47a Mostra Internazionale del Cinema Nuovo – Pesaro

Alla fine degli anni Sessanta, la Mostra del Cinema di Pesaro, ancora giovanissima anagraficamente – fu fondata nel 1965 da Lino Micciché e Bruno Torri – era già un luogo d’elezione per i cinefili (e i cineasti) più accaniti. Non a caso tra i suoi frequentatori più appassionati c’erano due persone che rispondono al nome di Bernardo Bertolucci e Jack Nicholson. Quest’ultimo, in un’intervista a ‘Repubblica’ del 2008, raccontava infatti “Abbiamo iniziato entrambi giovanissimi, due topi da festival, ci vedevamo a Pesaro”; mentre il primo, all’epoca, era uno dei grandi protagonisti di una stagione felice del cinema italiano, anche grazie all’amicizia e al sodalizio creativo con Gianni
Amico, che fu anche consulente del festival.
Diretta, dal 2000, da Giovanni Spagnoletti, a distanza di 46 anni la Mostra di Pesaro ha mantenuto la sua identità di manifestazione votata alla scoperta, di piattaforma da cui giovani registi e nuovi linguaggi prendono lo slancio verso il grande pubblico. Di festival in cui si può rinunciare ai lustrini e ai tappeti rossi ma non alla ricerca, alla cultura, alla curiosità e alla sperimentazione. E, nonostante l’età, la Mostra non ha perso la freschezza di festival giovane che propone uno sguardo inedito – “nuovo”, come vuole il suo nome – sui film nazionali e internazionali, e che invita lo spettatore a un viaggio nel cinema di oggi, per (pre)vedere quello di domani.
Ma, conscio della situazione generale dei festival e della cultura, il direttore artistico Giovanni Spagnoletti avverte: “La difficile generalizzata situazione economica nel nostro paese, il ritardo nei finanziamenti dello Stato, il lievitare dei costi minacciano di
compromettere la competitività di quella che è stata e resta una delle più antiche e rinomate manifestazioni di cultura cinematografica in Italia. Non possiamo nasconderci le difficoltà contingenti e possiamo solo augurarci (e lavorare) perché nel prossimo futuro si assista finalmente ad un’inversione di tendenza rispetto a questa situazione non poco difficile”.

CINEMA (DOCUMENTARIO) RUSSO CONTEMPORANEO
Nel 1980 la Mostra di Pesaro portò all’attenzione del pubblico la cinematografia russa grazie a un’imponente retrospettiva, realizzata grazie alla preziosa collaborazione di Giovanni Buttafava, rimasta a distanza di trent’anni un momento fondamentale di scoperta e comprensione della produzione dell’URSS per il grande schermo. Oggi una generazione di cineasti trenta-quarantenni si affaccia con successo ai grandi festival internazionali ottenendo ampi riconoscimenti ma, ancora, non sufficiente attenzione da parte dei distributori italiani. La retrospettiva sul “Cinema Russo Contemporaneo” organizzata a Pesaro l’anno scorso è stata quindi l’occasione per scoprire una cinematografia incredibilmente vivace e innovativa che dal 2003 – anno in cui Il ritorno vinse il Leone d’Oro a Venezia e Roads to Koktebel fece conoscere il talento di Boris Khlebnikov e Aleksey Popogrebsky – a oggi ha prodotto decine di film capaci di riflettere una situazione politica del tutto mutata e di offrire uno sguardo inedito e illuminante su un paese geograficamente sterminato e caratterizzato, da un punto di vista sociale, da mille contraddizioni. Le stesse che hanno stimolato la creatività di un nutrito gruppo di giovani autori.
Quest’anno, invece, le opere di non-fiction saranno invece le grandi protagoniste della 47a edizione del festival. Tra queste, ci saranno Blokada/Blockade e Kak stat’stervoj /Bitch Academy. Realizzato attraverso il montaggio di una serie di sequenze e
di documenti trovati da Sergej Loznica negli archivi di Mosca, Blokada/Blockade rievoca l’assedio di Leningrado (1941-1944), quando stanno per ricorrere settant’anni.
Il film è costituito interamente da materiale d’archivio e le immagini sono state montate e accompagnate da una sonorizzazione di Vladimir Golovnickij che ha la capacità di rendere queste scene di vita delle manifestazioni autentiche della drammaticità
di quegli eventi. Così le scene che vediamo sullo schermo trascendono la con tingenza storica, non costituiscono una mera evocazione di un drammatico passato per diventare invece una realtà ‘rianimata’ che lascia oggi senza fiato.
Nel tentativo di trovare una strada per una vita più stabile e prospera, alcune giovani donne di San Pietroburgo decidono di frequentare una scuola creata per formare vere e proprie escort. Con Kak stat’ stervoj /Bitch Academy, la regista Alina Rudnickaja documenta le giornate di studio all’istituto, dove le ragazze imparano l’arte della seduzione e del corteggiamento nella speranza di farsi sposare da uomini ricchi e potenti.
Un documentario che, grottescamente, dipinge le angosce e le aspirazioni delle giovani della Russia contemporanea, pronte a tutto pur di vivere nel lusso.
La retrospettiva intende quindi fare il punto sulla situazione attuale del documentario in tutte le sue forme con particolare riferimento a quegli autori che si sono espressi con successo negli ultimi dieci anni. Una ricognizione, totalmente inedita, di un variegato e vivace movimento che vedrà, a completamento della retrospettiva e per approfondire tutti i temi di una complessa galassia come quella russa, degli incontri con gli autori invitati al Festival.
Quella di Pesaro, sarà la più ricca monografia sull’argomento mai realizzata in Italia che, senza poter necessariamente essere esaustiva, cerca di mostrare molte delle facce della non fiction Made in Russia di quest’ultimo decennio. In particolare il Festival
dedicherà uno speciale focus su tre autori “indipendenti” che spesso hanno lavorato tra di loro in tandem (Pavel Kostomarov, Antoin Cattin, Aleksandr Rastorguev) in cui è rintracciabile un acuminato, critico sguardo sulla società, in particolare su alcuni
aspetti della vita quotidiana o sui riflessi che la guerra in Cecenia ha lasciato nelle coscienze dei suoi abitanti.
Un’altra parte del cartellone, invece, illustra quel segmento del documentarismo prevalentemente indirizzato e votato agli aspetti antropologici, poetici e stilistici dell’attuale “cinema del reale” in Russia. Sono perciò rappresentati (con uno o più lavori)
molte delle maggiori personalità, internazionalmente riconosciute, del settore, da Sergej Loznica a Viktor Kosakovskij da Marina Razbežkina, a Pavel Medvedev, (che sarà a Pesaro a presentare due sue opere). In questo modo si renderà omaggio
anche al celebre “Studio per il Cinema Documentario di San Pietroburgo” (ex Leningrado), la più antica e rinomata istituzione statale nel campo della non fiction, che ha prodotto diversi dei lavori selezionati dal Festival.
Sempre per proseguire un discorso iniziato nel 2010, s’è continuato ad avere un occhio privilegiato per il lavoro cinematografico delle donne le quali, al pari che nel film a soggetto, rappresentano ormai da tempo un aspetto rilevante e decisivo nel ricco mondo della non fiction.
Accanto alla già citata Marina Razbežkina, colei che più di tanti altri ha formato non solo con le sue opere, ma anche con il suo insegnamento una nuova leva di documentaristi, ricordiamo ancora Alina Rudnickaja, l’altra figura emergente insieme a Pavel
Medvedev, dello Studio di San Pietroburgo e la trentaduenne Galina Krasnoborova (attiva tra Mosca e Pietroburgo) che da molti è paragonata per la straordinaria padronanza del linguaggio delle immagini a Sergej Loznica. Entrambe queste autrici saranno
al Festival a presentare i loro lavori.
Infine dobbiamo segnalare nel cartellone alcuni film-saggio riguardanti due grandi maestri del cinema russo. Igor Majboroda ha cercato di ricostruire come fosse una detective story le complesse, rocambolesche vicende della lavorazione di Stalker (1979)
sinora conosciute solo attraverso la testimonianza del regista Andrej Tarkovsky, e l’allontanamento del celebre direttore della fotografia Georgi Rerberg dal cast del film – uno dei capitoli meno conosciuti della storia del cinema sovietico. In Ostrova. Aleksandr Sokurov/Islands. Alexander Sokurov, invece, un’importante autrice come Svetlana Proskurina rende un commosso omaggio al maestro Sokurov di cui è stata allieva oltre che cosceneggiatrice dell’Arca russa (e sul cui set è stato girato questo
doc.).

La monografia sul cinema russo contemporaneo si completa con una sorta di piccolissimo “aggiornamento” riguardo al cinema di finzione al femminile presentato l’anno scorso.
Parliamo dell’interessante debutto dietro la macchina da presa dell’attrice Alena Semenova con Ryabinovyy vals/The Rowan Waltz e di Peremirie/ Truce, l’ultimo film della già citata Svetlana Proskurina (che interverrà al festival a presentare i suoi lavori), una regista di cui Pesaro nel 2008 aveva presentato Luchshee vremya goda/The Best of Times.

25. EVENTO SPECIALE – BERNARDO BERTOLUCCI
Il 25° Evento Speciale sul cinema italiano, a cura di Adriano Aprà e organizzato con CinecittàLuce e in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, sarà dedicato all’opera di Bernardo Bertolucci cui proprio nella
scorsa edizione è stato attribuito il premio Pesaro Nuovo Cinema. In quell’occasione è nata l’idea di questa grande retrospettiva che vedrà una cura particolare nella qualità delle copie, per l’occasione tutte ristampate e, in taluni casi, anche restaurate. I film
saranno proiettati nelle versioni integrali e originali, con i sottotitoli italiani per quelli girati in lingua straniera. Sarà lo stesso Bernardo Bertolucci ad accompagnare la retrospettiva incontrando il pubblico, il pomeriggio di sabato 25 giugno. L’incontro sarà condotto da Adriano Aprà e Bruno Torri.
Da La commare secca (1962), sorprendente debutto in giovanissima età – 21 anni –, a The Dreamers (2003), il cinema di Bernardo Bertolucci non ha cessato di confrontarsi con la propria epoca sia storica sia cinematografica e in pari tempo di sfidare il presente con uno sguardo inquisitore e appassionato sul passato (da Strategia del ragno e Il conformista a Novecento e L’ultimo imperatore).
La sua parabola, che l’ha portato dalla provincia parmense delle origini alla ribalta internazionale, è anomala in Italia e può essere paragonata solo a quella di un Rossellini o di un Antonioni.
Dalla “malattia infantile” della nouvelle vague, esemplarmente incarnata da film estremi come Prima della rivoluzione e Partner, al graduale e faticoso confronto con la propria maturità in film come La tragedia di un uomo ridicolo e L’ultimo imperatore, il cinema di Bertolucci può essere letto anche come una forma di terapia psicoanalitica.
L’evidenza del cinema – la sua “accecante” mimesi del reale – è superata dall’immaginazione, che porta Bertolucci a inventarsi mondi paralleli a quello che abitiamo, dove le forze che nella realtà rischiano di travolgerci trovano un loro ordine, una loro energia, una loro sublimazione, che ci consentono di andare al di là di quell’evidenza.
Da Il conformista in poi, Bertolucci ha deciso di uscire da un confortevole ma ristretto ambito produttivo indipendente per accettare la sfida del confronto con la “grande” industria, riuscendo nella difficilissima impresa di conservare la propria marca autoriale, e trasferendo le proprie ossessioni da un dialogo fra intimi a una esposizione impudica col grande pubblico. Una storia intimista fra quattro mura domestiche come quella di Ultimo tango a Parigi, nel momento in cui coinvolge una icona divistica come Marlon Brando, diventa allora una favola universale. Ed è forse proprio nel confronto con attori bigger than life, che nelle mani di Bertolucci diventano eroi di storie mitologiche, che possiamo cogliere questo desiderio dell’autore di uscire allo scoperto, di affrontare apertamente, e rischiosamente, un universo a sua volta più grande di quello della propria vita. È un atteggiamento che finisce poi per estendersi anche all’azzardato accostamento a quei “grandi” di volti nuovi – a cominciare da Maria Schneider in quel film inaugurale – destinati casomai ad acquisire a loro volta statuto divistico. La personale che il 25° Evento Speciale dedica a Bernardo Bertolucci, la master class e il volume (Bernardo Bertolucci. Il cinema e i film, a cura di Adriano Aprà) che lo accompagna edito da Marsilio, intendono – come è consuetudine della manifestazione pesarese – promuovere una rilettura dell’intera filmografia di questo nostro autore, coinvolgendo saggisti giovani e meno giovani, invitati tutti a riflettere su un’opera che la distanza storica consente di illuminare con una luce nuova [saggi di Adriano Aprà, Rinaldo Censi, Sergio Bassetti, Laura Buffoni, Giulio Bursi, Stefania Carpiceci, Antonio Costa, Luciano De Giusti, Giordano De Luca, Pierpaolo De Sanctis, Bruno Di Marino, Goffredo Fofi, Michele Guerra, Donato Guida, Silvio Grasselli, Tullio Masoni, Emiliano Morreale, Stefania Parigi, Patrizia Pistagnesi, Giacomo Ravesi, Federico Rossin, Alberto Scandola, Piero Spila, Simone Starace, Bruno Torri, Vito Zagarrio]. Bernardo Bertolucci, ovvero Nouvelle vague, mon amour.

CONCORSO E CINEMA IN PIAZZA
IL CONCORSO. Sono sette i film in competizione, in questa 47. edizione, nel Concorso Pesaro Nuovo Cinema – Premio Lino Miccichè, la sezione competitiva (al vincitore 3.000 Euro) istituita sette anni fa.
Sette film provenienti dai quattro angoli del mondo, molti dei quali più volte frequentati in passate occasioni: ad esempio la Corea (The Journals of Musan di Park Jung-bum, un film che racconta le grandi difficoltà dei nordcoreani a integrarsi nella società capitalista della Corea del Sud, dove sono spesso emarginati e vittime di pregiudizi), l’Argentina (Medianeras il primo lungometraggio di Gustavo Taretto, che così lo presenta: “Tu puoi sempre aprire una piccola finestra nelle medianeras [le pareti perimetrali cieche degli edifici] per consentire che un raggio di sole entri nella tua vita”), la Francia (questa volta con un’opera di non fiction: Qu’ils reposent en revolte di Sylvain George, un potente documentario d’osservazione girato a Calais,punto strategico di passaggio per i migranti) e la Germania (Headshots dell’americano-berlinese Lawrence Tooley, ovvero coppie a Berlino oggi, attraverso la storia di una donna che si perde in un mondo in cui spesso non riesce a distinguere la realtà dalle immagini che scatta costantemente).
New entry del concorso sono invece la Thailandia con lo spirituale Eternity di Sivaroj Kongsakul, lo Sri Lanka con il drammatico Flying Fish di Sanjeewa Pushpakumara, dove c’è anche la presenza dall’organizzazione terroristica “Le Tigri di Tamil”, e il Brasile Trabalhar cansa di Juliana Rojas & Marco Dutra, una commedia nera, una storia sul lavoro che diventa un noir…
Questi film saranno giudicati da una giuria composta dal saggista, giornalista e critico cinematografico del Messaggero Fabio Ferzetti, dalla sceneggiatrice e regista Marina Spada e dall’attrice Isabella Ragonese.
Il Cinema in Piazza proporrà una selezione dei titoli presenti nelle sezioni principali del festival adatti per un pubblico meno specializzato ma altrettanto curioso. Tra le anteprime italiane saranno proiettate a Piazza del Popolo (storico centro della vita civile pesarese) Tambien la lluvia (Even the rain), un film di Iciair Bollain ( regista spagnola tra i migliori cineasti d’europa) sulla guerra per l’acqua, che riveste una attualita’ assoluta.
Gli interpreti principali sono due star del cinema latino: il messicano Gael García Bernal e Luis Tosar, premio Goya per I lunedi al sole, Ti do i miei occhi, Cella 211.
In Piazza, in collaborazione con Amnesty International, ci saranno anche quattro film corti intitolati Gli invisibili (Los Invisibles), che raccontano, attraverso le intervist
dell’attore e regista messicano Gael García Bernal e Marc Silver, il difficilissimo viaggio
di centinaia di migranti dal confine tra il Guatemala e il Messico sulla via per gli Stati Uniti. Sostiene Gael García Bernal : “Le autorità messicane devono proteggere i migranti che attraversano il nostro paese. La legge deve proteggere tutti noi, sia messicani che stranieri. È fondamentale che il Messico rappresenti un buon esempio nel modo
di trattare i migranti”.

PREMIO AMNESTY ITALIA 2011
Istituito nel 2007, il Premio Amnesty Italia 2011 – Cinema e Diritti Umani segnalerà anche quest’anno il film che meglio avrà saputo coniugare i molteplici temi relativi ai diritti umani. A sceglierlo (tra i titoli presentati nelle sezioni Pesaro Nuovo Cinema,
Cinema documetario russo contemporaneo) sarà la Giuria composta da Gianfranco Cabiddu (presidente), Riccardo Giagni, Antonello Grimaldi, Riccardo Noury e Sonoa Orfalian.

DOPOFESTIVAL
INTERNATIONAL FESTIVAL SIGNES DE NUIT
LEMS LABORATORIO ELETTRONICO PER LA MUSICA SPERIMENTALE
Cinque serate, around midnight, a Palazzo Gradari, tra cui un intero programma di video arte.
Da Parigi una selezione del festival internazionale Signes de nuit giunto alla sua ottava edizione. Il programma di film che verrà presentato cerca di coprire alcune delle tematiche che si riferiscono alle nuove trasformazioni della società, come il rapporto
tra il dominio tecnocratico e la sterilizzazione del corpo (Aorta); la danza della vita contro la disperazione (Contra); la sfida di una struttura imprevedibile dell’inconscio (Between) ma anche meditativa (Centipede sole) e magica (Magia) dell’inconscio; i
paesaggi e gli stati della mente. Per poi giungere a riflessioni filosofiche sul tempo, lo spazio, la responsabilità e l’eternità (Sink).
Da Pesaro, grazie al LEMS ( Laboratorio Elettronico per la Musica Sperimentale), alla Biblioteca e Musei Oliveriani e a Quatermass(x) Collettivo di Ricerca e Produzione, arriva il progetto video di Mariangela Malvaso, Luca Vagni, Roberto Vecchiarelli dal titolo “dodici pezzi facili”. Un lavoro che nasce dalla combinazione di tre progetti (fotografici e filmici) inseriti all’interno di due eventi promossi dalla Biblioteca e dai Musei Oliveria ni di Pesaro: la mostra fotografica intitolata Intus Labor – immagini e installazioni; e il ciclo di conferenze intitolato Dodici pezzi facili – cose rare preziose e insolite.

(Comunicato stampa)

Glubinka 35×45, di Evgenij Solomin – Documentari russi


Per contatti: Il sito della Mostra Internazionale del Cinema Nuovo di Pesaro