scorsese-thedeparted

CINEMA – Festa Internazionale di Roma, non solo glamour

scorsese-thedepartedI primi giorni della Festa del Cinema di Roma hanno visto la presenza delle star internazionali tanto attese: Nicole Kidman, protagonista di Fur di Steven Shainberg, Sean Connery, al quale è stato assegnato l’Acting Award 2006, Monica Bellocci, seducente baronessa nel film N di Paolo Virzì, Leonardo DiCaprio, nel cast di The Departed di Martin Scorsese.
Il Festival capitolino non si è limitato, però, ad ospitare pellicole capaci di coniugare glamour e spettacolo, con relativi divi e divine, ma ha offerto anche a chi ama il cinema d’autore la possibilità di assistere alla visione di opere inedite di registi di tutto il mondo. Stiamo parlando della sezione Cinema 2006, comprendente film in Concorso e fuori Concorso: tra le pellicole che concorrono all’assegnazione del Marco Aurelio spiccano, tra gli altri, Le voyage en Arménie di Robert Guédiguian e Nightmare Detective di Tsukamoto Shinya.

Guédiguian, francese di origine armena, abbandona, questa volta, l’amato scenario di Marsiglia e compie un lungo viaggio alla ricerca delle proprie radici.
Vediamo, così, Anna (Ariane Ascaride), protagonista incontrastata del film, partire per l’Armenia, sulle tracce del padre malato: lungo il percorso ritroverà, non solo il genitore, ma anche parti inattese di sé e scoprirà una terra e un popolo dalle mille contraddizioni.
Un film brillante e ironico, intimo e impegnato al tempo stesso, un film quasi perfetto se non vi fosse la sequenza in cui la nostra eroina impugna, inopinatamente, le armi, spezzando il ritmo misurato del racconto e l’empatia creatasi con lo spettatore.

Atmosfere e personaggi di tutt’alto genere in Nightmare Detective: il film del regista di Tetsuo e Vital narra la storia di Keiko Kirishima, una poliziotta che, con l’aiuto di un sofferente ed inquietante personaggio, cerca di capire cosa si cela dietro apparenti suicidi, accomunati da una coincidenza cioè dal fatto che le vittime, prima di morire, hanno chiamato con il cellulare il numero 0.
Un’opera cupissima, angosciante, violenta, oggetto perfetto per un saggio psicoanalitico sull’istinto di morte: come anni fa Cronenberg, con Spider, aveva trasposto sullo schermo come nessun altro il funzionamento della psiche malata, così Tsukamoto dà vita, corpo, sangue e voce all’auto-distruttività che si annida, latente in ogni essere umano.

Per recuperare un po’ di buonumore e disimpegno consigliamo una pellicola leggera, a tratti frivola, ma, comunque, divertente: Les Ambitieux di Catherine Corsini (Nomination per la Palma d’Oro a Cannes 2001 per La Répétition).
Il film, fuori Concorso, mostra l’incontro-scontro tra due personaggi ambiziosi: Julien (Eric Caravaca), ragazzo di provincia con velleità letterarie, e Judith (Karin Viard), onnipotente editor di una casa editrice. Assegnati i rispettivi ruoli e caratteri, la storia si scrive da sé: l’editor, tirannica e viziata, ma con seri problemi con il mondo maschile, prima mette l’aspirante scrittore alla porta, poi ci va a letto insieme, infine, quando lui scopre, e sfrutta in un libro, il passato del padre di lei, se ne innamora.
Stupisce e convince Eric Caravaca, già serioso regista e interprete del film Le passager, qui, nei panni di un personaggio da commedia sentimentale che non sarebbe spiaciuto ad Hugh Grant.

Da segnalare, infine, due opere presentate nella sezione Extra, la più interessante e variegata della Festa: Siluro rosso di Mara Chiaretti e Grido di Pippo Delbono.
Siluro Rosso è il racconto della vita di Rubén Gallego, scrittore disabile cresciuto in un orfanotrofio dell’Unione Sovietica: l’intreccio tra piccola e grande Storia non sempre appare pertinente ma il documentario ha valore, soprattutto, in quanto storia di una tenace sopravvivenza e testimonianza di come la mancanza possa, qualche volta, trasformarsi in risorsa. Grido, ritratto autobiografico e dichiarazione di poetica dell’autore teatrale Pippo Delbono, appassiona e commuove. Prodotto, tra gli altri, dai Teatri Uniti di Angelo Curti e Mario Martone, il film si snoda tra memoria e racconto, con i personaggi che si muovono come riattivati dallo spazio vuoto di un palcoscenico. Scendere nel buio più assoluto con quelli più piccoli e poi, con loro, risalire insieme – sono queste le parole con le quali Delbono sembra riassumere l’esperienza dell’incontro con Bobo, speciale protagonista sordo-muto di suoi sei spettacoli, ma anche l’incontro, e il superamento, della parte di sé sofferente: “Uscire da qui con Bobo forse per proteggerlo, per dare attenzione, per aiutare, per salvare qualcuno. O, forse, per essere protetto, per essere aiutato, per essere salvato”.
Un film speciale, da non perdere, per la bellezza e il rigore delle immagine che trasudano verità e vita.