Incontro con David Cronenberg e Viggo Mortensen

David Cronenberg, il suo modo di fare film è cambiato…

E’ il 68° Festival di Venezia, ho 68 anni e il film di apertura è “Le idi di marzo”, il 15 marzo, giorno del mio compleanno! Le chiamo coincidenze junghiane ma scherzo… Si, sono cambiato ma c’è un principio di base che è sempre lo stesso: dò al film ciò di cui ha bisogno. Io sono fedele al periodo, alla sceneggiatura del film: ogni pellicola ha le sue esigenze ed io le seguo sempre.

A Dangerous Method è il suo primo film in costume.  Come è lavorare su qualcosa che è passato da tempo?

In realtà, non è il mio primo film in costume perché ho fatto Il pasto nudo (1991), ambientato negli anni Cinquanta. Anche Spider (2002) e M. Butterfly (1993) sono film in costume. La ricerca è sempre la stessa: sia per i luoghi che per i costumi. E’ sempre affascinante, una vera e propria sfida!  I personaggi di un film, anche solo di 50 anni fa, sono diversi da noi, hanno un modo diverso di pensare e quindi è sempre interessante!

Qual è il suo atteggiamento personale nei confronti della psicanalisi?

Direi che il cast del mio film ha bisogno di psicoanalisi e che li ho scelti per introdurli dolcemente…
Parlando seriamente, è una questione enorme: in quel momento storico c’era l’idea che il mondo andasse per il meglio e Freud , con la psicanalisi, ha detto – No! Non è vero: nel nostro inconscio ci sono cose che la razionalità non può controllare. – Era prima della guerra mondiale ed era una cosa non accettabile per chi credeva nell’ordine e nella razionalità.

Oggi, come stanno le cose, secondo lei?

Negli ultimi anni, la gente è tornata a Freud: anche la scienza mostra che una parte della nostra attività cerebrale non è registrabile, confermando le sue teorie.

E Jung?

Ho sempre pensato che fosse Freud il vero conoscitore dell’animo umano, per me Jung era soprattutto un leader religioso. Durante le ricerche per il film l’ho rivalutato.

Come si sono svolte le ricerche per il film?

All’epoca, a Vienna c’erano 5-8 consegne della posta al giorno: ci sono, dunque, un sacco di lettere passate tra questi personaggi.  Le lettere sono la base della nostra sceneggiatura che è molto, molto precisa ed esatta.

E per lei , Mortensen, come è stato interpretare un personaggio così leggendario?

Come ha detto David, c’era  un sacco di materiale che è stato utilizzato per il testo teatrale The Talking Cure di Christopher Hampton, da cui nasce il nostro film. Quando si interpreta un personaggio come Freud, se si ha l’idea di essere molto importante, non si lavora bene e non ci si diverte. David si è focalizzato, invece, su questi personaggi , sul loro carattere, sul loro umorismo, anche involontario. Nel film ci sono anche le questioni accademiche ma David ci ha fatto recitare, in primo luogo, delle persone. Le loro posizioni intellettuali non erano poi così distanti: erano altre le cose che venivano fuori nelle loro dispute, per esempio l’orgoglio di ciascuno. Insomma, tutti i personaggi del triangolo del film, Freud, Sabina Spielrein e Jung, sono raccontati come esseri umani!