Incontro con Antonio Morabito – Il venditore di medicine

Frame tratto da Il venditore di medicine, regia di Antonio Morabito (2013)

Il venditore di medicine di Antonio Morabito racconta la storia di Bruno (Claudio Santamaria), quarantenne, informatore medico di un’azienda in crisi. Pur di “piazzare” i prodotti della sua ditta, questo “informatore senza qualità” offre ai dottori, secondo le indicazioni della sua inflessibile capo-aerea (Isabella Ferrari), regali, viaggi e non si ferma di fronte a nulla. Morabito, concentrandosi sulla figura del protagonista, piccolo ma colpevole ingranaggio di un meccanismo più grande di lui, confeziona un insolito film di denuncia, lontano dagli stereotipi della commedia all’italiana sulla sanità , tipo Alberto Sordi- Guido Tersilli, e più vicino, invece, alle ambizioni del cinema cosiddetto “civile”.

Come è nata l’idea del film?

Mi sono sempre chiesto cosa accadesse dietro la porta del medico… Mi sembrava interessante raccontare come un sistema corrotto fosse così vicino a noi e mostrare come cose anche macroscopiche si ripercuotono nella nostra quotidianità.

Perché proprio questo tema?

Vengo da una famiglia di medici: ho sempre visto il farmaco come qualcosa di etico e regolato ma, per questo film, ho conosciuto una marea di informatori e medici. Non si tratta di poche mele marce: è l’andazzo generale.

Nel film, racconti una città che non si riesce ad identificare, una città senza collocazione. Perché?

Volevo, con questo, far capire che è una situazione che tocca, un po’,  tutti i luoghi. La città non è riconoscibile per questo motivo! Volevo sottolineare come questo tipo di corruzione sia trasversale a qualsiasi latitudine. E, poi, connotare la città poteva essere rischioso…

In un ruolo importante, nei panni di un primario di oncologia, appare Marco Travaglio. Come mai, questa scelta?

L’idea di Travaglio è semplice: avevamo in mente la sua figura pubblica di moralizzatore e ci è venuta l’idea, per contrasto, di fargli interpretare un corruttore. Lui ha accettato e ha partecipato al film.

Avete avuto attacchi da parte delle industrie farmaceutiche?

Gli informatori si sono molto indignati. Anche l’Ordine dei Medici si è fatto sentire… Non siamo più ai tempi di Poggiolini: non ci sono più le “mazzette” però, anche se sono cambiate le modalità, la sostanza è rimasta.  Sono solo cambiate le tattiche ma il fenomeno è ancora molto presente!

Nel film, è dato poco spazio ai malati..

Per portare avanti un lavoro come quello del protagonista, l’unico modo è andare avanti senza mai fermarsi, senza pensare: è necessario stare  al di sopra di un’ipotetica linea morale. In realtà, quando Bruno entra in contatto con un vecchio amico che, in cambio di lauti compensi, si è trasformato in una specie di cavia umana e si è ammalato, comincia ad entrare in crisi e cerca di procurargli il farmaco che potrebbe salvarlo.

Insomma, questo informatore è una vittima o un carnefice?

Il problema è più vasto: oggi il farmaco è considerato un prodotto come un altro, un bene comune da cui trarre profitto. E’ questa l’origine della catastrofe: è da qui che nasce il conflitto di Bruno e di tutti quelli come lui…