e decisamente troppo presto.