Il caso del film su Tortora. Ci vuole prudenza!

Ma tutti coloro che protestano per l’esclusione dal Festival di Roma del documentario “Tortora una ferita italiana” di  Ambrogio Crespi hanno visto il film? Nel nostro paese vige una strana abitudine: quella di chiedere il sequestro di un’opera o, al contrario, di pretenderne la diffusione, senza averne visionato neppure un fotogramma. Bisognerebbe invece convincersi che l’intervento della censura o il diritto di un film ad essere pubblicamente proposto agli spettatori non derivano dall’argomento affrontato, bensì dalla modalità e dal valore della realizzazione. E’ appena approdato nei cinema italiani un film greco “Miss violence”, centrato sul tema della violenza, della sopraffazione, dell’incesto, ma sullo schermo non appare una sola immagine scandalosa.

Insomma prima di pretendere che “Tortora una ferita italiana” venga inserito nel cartellone del Festival di Roma o sollecitare la presidente della Camera Laura Boldrini ad organizzare una proiezione a Montecitorio, denunciando ipotetiche censure politiche, sarebbe il caso di verificare la qualità e il contenuto del film.
Il fatto che il regista dell’opera in questione abbia subito una condanna penale (per il crac della società di sondaggi HdC) dalla Corte d’Appello di Milano (dunque non ancora in via definitiva) dovrebbe quanto meno suggerire a tutti una certa prudenza. Affidare una riflessione sul tema della giustizia a un individuo che sta affrontando tali problematiche giudiziarie potrebbe non essere il massimo.

Franco Montini
Presidente Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI