Le vite degli altri, la nostra vita. Biografilm Festival. Bologna 2016

I, Daniel Blake, regia di Ken Loach (2016 - Palma d'Oro per il miglior film Festival di Cannes)

Da dodici anni ormai, aumentando ogni anno l’ampiezza dell’offerta -cinematografica ma anche di incontri ed eventi, specialmente musicali –  e la profondità della sua ricerca,  il Biografilm Festival –  International Celebration of Lives di Bologna,  diretto da Andrea Romeo, misura i fluttuanti confini di quello che chiamiamo “cinema biografico”, ovvero il racconto – nel più grande range possibile tra documento e finzione – di vite reali, ricostruite, oppure romanzate come nel genere biopic, o solamente immaginarie, quando non inventate, false insomma. Un cinema che racconta le “vite degli altri” o, più esattamente, la vita, unica e irripetibile,  dell’Altro, e – attraverso di essa, mediata dallo sguardo dei registi –  la nostra vita, oggi sempre più influenzata e modellata dalle tecnologie, quelle della visione e della comunicazione in primo luogo, che sono poi tecnologie al servizio, prima che di quelle “civili”, delle industrie belliche e securitarie su scala globale.

Attraverso il cinema, documentario o di finzione che sia, Il festival continua dunque la sua riflessione sui temi cruciali del contemporaneo. Temi che sono spesso dilemmi morali ed economici, o gap sociali, culturali, generazionali. La privacy  vs il controllo, la connessione vs l’emarginazione,  rappresentavano così  il focus  del 2015 “Vite connesse-La fine della privacy e l’intelligenza”, che non a caso aveva ospitato titoli importanti su tali argomenti  come il vincitore dell’Oscar 2015 Citizenfour di Laura Poitras o Silenced di James Spione sulle testimonianze dei coraggiosi “whistleblower” operanti dentro le aziende per denunciarne crimini e irregolarità o  The Amine Profile di Sophie Deraspe, sul caso della blogger siriana Amina, rivelatasi poi una falsa identità.   In una continuità ideale di riflessioni, il filo rosso di questa  edizione  e il titolo della sua sezione macrotematica è The Brand New world – Raccontare la  civiltà digitale, mentre viene annunciata, per il Biografilm 2017 l’elaborazione collettiva di un “manifesto di cittadinanza digitale”.

Su queste problematiche che attraversano e spesso dividono le generazioni il Biografilm chiama a raccolta anziani maestri  e giovani talenti del cinema contemporaneo. A inaugurare  il Festival 2016 sarà così  Werner Herzog che con il suo nuovo film Lo And Behold, Reveries Of The Connected World, compie uno stupefacente viaggio alla scoperta del web degli ultimi 50 anni ma  trasportandoci anche  nei laboratori e nelle menti che ne  stanno progettano i prossimi 50. Il film crea una mappa in dieci episodi per illustrare passato, presente e soprattutto il futuro di Internet, che si presenta  ancora una volta come un dilemma radicale, tra una ricerca di libertà e anche di spiritualità e un mondo sempre più “robotico” e asservito alle macchine. In questa sezione altri titoli molto attesi sono Zero Days, nuova opera del premio Oscar Alex Gibney che, a partire dalla storia di un virus informatico, racconta la genesi del Cyberwar, quella guerra informatica ed economica tra nazioni, che sta influenzando la geopolitica del mondo in cui viviamo, e il sorprendente A Goodmerican di Friedrich Moser dedicato alla incredibile vita di Bill Binney, un geniale matematico che avevamo già conosciuto  proprio in Citizenfour della Poitras.

A proposito di maestri del cinema e di un altro tema sempre più divisivo e strettamente connesso agli sviluppi tecnologici, come quello del lavoro e del suo significato individuale e sociale, segnaliamo nella sezione dedicata al cinema europeo  l’anteprima (sabato 11 alle 21.30) della Palma d’oro cannense  I, Daniel Blake dove Ken Loach torna alle questioni e ambientazioni che da sempre più felicemente connotano il suo cinema in un’opera che, per l’appunto, contrappone i processi  burocratici, anonimi e spersonalizzanti, delle tecnologie applicate alla realtà del lavoro, ai vissuti emotivi ed esistenziali individuali ma anche collettivi del protagonista “over 50” e di altri lavoratori precari.

Ma sono moltissime le anteprime, mondiali, europee o solo italiane, delle  varie sezioni del Festival (per il dettaglio dei titoli e degli eventi rimandiamo al sito www.biografilm.it):dal concorso internazionale (dove è in lizza anche il nuovo film di Silvio Soldini, Il fiume ha sempre ragione,  doppio ritratto incrociato di due artisti-artigiani, l’italiano Alberto Casiraghy  e lo svizzero Josef Weiss) alla sezione  Contemporary Lives,  dedicata a personaggi e temi di stretta attualità – dall’ambiente alla politica, dalla religione ai diritti civili (tra questi anche il documentario Porno e libertà di Carmine Amoroso sulla fiorente industria pornografica italiana degli anni’70).

Ancora l’attualità, spesso drammatica, risuona in particolare nella Sezione No Borders che ci parla di muri e frontiere reali e da cui segnaliamo in particolare  (era alla Berlinale Les Sauteurs), una produzione danese firmata da Abou Bakar Sidibé, Mortiz Siebert, Estephan Wagner,  che per  Joshua Oppenheimer (The Act of Killing, The Look of Silence) è  «un capolavoro di empatia e di immaginazione morale» e che racconta l’epopea dei migranti  a Melilla, la tristemente famosa enclave spagnola in Marocco, una delle tante sempre più strette porte verso l’Europa .

Dal concorso dei documentari italiani segnaliamo Al di qua di Corrado Franco che ci parla dei senzatetto torinesi, ovvero di una realtà parallela che scorre come fosse invisibile sotto i nostri occhi in tante città italiane; Un paese di Calabria di Shu Aiello, Catherine Catella  ci porta a Riace, dove si incrociano gli opposti flussi migratori dei giovani italiani e dei giovani che giungono da tante parti del mondo; e le attesissime anteprime mondiali di due affermate documentariste italiane che pur da prospettive assai diverse parlano della maternità oggi:  Daimon di Donatella Di Cicco  un progetto, durato diversi anni, che lega i racconti di quattro sue amiche nel rapporto con i loro figli,  e Ninna Nanna prigioniera di Rossella Schillaci, un progetto che entra nelle carceri per svelarci un problema tanto diffuso quanto ignorato attraverso il diario intimo di una madre e  della una sua piccola figlia,  come lei “detenuta”, ma dalla quale, al compimento del terzo anno di vita, dovrà separarsi…

Infine, una nuova sezione, “Storie italiane”, è dedicata a volti e storie importanti del panorama culturale italiano, con opere in anteprima o riproposte tra le quali ricordiamo i documentari dedicati allo scrittore Luciano De Crescenzo, ad Andrea Pazienza, a Leone Ginzburg, agli artisti  Remo Remotti e Germano Sartelli.