Incontro con Liliana Cavani – Tuscia Film Festival 2012

Liliana Cavani ha inaugurato il Tuscia Film Fest 2012: la regista è, infatti, stata ospite venerdì 29 giugno a Viterbo della serata d’apertura della nona edizione della manifestazione. L’incontro, moderato da Enrico Magrelli, conservatore della Cineteca Nazionale, ha preceduto la proiezione del film Francesco (1989), con Mickey Rourke e Helena Bonham Carter, in parte girato nella Tuscia. La pellicola del 1989 riprende, 23 anni dopo, il soggetto  del lungometraggio di esordio della Cavani (Francesco d’Assisi, 1966): la vita e le opere del santo di Assisi. Nel film per la Rai del 1966, Francesco è interpretato da un memorabile Lou Castel, reduce da I pugni in tasca (1965) di Marco Bellocchio, ed è presentato come un risoluto oppositore del potere e del denaro; in quello del 1989, l’immagine del santo è affidata ad un sorprendente Mickey Rourke che, più che un uomo del 1200, appare come un antieroe contemporaneo, un ribelle radicale, anticonformista e sincero.

Il secondo film su Francesco, a testimonianza di una tensione ininterrotta, di un filo che continua, riparte da dove si era fermato il primo: si apre, cioè, con la morte del protagonista e prosegue, a ritroso, con le testimonianze dei suoi seguaci e con i ricordi di Chiara. Ha commentato, la Cavani: “ Per ciascuno, l’incontro con Francesco è stato una rivoluzione! Attraverso le parole dei suoi compagni, viene narrata la storia di un uomo che ha lasciato una traccia importantissima, per i suoi tempi, e ancora oggi”. A proposito della figura di Chiara (Helena Bonham Carter), la regista di Il portiere di notte , ha detto: “Lei si dedicava già, prima della conoscenza di Francesco, alla beneficenza, come fanno molti ancora oggi: portava cose ed abiti ai poveri. Nell’Assisi di quei tempi, non esisteva l’anagrafe: una persona, all’epoca, esisteva in virtù dei suoi beni, delle sue proprietà e i poveri erano esclusi, vivevano fuori dalle mura. Siamo diventati tutti cittadini molto tempo dopo! Pare che Chiara abbia conosciuto Francesco perché osava di più: aiutava, oltre i poveri, anche i lebbrosi. Chiara si stupisce perché Francesco si spinge, persino, a lavare queste persone e rimane colpita dal suo  coraggio. In più, Francesco, vive in maniera anticonvenzionale: c’è, già, in lui il desiderio che sarà caratteristico della ribellione del 1968, il desiderio di cambiare il mondo, cominciando da se stessi”. E ha aggiunto: “La cosa che unisce i due è, soprattutto, il valore della povertà, intesa, non come non possedere, ma come libertà di una scelta continua”.

La Cavani ha, poi, spiegato che, inizialmente, Chiara e le sue compagne facevano vita in comune con gli uomini e che tutti lavoravano: “Le cose, nel tempo, sono cambiate ma Francesco, in origine, non voleva fondare un ordine, bensì dar vita ad una fraternità vera. Per lui, il senso della vita è lì: nella fraternità e nella condivisione. Era anche un grande comunicatore, ma molto semplice: basta leggere il Cantico delle creature per rendersi conto di questo! L’uomo che la Chiesa sfrutta, in minima parte, per la sua “propaganda” è, in realtà, una pietra preziosa”. A Magrelli, che le chiedeva il perché della scelta di un attore così lontano dall’iconografia classica, la regista ha risposto: “ Avevo visto Rourke ne L’anno del dragone (1985) di Michael Cimino dove faceva il poliziotto senza paura e mi era piaciuto, anche prima, nel film di Coppola Rusty, il selvaggio (1983). Mi piaceva il suo fisico: ho sempre pensato che, per sollevare spadone e scudo, per partire per la guerra, Francesco avesse dovuto essere “palestrato”. Inizialmente, lui voleva fare il condottiero, seguire il mestiere delle armi: doveva, per forza di cose, essere robusto”. Infine, a proposito della scelta di Francesco di spogliarsi, letteralmente, dei panni paterni, la Cavani ha concluso: “Francesco rifiuta una paternità che è limitativa perché è solo stanca e vuota ripetizione, per lui la vita non può essere solo questo. Ci deve essere un senso, un significato superiore!”. Dopo Francesco, la regista di Carpi ha diradato le sue regie per il cinema (Dove siete? Io sono qui, 1993, Il gioco di Ripley, 2002) ma ha realizzato importanti fiction televisive (De Gasperi – L’uomo della speranza, 2005, Einstein, 2008, Troppo amore, 2012). Ha, inoltre, ricevuto recentemente il David di Donatello alla carriera.