25a Settimana Internazionale della Critica – Hitparzut X, di Eytan Zur

A dispetto del titolo (“Naomi”), il vero protagonista dell’opera prima del regista israeliano Eitan Zur, è un sessantenne docente di astrofisica ( Yossi Pollak) che, scoperto il tradimento della moglie ventottene Naomi (Melanie Peres), prima, cerca di far finta di niente , poi, in un attacco di rabbia, uccide il rivale, più giovane di lui, e nasconde il cadavere nel bagagliaio della propria auto. Al professore del film ben si adatta la definizione usata, a suo tempo, da Aristarco per descrivere l’architetto Sandro de “L’avventura” o il romanziere Giovanni de “La notte” di Antonioni: entrambi sono uomini senza qualità, nell’accezione di Musil, sono, cioè, “un insieme di qualità senza l’uomo”. Anche Ilan Ben-Natan, l’affermato scienziato del nostro film, si rivela, ben presto, privo di identità e autonomia: a prendere in mano le redini della complicata situazione creatasi, sarà la madre ottantenne che lo spingerà a sotterrare l’amante di Naomi in una fossa appena scavata al cimitero.

L’anziana donna non ha pietà delle paure del figlio (“Sei uno scienziato, non un’attricetta!”) e nella scena-madre (é il caso di dirlo!) della pellicola si scoprirà che è colpa sua se il professore agisce, o meglio, non agisce, in un certo modo. Il piccolo Ilan era, infatti, condotto spesso ai giardini dal padre, per permettere alla moglie di incontrare i suoi amanti: in altri termini, lo scienziato è cresciuto in mezzo a segreti, incomunicabilità, silenzi e con Naomi non fa che ripetere, almeno all’inizio, la tragica esperienza del genitore, capace di sopportare ogni umiliazione, pur di non perdere la donna amata. In proposito, il regista ha dichiarato: “Ho provato a realizzare un film che fosse caratterizzato da silenzio e limitazioni in superficie, nella speranza che a nessuno spettatore sfugga il terremoto che ha luogo sotto di essa”. Coerentemente con questa impostazione, il principale luogo delle riprese è il volto degli attori, soprattutto quando non parlano: i dialoghi sono volutamente scarni, insignificanti e l’intensità emotiva della storia scaturisce dal non detto. “Naomi” è un noir riuscito, raffinato e serratissimo,  in cui sembra sempre che la situazione stia per precipitare e il colpevole per essere scoperto ma, puntualmente, si verifica un avvenimento che rimette tutto in discussione e che svela un aspetto inatteso del mondo segreto dei vari personaggi. Il tutto condito da una certa dose di ironia, presente anche nella battuta conclusiva del film: “Se hai dubbi chiedi consigli, alla tua mamma”, scrive l’ineffabile genitrice del povero Ilan al commissario, amico del figlio.

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