Filmmaker 2012, tra esplorazione di talenti e impegno sociale

Per la sua edizione 2012 (dal 30 novembre al 9 dicembre a Milano, allo Spazio Oberdan,ma anche al cinema Palestrina e alla Fabbrica del Vapore) Filmmaker accentua la sua vocazione produttiva volta alla scoperta di nuovi talenti del nostro cinema indipendente. Vocazione emersa in particolare in questi ultimi anni ma che contraddistingue la manifestazione sin dai suoi esordi nel 1980 (Filmmaker ha infatti sostenuto nel tempo gli esordi tra pellicola e video di autori come Studio Azzurro, Silvio Soldini, Michelangelo Frammartino, Lara Fremder, Alina Marazzi, Antonio Bocola, Paolo Vari, Giovanni Maderna) e che si affianca all’altro segno distintivo, quello di un cinema che parla  in primo luogo di temi sociali e lo fa fuori dai canoni e dai formati, e che non teme di autodefinirsi ‘corsaro’ (dal nome di una sua specifica sezione). Un festival-laboratorio, più dalle parti di Torino insomma (sperando che la nuova direzione del TFF non prenda altre strade) che di Roma dove invece il cinema italiano trova ancora territori protetti e corsie privilegiate, anche per l’uscita in sala, purtroppo  non sempre corrispondenti ai suoi esiti qualitativi.

Da una parte quindi si segnala l’attività del Fondo Silvano Cavatorta (in ricordo dell’autore e critico, tra i fondatori del Festival, scomparso l’anno scorso) che lancia una nuova iniziativa (“Filmmaker Passion”) rivolta a giovani registe donne (di età inferiore ai 35 anni); una giuria tutta al femminile, composta dalla regista Alina Marazzi, la giornalista Paola Piacenza e dall’attrice e drammaturga Chiara Lagani, ha selezionato tre cortometraggi che saranno presentati nella rassegna di quest’anno: il film d’animazione di Marta Roberti, Sarà stato, Dolphin Girls, firmato da Giada Totaro e Claudia Casati, Atlante silvestre dell’artista visiva Micol Roubini. Dall’altra, il progetto più articolato (sostenuto da Fondazione Cariplo) del  laboratorio “Nutrimenti Terrestri, Nutrimenti Celesti”, lanciato all’inizio del 2012, con lo scopo di assistere e accompagnare giovani autori lungo tutto il percorso, dall’idea alla scrittura sino allo sviluppo produttivo. Al laboratorio hanno avuto accesso 46  giovani filmmaker sotto i 35 anni selezionati mediante uno specifico bando e che avevano già alle spalle un percorso formativo nel settore e almeno un prodotto audiovisivo. Tra questi verranno selezionati e sviluppati dieci progetti cinematografici e multimediali che saranno presentati nell’edizione 2013 della rassegna (tra i tutor e docenti si segnalano registi e documentaristi ormai affermati,  da Frammartino a Ben Rivers, da  Martina Parenti e Massimo D’Anolfi a Leonardo Di Costanzo, ma anche professori di  estetica come Fulvio Carmagnola e produttori emergenti come Paolo Benzi  di cui è stata offerta come ‘case history’ la vicenda produttiva de “L’estate di Giacomo” di Alessandro Comodin).

Ancora una volta Filmmaker sarà occasione di incontro con i registi del concorso internazionale “Lavoro e temi sociali”, molti dei quali accompagneranno le loro opere –assai diverse nella durata e nel budget ma tutte accomunate dalla tensione verso la ricerca formale, quasi sempre al confine tra diversi generi e formati,  e l’attenzione alla contemporaneità. Tra quelli che animeranno gli incontri mattutini alla Fabbrica del Vapore segnaliamo Sylvain George, già noto al pubblico milanese che con  Vers Madrid fa un ritratto appassionato del movimento degli Indignados spagnoli, e la coppia italo-austriaca  composta da Rainer Frimmel e Tizza Covi che dopo il bell’esordio de La pivellina con Der Glantz des Tages continua a seguire le tracce del gruppo circense che attraversa l’Europa innestando cinema di finzione e pratica  documentaria, come pure fanno i portoghesi João Pedro Rodrigues e  João Rui Guerra da Mata in A ultima vez que vi Macau, ritorno in una Macao che ha perduto le tracce della colonizzazione per intrecciare memoria personale e collettiva. Sempre in concorso segnaliamo Mekong Hotel di Weerasethakul Apichatpong, messa in scena dei fantasmi del passato in una struttura che è stata luogo di deportazione alla frontiera tra Laos e Thailandia;  El Impenetrable dove i cineasti argentini Daniele Incalcaterra e Fausta Quattrini ricreano una sorta di “western privato” a partire dall’eredità di un terreno in Paraguay; Nichnasti pa’am lagan dove l’israeliano Avi Mograbi attraversa le frontiere di  diversi paesi del Medio Oriente tra storie familiari e  scottanti  questioni politiche.

Si inaugura con Alina Marazzi (venerdì 30 novembre) e la proiezioni a inviti del suo nuovo film “Tutto parla di te” che schiera nel cast, tra gli altri, Charlotte Rampling, Elena Radonicich, Valerio Binasco, e parla della responsabilità di essere madre oggi attraverso l’incontro tra due donne assai diverse l’una dall’altra. In  chiusura di rassegna (sabato 8 dicembre) si parlerà ancora di futuro del cinema e della critica in una tavola rotonda (promossa dalla rivista on line Filmidee.it) cui interverranno il giovane neo-direttore di Locarno Carlo Chatrian, Adriano Aprà, Roy Menarini, a preludio di una  ricca serata  che prevede, in sintonia visiva col festival di Torino, le anteprime di Tabu del portoghese  Miguel Gomes, premiato a Berlino, e del sulfureo e visionario Holy Motors di Leos Carax, apparso a Cannes e che si spera riemerga anche nelle nostre sale.

(Programma completo e informazioni pratiche su www.filmmakerfest.com)

L’immagine che accompagna l’articolo è tratta da Tutto parla di te, regia di Alina Marrazzi