47. Karlovy Vary Film Festival – Consuntivo e premi

È terminata la 47a edizione del Karlovy Vary International Film Festival sabato notte (ma la domenica è stato possibile recuperare qualche film non visto per mancanza di tempo) con un consuntivo più che positivo. Con precisione…teutonica, gli organizzatori hanno diramato questi dati che riportiamo unicamente per fornire un metro di valutazione e di confronto con altri Festival forse più universalmente noti ma non necessariamente più importanti e validi.

11.480 visitatori, tra cui 15 direttori di Festival, 584 attori, 405 registi, 803 del mondo della produzione, 667 giornalisti di cui 432 stranieri. Sono stati venduti 121.022 biglietti per vedere 218 film di cui 34 cortometraggi e 56 documentari. Ventitre erano le anteprime mondiali, 35 internazionali (film usciti solo in anteprima nel loro paese di origine) e 8 in anteprima europea.
Dati freddi, forse, ma che forniscono un’idea di come questa città di 50.000 abitanti parlasse, respirasse, vivesse di cinema in ogni angolo, con tendopoli in cui il comune ha montato oltre 200 tende per i più giovani, gratis. Code per vedere i film, l’attesa della presentazione da parte degli autori del film, dibattiti spontanei fuori dei locali, la voglia di vedere, conoscere il mondo del cinema.

Tra i dodici film in competizione nella sezione ufficiale ha vinto Mer eller mindre mann (Quasi uomo) di Martin Lund (Norvegia, 2012). Nonostante l’avvicinarsi della nascita del suo primo figlio, trentenne continua ad avere uno spirito adolescenziale che lo porta ad essere non pronto a questo evento. La sua compagna lo accetta così ma, quando durante una festa con amici vede che lui preferisce loro, entrano in crisi. Ottimo protagonista Henrik Rafaelsen, non a caso insignito dalla giuria, seppure ex aequo, del premio al miglior attore.

L’Italia ha ottenuto il premio speciale della giuria per Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana (Italia, 2012) molto gradito dai critici presenti, tanto richiesto dal pubblico da costringere gli organizzatori ad aggiungere due proiezioni.
Miglior regista Rafaël Ouellet autore del film Camion (Canada, 2012), un singolare ritratto di famiglia che vede il riunificarsi dei figli adulti col padre dopo che questo ha provocato la morte di una donna in un frontale col suo mezzo che trasportava pesanti tronchi d’albero.

Migliore attrice a Leila Hatami per la sua interpretazione nel film Peleh akhar (L’ultimo passo) di Ali Mosaffa (Iran, 2012). Bellissimo film, un’ottima interpretazione, forse meritava qualcosa di più da parte della giuria. Liberamente ispirato alla novella di Tolstoj La morte di Ivan Il’ic e da James Joyce The Dead, racconta di attrice che in scena drammatica si mette a ridere. E’ una reazione alla morte del marito che lei involontariamente potrebbe avere ucciso e che le appare come un fantasma. Un film iraniano diverso dai soliti, che dimostra le potenzialità di un cinema sempre più interessante.

Ex aequo migliore attore ad Eryk Lubos per la sua interpretazione nel film Zabić bobra (Uccidere un castoro) di Jan Jakub Kolski (Polonia, 2012). Il suo è un personaggio difficile, è un orso, un misogino, un attaccabrighe che ha la vita trasformata dall’incontro con una donna. Lubos, con una buona carriera alle spalle, era qui al primo premio ricevuto e ha colpito per la sua forte commozione che non gli ha permesso nemmeno di parlare: faceva uno strano effetto essendo un omone alto e particolarmente robusto.
Nella sezione East of the West, per i curatori del Festival il fiore all’occhiello di tutta la manifrstazione, si occupa delle produzioni del Nord Europa e quasi tutti i film sono opere prime. Anche qui 12 film in concorso e una qualità più che accettabile. Ma, in realtà, non c’era un film che si distaccasse per qualità e valore dagli altri.

La giuria ha premiato Dom s bashenkoy (La casa con la torretta) di Eva Neymann (Ucraina, 2011). Girato in bianco e nero, ambientato in uno sperduto paesino della Russia durante un gelido inverno in un periodo di guerra. Un bimbo di otto anni deve raggiungere con la madre malata la casa del nonno, la donna peggiora e viene ricoverata nell’ospedale locale. Muore, ed il bimbo diventa necessariamente adulto per tentare di concludere il suo viaggio della speranza. Film convenzionale, basato sul romanzo autobiografico scritto da Friedrich Gorenstein a cui si deve la sceneggiatura per Solaris di Tarkovskij, ha un sapore antico ma anche di già visto.

Con un bacino di 190.000.000 di persone poste nei vari stati della zona, Karlovy Vary rappresenta sempre più un’occasione di confronto e di conoscenza di un mondo cinematografico che spesso non giunge sui nostri schermi.

Le altre sezioni con competizione erano:

–       Miglior documentario di lunghezza superiore a trenta minuti con vincitore Poslednata lineika na Sofia (L’ultima ambulanza di Sofia) di Ilian Metev (Bulgaria / Croazia / Germania, 2012).

–       Miglior documentario di durata inferiore a trenta minuti con vincitore Story for the Modlins (Storia per i Modlins) di Sergio Oksman (Spagna, 2012).

–       Forum dei film indipendenti con vincitore Smrt čoveka na Balkanu (Morte di un uomo nei Balcani) di Miroslav Momčilović (Serbia, 2012).

La proposta comprendeva altre 13 rassegne, tra cui quattro retrospettive che includevano quella dedicata a Michelangelo Antonioni che ha permesso di vedere 16 suoi straordinari cortometraggi.
Nella sezione Orizzonti è stato presentato l’ultimo film realizzato da Matteo Garrone, Reality, già presentato all’ultimo festival di Cannes. E’ stato accolto molto favorevolmente sia dal pubblico che dalla critica.
Riscontro ben differente per il film di Dario Argento Dracula 3D presentato nella sezione Film di mezzanotte: risate, urla goliardiche, in molti che hanno abbandonato la sala prima della fine. Sicuramente un film poco riuscito ma che, siamo sicuri, metterà d’accordo nel giudizio critica e spettatori.

Stage con Zanussi, con Solondz e altri registi, un Festival in cui esiste una messe incredibile di eventi: l’unico grande problema è che le proiezioni per stampa ed addetti ai lavori avvengono in sale da 100 posti e per ogni film ci sono solo un paio di orari: in questa maniera è più che un rischio doversi sedere sui gradini o, addirittura, non avere l’accesso allo spettacolo. E’ vero, i film potevano essere recuperati nella fornitissima videoteca o nei cinema dove avvenivano le proiezioni pubbliche, ma il problema sussisteva sempre: poche postazioni video e pochissimi posti a disposizione per la stampa.

E’ una pecca che speriamo possa essere cancellata. Ma i ‘vecchi’ del Festival dicono che la promessa di un miglioramento è nell’aria ormai da più di dieci anni.