Cinema e Storia 2012. Rivista di studi interdisciplinari

Una rivista che si colloca su un terreno di confine, forse una “terra di nessuno” in buona parte da esplorare: così i curatori Paolo Mattera e Christian Uva presentano la rivista di studi interdisciplinari Cinema e Storia. Ogni numero della pubblicazione, edita da Rubbettino, ha cadenza annuale e carattere monografico e si avvale di saggi scientifici uniti da un filo comune: lo studio dell’immaginario, del terreno culturale in cui esso si radica e degli effetti che produce nella realtà. Completa la rivista una sezione intitolata “Stile libero”, curata da Chiara Gelato, comprendente articoli, recensioni, interviste, saggi, strumenti di studio slegati dal tema del numero monografico ma sempre riconducibili al binomio Cinema-storia.

Per inaugurare la rivista e mettere alla prova “il metodo interdisciplinare e l’interazione di competenze finalizzate a ri-esplorare e re-interpretare una serie di narrazioni illuminanti per comprendere il nostro presente”, Mattera e Uva scelgono un decennio che attende ancora, in parte, di essere studiato. Anni Ottanta: quando tutto cominciò (Realtà, immagini e immaginario di un decennio da ri-vedere) è, infatti, il titolo di questo primo numero monografico che intende indagare lo spirito di un periodo in cui si accentuano i caratteri della “società dello spettacolo” e il cinema e, soprattutto, la televisione diffondono i propri linguaggi e i propri codici a tutti i livelli, dalla vita quotidiana al mondo politico.

Attraverso gli interventi di Gian Piero Brunetta, Pietro Cavallo, Pierre Sorlin, Marco Gervasoni, Paolo Capuzzo, Vito Zagarrio, Christian Uva, Paolo Mattera, Edoardo Novelli, Alan O’Leary, Giacomo Manzoli si comprende, in primo luogo, che il cinema permette di studiare la società, non in quanto tale ma, piuttosto, nel modo con cui questa intende raffigurarsi. In questi anni, sullo schermo appaiono eroi come Rambo o Conan che fanno del decisionismo il paradigma da seguire ma anche gli yuppie, con il loro individualismo ed edonismo. E’ un periodo di cambiamenti profondi, intuiti da un regista come Nanni Moretti che, meglio di chiunque altro, con Palombella Rossa (1989) riesce a rappresentare la crisi della politica e a spiegarci che “per inventare un linguaggio nuovo bisogna inventare una vita nuova”.

Intanto, la neo-televisione soppianta il cinema e asseconda in mutamento dei ruoli di genere dai quali emerge la centralità della forma fisica, del corpo e dell’aspetto come strumenti di relazione sociale. Il passaggio epocale dal decennio dell’io politico (gli anni Settanta) a quello del riflusso nell’io individuale determina un generale senso di smarrimento che colpisce i tanti figli senza padri ma anche i tanti padri senza figli, come testimoniano, nel primo caso, film quali Maledetti vi amerò (1980) di Giordana, Diavolo in corpo (1986) di Bellocchio o, nel secondo, pellicole come La tragedia di un uomo ridicolo (1981) di Bernardo Bertolucci o Colpire al cuore (1983) di Amelio.

Si evince, già da questi pochi cenni, come ogni esame o giudizio su quest’epoca condizionato dall’esito (Tangentopoli e il crollo del sistema politico) risulti, a ben guardare, riduttivo e come occorra, invece, uno sguardo obliquo per raccontare una storia non ovvia e risaputa. Si tratta, insomma, di rifiutare ogni retorica contrapposizione e ogni stereotipo, critico o nostalgico che sia, pur tenendo sempre a mente che si tratta del decennio, come commenta Videocracy (2009) di Erik Gandini, “dove tutto è cominciato”. Questo primo numero monografico di Cinema e Storia offre, senz’altro, un contributo determinante in questo senso.