Genova – breve storia della cineteca Griffith

Nel 1995, mentre si festeggiano i cento anni del cinema, a Genova si ricordano i vent’anni della Cineteca Griffith, raro esempio di istituzione privata nell’ambito della raccolta, conservazione e diffusione del patrimonio cinematografico mondiale. Ma non è possibile leggere la lunga storia di questa esperienza culturale, irripetibile fuori dal contesto genovese in cui è nata e da sempre inserita, senza parlare della vocazione cinefila del capoluogo ligure sulla quale non possono esservi dubbi. Lo testimonia il gran numero di attività di promozione, di ricerca e di studio sviluppatesi sul territorio grazie all’intraprendenza di critici cinematografici tuttora attivi, alcuni di essi conosciuti anche a livello nazionale. Fino al 1996 Genova disponeva di ben dieci cineclub e sale d’essai oltre allo storico cinema Palazzo, ex Sala Sivori (dove fu data la prima dell’Uscita dei Fratelli Lumiere, il 30 maggio 1896, cui si aggiunse la Sala Germi, (in omaggio al cineasta genovese), dedicata a proiezioni di cultura. Ma non si deve dimenticare che ancora negli anni ’60 a Sampierdarena, e in una sola piazza, esistevano ben cinque sale cinematografiche, tanto da essere soprannominata la “Broadway genovese”.
La Griffith nasce il 5 aprile 1975 grazie all’entusiasmo, la competenza e la passione cinefila di Angelo Houmouda, un genovese di origine palestinese che fa del grande D.W. Griffith il vate ispiratore dell’iniziativa. La passione per il cinema muto influenza le scelte del fondatore che in breve tempo riesce costituire un archivio storico di assoluto rispetto. Ma, naturalmente, c’è posto anche per molte testimonianze del sonoro, soprattutto relative al cinema americano. Sono anni di grande fervore culturale e forte tensione politica; le attività dei cineclub si intensificano con proposte diversificate: rassegne monografiche, incontri con registi, festivals, convegni etc. Anni in cui la giovane cineteca acquista sempre più visibilità in Italia e all’estero. Accanto alle proposte cinematografiche, organizza corsi per studenti e cinefili appassionati (tra gli altri vi sono anche Enrico Ghezzi e Marco Giusti), e ampliando le relazioni e gli scambi con altre cineteche. Una consolidata collaborazione con il Comune di Genova permette ad Houmouda di disporre finalmente di una sede degna di questa istituzione (la depandance della monumentale Villa Gruber nel quartiere di Castelletto), dove la cineteca è in grado di svolgere meglio le sue funzioni tra cui quella di redigere una propria rivista “Griffithiana” (nata nel 1978, oggi praticamente introvabile) che di fatto univa al gusto documentario, autopromozionale, un taglio critico rigoroso. Una nuova serie di “Griffithiana” è oggi editata dalla Rassegna del Cinema Muto di Pordenone.

Ma questo stato di grazia dura poco. Dopo alcune stagioni felici (dal 1983 al 1987), avviene, per ragioni mai del tutto chiarite, la rottura con le istituzioni e successivamente la revoca del contratto d’affitto. In brevissimo tempo la cineteca si trova senza più una sede e di conseguenza il suo effettivo patrimonio (che registrò una perdita, fortunatamente contenuta, quando un’alluvione colpì un deposito di pellicole, una parte delle quali andò perdute), viene suddiviso in vari depositi sparsi in città e in provincia. Già malato di cuore, Houmouda regge male il colpo subito, isolandosi da tutto e da tutti con rammarico e disgusto fino al giorno in cui (è il 26 aprile 1994) ne fu improvvisamente annunciata la morte a causa di un infarto. Scompare così una figura bizzarra, emblematica della cultura genovese, lasciando un’eredità complessa, preziosa, che tuttavia nell’immediato nessuno sembra voler raccogliere.
Ma già dal 1987 due soci, Alba Gandolfo (già collaboratrice di Houmouda) e Massimo Patrone (che forse pochi ricorderanno, attore nel film di Marco Bellocchio Sbatti il mostro in prima pagina, nella parte del bidello che ha ucciso la studentessa e, semplice comparsa, nella parte di un malato di mente, ne La classe operaia va in paradiso di Elio Petri), si assumono in prima persona l’impegno di una nuova gestione della cineteca, innanzitutto verificando e catalogando tutto il materiale di archivio e riproponendo la formula di collaborazione con il cinema Instabile di Genova per le varie rassegne, e di sinergie con le altre cineteche e i festivals per i prestiti. Pur disponendo di una nuova sede, tre stanze in Via Cairoli, resta incerta la scelta di una sede unica per l’intero archivio. Sembra proprio che la Griffith abbia un destino itinerante, certamente più imposto dagli altri che voluto. Infatti dovrà lasciare anche questa nuova sede per una locazione più scomoda e inadeguata, (sita in Piazza De Marini nel centro storico) dove è attualmente installata. Segno inquietante di una cronica difficoltà di dialogo fra pubblico e privato in una città dalle enormi potenzialità culturali, ma che talvolta non vengono adeguatamente sfruttate.

Nel 1994, secondo una stima, crediamo attendibile, la Cineteca Griffith poteva ancora contare su un considerevole patrimonio che comprendeva circa 2500 pellicole suddivise in un migliaio dell’epoca del muto (in copie in 16mm), 500 del sonoro (sia in 16 che in 35mm), oltre ad almeno 1500 film d’animazione degli anni venti e trenta, e in piccola parte degli anni settanta e ottanta. Di Griffith sono attualmente naturalmente disponibili tutti i capolavori, oltre i singoli e doppi rulli della Biograph (oggi in fase di accurato restauro in collaborazione con alcuni studiosi americani). Molti i capolavori del muto come La madre di Pudovkin, La folla di King Vidor e molti altri oltre al cosiddetto “fondo avanguardie” con opere rarissime di Marcel Duchamp e Man Ray, e inoltre un nutrito gruppo (oltre le cento unità) di fanta-horror degli anni quaranta e cinquanta.
Un patrimonio che appare davvero in crescita. Oggi infatti si contano almeno 6-7000 pellicole, di cui 1500 relative al muto.
Ma le oggettive difficoltà che ancora una volta incombono su questa istituzione suggeriscono un intervento da parte di associazioni e istituzioni locali (perché è logico e giusto che la Griffith resti a Genova!) che possano infine assicurare stabilità, salvaguardia del patrimonio storico e continuità a un’istituzione che dovrebbe finalmente diventare, almeno virtualmente, patrimonio vivo di tutti.