Anche (grande) cinema alla Milanesiana 2011

Da dodici anni La Milanesiana, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi,  si conferma come l’appuntamento di maggior spessore e rilevanza internazionale che ha luogo a Milano (e che da quest’anno sbarca con alcuni eventi  anche a Torino rafforzando la joint venture culturale tra le due città del Nord già avviata con il festival musicale  MI.TO.) .
Il tema scelto per l’edizione 2011 -“Bugie e Verità”- oltre ad essere di grande attualità sul piano sociale e politico- rimanda direttamente anche alla dicotomia tra realtà e finzione su cui si basa -per statuto- l’arte cinematografica.   E, nel ricchissimo programma di incontri, riflessioni, performance, aperitivi con l’autore della Milanesiana (www.lamilanesiana.it), la sezione  cinema (curata come di consueto da Enrico Ghezzi insieme alla stessa Sgarbi) ha quest’anno uno spazio ancor maggiore con importanti presenze italiane e straniere. Già dalla serata inaugurale, dove ad accogliere il  pubblico nel foyer della  sala Buzzati della Fondazione Corriere della sera era la mostra fotografica “Nascita di una nazione. Dietro le quinte di Noi credevamo” (mostra a cura di Mario Martone e Ippolita di Majo). Un’altra occasione per ricordare  i 150 anni dell’unità nazionale e, soprattutto, per  documentare una delle opere più importanti del cinema italiano di questi anni. La mostra è un articolato percorso suddiviso in quattro parti: un viaggio attraverso la lunga e difficile genesi del film attraverso dieci pannelli commentati dalla voce del regista; le tavole originali con cui Martone ha costruito lo story board e il menabò del film, con riproduzioni di quadri, stampe d’epoca, foto delle diverse location, testi letterari; i ritratti di scena  dei protagonisti; infine, alcuni dei costumi di scena indossati da Francesca Inaudi nel ruolo di Cristina di Belgioioso.

Sempre nella serata d’apertura, dedicata al continente africano e alle sue  lotte per la libertà (con presenze, tra gli altri, di Wole Soyinka, Ben Okri, Tahar Ben Jalloun, Jean Hatzfeld), l’incontro con il regista tunisino Nacer Khemir di cui è stato proiettato Bab’Aziz, Le prince qui contemplait son âme (2005): una favola visuale e poetica che racconta di un vecchio derviscio che attraversa il Sahara insieme alla sua nipotina. Enrico Ghezzi ha presentato Khemir (che oltre che regista è scrittore pittore e scultore) raccontando del suo amore viscerale per un film pluripremiato come Les Baliseurs du Désert (1984), più volte trasmesso a “Fuori orario”.

Gli  omaggi e incontri cinematografici (le proiezioni pomeridiane sono previste presso lo Spazio Oberdan) punteggiano il resto del programma:  martedì 28  con Ettore Scola di cui verrà riproposto Una giornata particolare del 1977; giovedì 30 con Mario Martone e il suo Noi credevamo riproposto nell’edizione integrale di 204’; sabato 2 luglio (allo spazio Oberdan e poi al teatro Dal Verme) con Jerzy Skolimowski, il regista polacco, classe 1938, di cui vedremo il celeberrimo Deep end (La ragazza del bagno pubblico, 1970), The Shout (L’australiano, 1978) ma anche il suo recente ritorno al cinema, dopo diciassette anni, con Essential Killing (2010, Premio speciale della Giuria alla scorsa Mostra di Venezia): la fuga attraverso un territorio ostile di un combattente afgano (Vincent Gallo)  inseguito dalle forze militari americane; giovedi 7 luglio Giuseppe Tornatore mostrerà poi due suoi documentari realizzati per la Rai e datati 1983 (Diario di Guttuso e Scrittori siciliani e cinema). Gran finale sabato 9 luglio con Aleksandr Sokurov: il grande cineasta russo  torna alla Milanesiana ed Enrico Ghezzi -che  ha contributo a farlo conoscere in Italia- ci ripropone l’inedito per noi   Reading Book of Blockade (era alla Mostra di  Venezia 2009), affascinante messa in scena cinematografica da un libro che racconta le drammatiche vicende dell’assedio di Leningrado. Per concludere poi, sino alle 2 di notte, con una “maratona Sokurov” lunga quasi 11 ore…