La critica cinematografica sul web: situazione e prospettive

“Il critico cinematografico non esiste più”, ovvero, “La critica cinematografica non ha più un suo spazio”. Sentenze queste, o a queste similari, ormai non rare a sentirsi anche dalla voce di chi… critico cinematografico lo è. Prendere il dilemma dell’esistenza (o meno) di tale figura professionale, curiosare nelle metodologie del suo lavoro e distinguerne le diverse prassi, delineare, lungo una dimensione storico-culturale, l’evoluzione del suo intervenire sulle proposte filmiche, per quanto allettante di per sé e strettamente interconnesso con la questione leggibilità, non rappresenta la linea guida né il criterio interpretativo attraverso cui suddetta questione vuole essere qui affrontata. Impossibile tuttavia omettere, come premessa almeno, la consapevolezza che parallelamente alla comparsa della critica (cinematografica) sul web è andata progredendo la messa in crisi della tradizionale prassi critica, su carta, s’intende. Sia detto, dunque, che se il concetto di leggibilità, nell’era del web, assume valenze e significati estranei alla sfera del leggibile propria del discorso (sia esso critico o non) su carta, il suo ripercuotersi nel sistema informatico non lascia disperdersi totalmente ogni criterio di giudizio tradizionalmente legato al contesto stampato. Il web chiede di rivalutare il concetto e i parametri di giudizio, di apprezzamento, ma è altrettanto vero che le sue esigenze non escludono quell’echeggiare, più o meno nostalgico, del concetto di leggibilità nato in seno al cartaceo, dove ogni discorso pertinente, va da sé, si andrebbe a perdere nella Storia. E qui non ci si propone certo il recuperarlo. Se allora l’atto del leggere la pagina web scardina le secolari esperienze del leggere su carta, la questione che questo intervento si propone affrontare, sia essa ristretta al campo della critica cinematografica, non può che risentire della più generale rivoluzione. Rinnovamento dei codici comunicativi, se non altro.

Nell’intento di proporre un’analisi che, nello specifico, applichi il parametro della leggibilità al rivoluzionario web, è difficile prescindere da queste due grandi premesse. La (ri)contestualizzazione del pezzo scritto entro un sistema che rivaluta la dimensione del tempo e dello spazio e il fenomeno, forse di potrebbe dire, di mimetismo se non di totale sparizione del critico cinematografico, ovvero di quella figura di scrittore-autore che certa storia del cinema ci ha insegnato a riconoscere. Pertanto se la questione che dà titolo alle pagine non nasce e si esaurisce sulla base di questi due dati di fatto -evoluzione (o involuzione?) delle modalità e degli oggetti di lettura- è altresì vero che un’eco da entrambi persiste. E come la natura delle prime trova nel fattore spazio-temporale la grande discriminante tra critica pre o post web, il contenuto, dall’importanza e significato difficilmente rinnegabili, dei secondi non può che stringersi attorno alla nostalgia per uno stile, un sapere, un gusto critico non impressionistico. In altre parole, se il web invita a considerare il fattore leggibilità non più (o meglio, non solo) un criterio soggettivo esercitato su una determinata cifra stilistica (sia questa forma e contenuto, insieme), ovvero su un singolo autore, è altrettanto vero che, nonostante i suoi diktat commerciali, esso non implica la perdita (non tutti l’hanno persa e… magari è auspicabile non perderla) irreversibile di quella categoria del leggibile i cui essenziali filtri di apprezzamento rimangono il senso estetico e la cultura individuali. La qualità, strettamente imparentata alla leggibilità nella misura in cui entrambe giocano sinergicamente per ricollocare il baricentro forma-contenuto all’interno del corpo informatico, non è necessariamente messa al bando dalla rete. Non dovrebbe, almeno. La consapevolezza di scrivere all’interno di un sistema diverso, più potente si vorrebbe aggiungere, dal mondo del cartaceo, e dunque rivisitare le scelte linguistiche, i codici comunicativi, non dovrebbe inibire la valorizzazione di tutti quegli strumenti, di quel sapere e di quella competenza propria del mestiere del critico. La forma recensione, il testo critico, trovata la sua culla nella carta, rimane l’oggetto di lavoro del critico, ‘nonostante’ la necessità (della rete) piuttosto che il libero rinnovamento (del recensore) possano destare dubbi allo stesso critico nostalgico del cartaceo. È altresì vero che se il cinema stesso ha mutato e sta mutando il rapporto con la rete (basti pensare alla possibilità di trovare il film scaricabile, gratuitamente e legalmente, dalla rete ancor prima che in uscita nelle sale), il rapporto del critico con la critica cinematografica online non può che seguire questo andamento. Il cambiamento del codice comunicativo non può prescindere dai cambiamenti segnati dalla tecnologia: è all’interno di questa continua oscillazione che la prassi critica online può continuare a difendere l’originale imperativo della qualità. In sostanza, non si tratta, per critico, di spostare il piano della sua scrittura ad un livello più basso, ma ‘semplicemente’ ad uno più aperto, in linea con il principio della fruibilità ovvero con le proprietà del nuovo sistema informativo, certamente più mobile ed ibrido del precedente a stampa (si pensi alla realtà dei blog… che tipo di critica nascerà tra qualche anno?).

Ma si lasci il mondo dei blog, quel nuovo universo tanto da fruire quanto da studiare che richiederebbe considerazioni a parte (l’utente che si fa critico, per esempio, come riuscirà a stravolgere ulteriormente la prasi critica? Dove finirà il critico con la c maiuscola?), e si torno al parametro del leggibile. Parametro non nuovo, comunemente adottato dal gusto critico di ognuno, tanto variabile nelle accezioni quanto personale il sentire; parametro che, nel salto dalla pagina stampata a quella online, rimane un retaggio valutativo legato all’aspetto contenutistico e stilistico della prima così come all’impatto visivo della seconda. Ecco allora che parlare di leggibilità a fronte della primaria caratteristica del web, la visibilità, sebbene richieda una ri-lettura (sia concesso il gioco di parole) del concetto stesso, non può prescindere dal fattore contenuto e dal fattore stile, ovvero escludere quel saper scrivere che il foglio stampato ha insegnato a porre come etica-estetica di uno specifico mestiere, quello dello scrittore, in genere, del critico cinematografico, nello specifico. Il peso dato al contenuto (e qui s’intende, in triplice ripresa, alla sua coerenza e competenza, al suo grado di analisi interpretativa, che propone e che sollecita, ma s’intende anche al lessico appropriato e alla terminologia consapevole e dunque, a fronte di entrambi, alla prosodia criticamente efficace e… leggibili), si sa, è calcolato, in linea di massima, sulla base di una facile comprensione e sotto le minacce di un tempo di fruizione che non permette digressioni ‘inutili’; eppure, ci si vuole chiedere, è possibile sciogliere alla radice questo ‘saper scrivere’ di critica dalla questione leggibilità? Fino a che punto si può adottare il termine leggibile al di fuori di ogni rimando al contenuto e aldilà di ogni esigenza specificatamente nata dall’avere di fronte un testo critico cinematografico (e non altri). È vero, si potrebbe a questo punto obiettare, il testo critico cinematografico non esiste più, o almeno, sul web è raro e si perde tra forme e colori (e si potrebbe aggiungere, suoni) a cornice del contenuto, quanto c’è, a suo discapito, altrimenti. Da qui si dovrebbe ammettere che nessuna esigenza specifica nasce, mentre tutta la questione leggibilità finisce per risentire di ben altri parametri. Non più stile, autori(ali)tà, competenza del critico, bensì scelta grafica ed impatto visivo del sito. Senza estremizzare, però, la questione, immaginando di seguire il fattore contenuto lungo una linea asintotica con lo zero, è evidente che, nel web, leggibilità significa (anche) questo (impatto visivo) e che è necessario considerare tale traslazione, dal piano (prevalentemente[1]) del contenuto a quello (prevalentemente[2]) dell’estetica e fruibilità, se comunque si vuole rintracciare il leggibile anche tra le strategie del mondo online. Prima di arrivare a questo concetto di leggibilità e indagare ulteriormente i presupposti della premessa per cui la leggibilità di un testo online sarebbe, almeno in parte, estranea a quella del testo stampato, ancora una nota. Come sempre è pericoloso generalizzare. I due prevalentemente fra parentesi, qualche riga sopra, sono emblematici. Sarebbe rischioso porre uno spartiacque che segnasse da una parte il cartaceo e la sua leggibilità, dall’altra il web e la sua leggibilità. Il primo non esclude l’impatto visivo come elemento determinante la lettura, il secondo non rinnega, sempre e comunque, quel ‘saper scrivere’ critico. Là dove si può ancora trovare illeggibile una rivista perché, ancor prima del contenuto, è antipatica l’impaginazione, esiste una specie di contrappasso per cui è leggibile una fonte online nonostante l’impatto visivo. È una questione essenzialmente di gusto, di esigenze, di aspettative, di abitudini… di tutto questo insieme e tendente a valutazioni piuttosto personali. “… ma è tutto scritto!”, quante volte succede di sentire o di ripetere questa frase? Domanda retorica, certo, ma un passo oltre potrebbe servire per porre la frase a comune denominatore fra pagina cartacea e pagina web. Il passo da farsi è spostare il piano di questo discorso dall’aspetto contenutistico di un pezzo critico a quello della sua postazione all’interno di una rivista o sito che sia. Come si diceva poc’anzi, l’impatto visivo, per quanto, potenzialmente più valido e dunque maggiormente accreditato tra i fattori di successo, non è prerogativa del web solo. È palese che anche nel cartaceo un’impaginazione più essere diversamente felice. Poi, va da sé, che questo diversamente è racchiuso, si ribadisce, nel gusto soggettivo. Che l’immagine, il colore, il movimento tra il nero dell’inchiostro non siano del tutto disdegnati anche da chi non si fa intimidire dai lunghi articoli ‘tutti scritti’ forse non è erroneo immaginarlo. Intervallare il nero su bianco o comunque, la monotonia di uno stesso carattere calligrafico giova anche al cartaceo. Nel web, il giovamento, si eleva all’ennesima potenza. Talvolta fino a trasformarsi nel suo contrario: la perfetta illeggibilità. Si chiede alla pagina online la chiarezza, la facilità, la massima velocità nel soddisfare le ricerche dell’utente. Ecco appunto, utente. Senza ora indugiare inutilmente sulla natura di tale personaggio nell’era del web, valga però mettere a fuoco l’esistenza di un discriminante con la figura del lettore tradizionalmente (dove tradizione è il cartaceo) inteso. Differenza di comune accorgimento, ormai, che si potrebbe far risalire e condensare nel concetto di informazione. L’utente consuma informazione come il lettore (almeno si vorrebbe credere) cultura. Tutto ciò che gravita attorno al consumo d’informazione, o meglio, all’incentivare tale consumo, nel web è benvenuto. Banale quanto essenziale è ricordare il fattore temporale come prima ragione a monte di ogni scelta grafica, visiva, contenutistica. “L’utente non ha tempo” sembra la premessa del mondo Internet, “L’utente deve essere colpito” il suo diktat. Su questi due postulati la sfida della leggibilità si gioca. Difficile allora per il pezzo lungo ‘tutto scritto’ entrare nel gioco. È un rischio, sì, per il pezzo (che, al limite, si ‘perde’), ancor più per il sito (che, alla peggio, chiude)… molto meno per il critico che, in generale, non sa se (da chi e da quanti) è letto.
Al di fuori delle rubriche online dei quotidiani che storicamente, già su supporto cartaceo, dedicano, almeno un giorno la settimana, una pagina di approfondimento cinematografico, e dove le firme dei critici trovano ancora visibilità, il web richiede di rivisitare la figura di critico. Lo spazio per la recensione è limitato (ma questo si potrebbe dire, già avviene nell’ambito della stampa), il tempo del lettore è risicato, il web è (deve essere) accessibile a tutti, le proposte critiche non possono che livellarsi sulle esigenze di quel gioco che vede nel leggibile un fatto essenzialmente formale. Non più l’eventuale difficoltà di comprensione sbarra la lettura, ma piuttosto l’aspetto caotico dell’homepage di un sito.

Dell’inserimento nel web delle rubriche cinematografiche legate a differenti quotidiani e, di norma, firmate da critici, da quei critici della generazione anteweb, per intendersi, queste pagine non intendono occuparsi. Come è noto e (anche qui si potrebbe aprire un paragrafo a parte, ma sia sufficiente in questa sede la semplice considerazione) che diverse riviste specializzate hanno il proprio sito. È il caso di «Cineforum» (www.alasca.it/cineforum), «Sentieri Selvaggi» (www.sentieriselvaggi.it), «Primissima» (www.primissima.it), «35mm» (www.35mm.it), tra gli altri. Ovvio che dalla carta alla rete il salto è notevole a prescindere dalle scelte contenutistiche ed estetiche di ciascuna redazione. Altra menzione merita la «Rivista del Cinematografo», che, esistente in forma cartacea del 1928, è oggi uno dei maggiori portali di cinema (www.cinematografo.it) oltre ad essere, come per le succitate riviste, molto più della trasposizione online dell’originale rivista cartacea. Del resto, è noto, è la struttura stessa del web ad offrire potenzialmente più ricchezza. Basti pensare al sistema di banca dati[3] o a quello di informazioni indirizzate a soddisfare le richieste del singolo utente (sia la domanda della programmazione nella propria città piuttosto che curiosità su trailer, anticipazioni, libri, o quant’altro). Aperta e presto chiusa questa brevissima parentesi sulle testate che godono della diffusione via stampa come di quella online, ci si propone delle brevi soste, dei sommari sguardi, su quelli che possono essere i gradini di un’ipotetica scala di leggibilità dei siti di critica cinematografica. Questo non senza ribadire come una simile ipotesi non possa essere se non il risultato di una scelta che, a priori, difetta di oggettività e, dunque, di quanto i siti che si andranno citando siano il prodotto di un criterio valutativo basato su un gusto personale, per quanto, sia chiaro, si sia cercato di guardare parimenti a quella dimensione oggettiva che si dice esserci nelle vie di mezzo. Banditi dal censimento seguente, allora, tutti i siti ‘troppo’ chiacchieroni e tendenti al gossip, ‘troppo’ sottomessi all’invadenza dell’extra critico, o al contrario, ‘troppo’ statici e poco aggiornati o, ancora, ‘troppo’ dediti a certo cinema… insomma tutti quei siti (e sembrerebbe non essercene moltissimi ma curiosando nella rete se ne trovano all’insaputa) che svirgolano il discorso critico su aspetti marginali, quando non del tutto alieni, al raccontare di cinema, a quel raccontare che, pur nello spazio ristretto delle pagine web, sappia difendersi con una struttura e linguaggio pertinenti l’intento critico e per questo distinguersi. Ulteriore premessa fondamentale. Quanti siti di cinema esistono sul web? Quanti quelli che potrebbero costruire questa scala di leggibilità? Davvero impresa ardua dirlo. Titanica poi a sistemarli in questa scala. Fossero anche un centinaio… due centinaia… come estendere all’intero gruppo gli stessi criteri di giudizio, nota la fluidità del web? Certo di una ricerca più allargata e di considerazioni più dettagliate riguardo le centinaia di siti queste pagine sono debitrici, ma questo piccolo campione non intende porsi quale specchio dell’intero panorama critico online, piuttosto promuoversi a valido esempio per portare avanti alcune riflessioni di carattere più generale.
Nel 2000 nasce, essenzialmente come informatizzazione del cartaceo Dizionario Farinotti[4], il sito www.mymovies.it. Nel corso degli anni fino all’oggi, pertanto, le elaborazioni del sito, ovvero il suo perfezionamento, si sono volte in gran parte alla rivisitazione di quelle recensioni che, originariamente povere, non potevano godere di buona visibilità in una pagina web (si pensi alla differente percezione di tre righe piuttosto che dieci, sulla carta o sul video). Ecco allora che segue l’inserimento nel sito del Morandini. Farinotti e Morandini, dunque, assieme alle nuove recensioni della redazione di «Mymovies». Sulla linea del Farinotti, dichiarazione d’intenti del sito è di recensire indistintamente il film di serie Z come il capolavoro. L’uno e l’altro devono godere dello stesso criterio di inserimento online, della stessa attenzione critica, sostanzialmente, di una ‘non-scelta’. Oggi, il sito di Giancarlo Zappoli (e dei suoi collaboratori, chiaro) è il primo sito in Italia categoria entertainment cinema (fonte Nielsen//NetRatings NetWiew). La strategia messa in atto sembra rispondere all’esigenza di assecondare la direzione (tempo dedicato e pagine aperte) dell’utente. Guardiamo alla finestra Oggi al cinema. La scheda tecnica del film accompagnata da una breve sinossi porta, mantenendo lo sguardo alla critica (sono varie e di diversa natura le opzioni che una pagina di del sito offre), alla recensione approfondita (a cura di uno dei redattori in carica) e/o alle critiche apparse nei quotidiani. Qualche anno prima, nel 1996, nasceva www.cinema.it. Quando online il materiale era essenzialmente di matrice americana, Cristina Jandelli e Beatrice Manetti, già direttrici di una rivista cartacea, con il supporto di una società di architetti (un gruppo di sei architetti all’epoca interessati alla ricerca volta alle nuove tecnologie) che fa loro da editore, registrano al tribunale di Firenze[5] la testata, all’epoca chiamata, «Al Cinema». Le varie e continue mutazioni succedutasi negli anni hanno portato all’attuale sito www.cinema.it. Attualmente la struttura è più vicina a quello del blog piuttosto che a quello di una tradizionale rivista di cinema telematica. Se a livello di leggibilità e fruibilità, inevitabilmente, la testata è andata modificandosi, il progetto iniziale non si è perso. Recensire i film in sala (le prime recensioni che si trovano nel database sono del 1999), accompagnando gli interventi da tutto un apparato di approfondimenti, interviste e sezioni varie (sotto la dicitura categorie, per esempio, si trovano le opzioni anteprime, attori, cinema e libri, documentari, dossier, dvd, festival, news, registi, trailer, prime visioni) è essenzialmente l’intento da sempre perseguito. All’interno di quest’ultima categoria, prime visioni, si apre il mondo delle recensioni sulle programmazione in sala.

Come per il sito di «Mymovies», anche qui la sinossi, la recensione, la scheda tecnica e ogni altro link relativo il film è il paradigma cui ciascun titolo recensito segue. La qualità della critica online deve mutare in funzione della mutazione dei linguaggi propri delle rete. Il rischio è quello di rimanere ancorati a schemi e codici comunicativi non rispecchianti la contemporaneità. Cine critica Web (www.snnci.it) e www.cultframe.com pongono la qualità al primo posto, andando così un po’ contro corrente il mare magnum della critica sul web. Pensare di trasportare sul web il cartaceo, senza rivalutare l’intero sistema di scrittua-lettura, non può portare lontano. È evidente che i meccanismi della carta stampata e quelli del web sono retti da leggi diverse e che, dunque, il modo di fare critica non può non mutare in sincronia con il sistema comunicativo della rete. Ma accorgersi di questa necessità non significa abdicare alla qualità. E nel web il termine qualità, aldilà di della messa a punto che sinteticità non è sinonimo di non-qualità (sintetico non s’intende impressionistico), è strettamente connesso alla dimensione della visione, ovvero della fruibilità. La critica cinematografica online viene vista, in primis, non letta. www.cultframe.com è un ottimo esempio per vedere quanto la struttura grafica sia il nucleo centrale dell’interesse della rivista. Qui la fruibilità è perseguita attraverso la verticalizzazione dei testi dettate da chiare scelte studiate sui meccanismi percettivi dell’utente (online si tende a compattare la lettura attraverso una visione globale). Questo, di ribalzo, non può non influenzare la prassi critica. Ovvero, un critico non accorto di questa nuova dimensione, potrà salvare la qualità, ma (forse) non la fruibilità. Insomma, scrivere per la rete non può eludere la scelta di un linguaggio comune. Ma questo, si ripete, non significa rinnegare la qualità. www.cinefile.biz è certamente (si ripete, all’interno di un compromesso soggettivo-oggettivo) uno dei siti ad alta leggibilità. La homepage presenta, al centro, l’elenco delle recensioni dei film in sala. Titolo e regista accanto al giudizio condensato in una parola (es.: brillante, impietoso, anacronistico, inconcludente, grossolano, scontato, sorprendente, monotono, pungente, odioso, altalenante, etc, etc…), nome del recensore e un assaggio della recensione (tre righe) invitano a cliccare sul singolo approfondimento critico. Si scopre allora un testo piacevolmente impaginato -lunghezza e pulizia dello spazio dedicato ne sono i principali motivi- dove allo scritto critico si aggiunge il percorso artistico del regista e la scheda tecnica della pellicola in questione. L’intenzione di promuovere una prassi critica, ovvero la volontà di identificarsi come finestra web a carattere essenzialmente critico, è chiara. Non mancano, tuttavia, una serie di opzioni di diverso intento divulgativo. Oltre all’archivio delle recensioni passate (relative ai film non più in sala), il sito raccoglie numerosi testi di sceneggiature, interviste, elenchi vari (di registi, attori, produttori, distributori e festival), oltre a suggerire altri link utili a fornire la possibilità di contattare la redazione, iscriversi alla mailing list o partecipare al forum o… insomma navigare nel sito seguendo diverse rotte. E questo appunto è la caratteristica comune a tutti i siti. Fornire la possibilità di allargare l’orizzonte cinematografico aldilà di un interesse (e quindi sapere) strettamente critico è ciò che sembra essere il parametro su cui non solo i siti creano la differenza fra loro ma anche, e a monte di questo, su cui studiano la propria strategia di posizionamento, ovvero di visibilità. Ma si lasci da parte la questione di un’analisi marketing per tornare nel territorio della leggibilità. Un altro sito ben fatto, sempre secondo i criteri di questo censimento, è http://news.effettonotteonline.com. Sebbene non vanti un aggiornamento preciso e rimanga fermo con l’homepage a qualche settimana precedente (per quanto riguarda le uscite in sala, ovvio), presenta un’ottima scelta circa la centralità data alle recensioni. Come nel sito precedente, non si incappa in caotiche homepage dalle svariate quanto colorite attrazioni (ovverosia, distrazioni) peri-critica. Ancora, la pulizia della pagina web e la predilezione per uno scrivere di cinema più che per un ‘vendere’ film fanno senza dubbio la differenza. A corroborare la scelta di fornire testi leggibili è la presenza, per ogni articolo, del rispettivo testo in formato pdf… innegabile sistema per rendere le pagine più leggibili, se non altro perché più facilmente stampabili (a questo proposito è giusto ricordare come la presenza del formato pdf sia una caratteristica rintracciabile in diversi siti). Ben fatta anche la sezione link, all’interno della quale si trovano sette sottogruppi di link utili: Leggere di cinema (elenco dei siti di critica cinematografica) Incontrare il cinema (elenco di alcuni siti dei festival internazionali di cinema) Cercare il cinema (elenco di alcuni dei grandi portali dove trovare notizie relative al cinema) Tutelare il cinema (elenco dei siti di alcune associazioni a tutela del cinema) Conservare il cinema (elenco dei siti di alcune importanti cineteche internazionali) Fare il cinema (elenco dei siti di alcune scuole di cinema) Vedere il (micro)cinema (alcuni siti riguardanti il mondo dei corti). Sulla stessa impostazione, tendente al minimo necessario di colore e immagini, è costruito www.frameonline.it. Qui, anzi, l’homepage radicalizza l’esigenza di presentare i titoli dei servizi nell’assoluta serietà di una pagina quasi del tutto estranea a immagini. Approfondimenti sul mondo del cinema e primaria attenzione a speciali o interviste più che a recensioni -perlopiù non perfettamente aggiornate sulla contemporanea programmazione nelle sale, ma comunque di certo spessore critico-narrativo- fanno anche di questa rivista telematica un buon punto di riferimento per ciò che sono lo sguardo analitico e lo spunto critico nel web. Indicare il link della casa di distribuzione di ciascun film può non essere un’idea malvagia. Tenendo conto poi che il sito esiste dal 2002, l’archivio delle recensioni non è da sottovalutare. Davvero un ottimo sito dal punto della leggibilità è www.offscreen.it. Senza distrazioni punta l’attenzione sulla proposta critica. Aggiornato e puntuale, ordinato e ‘pulito’, di indubbia qualità le recensioni e di certo spessore gli articoli delle sezioni cult (oggetti di culto), saggi (“altre visioni”), frame-stop (approfondimenti su registi), backtrack (cinema e musica), primo piano (tecnica e attualità), essenziale per ciò che riguarda la ‘citazione’ fotografia, può contare sicuramente su una distinta potenzialità di farsi leggere. Altro sito per cui si direbbe che la prassi critica non è morta nel/col web è www.spietati.it. Anche qui l’approfondimento del discorso critico e il saper scrivere di cinema sanno guadagnarsi una nota di merito. Si rinnova la considerazione circa la pulizia della homepage e la sua chiarezza nel guidare l’utente/lettore verso ciò di cui va cercando, più o meno a sua insaputa. A differenza dei precedenti, una constatazione. L’uso dell’immagine è sicuramente più sfruttato. È questa che determina la facciata del sito, la struttura e organizzazione della sua prima pagina. Il titolo delle principali notizie non va disgiunto da una presentazione anche visiva, fotografica. Eccezione fa il riquadro intitolato ultimizie dove si può scorrere l’elenco dei titoli più recenti. Altra novità, rispetto ai siti qui sopra citati, è la presenza delle tabelle riassuntive con il giudizio (in numero) dei recensori. Pertanto, è facile trovare recensioni che godono di uno sguardo multiplo: diverse firme affrontano lo stesso testo filmico.
Siti quali www.fuorischermo.net, www.hideout.it, www.occhisulcinema.ita appartengono anch’essi al gruppo qui etichettato come ‘leggibile’, seppure balza agli occhi come il gioco del colore, ovvero l’importanza data all’immagine, sia diversamente percepito (da chi il sito lo gestisce e, va da sé, da chi si trova a frequentarlo). Non più uno scrivere, come anche la tradizione cartacea ha sempre prediletto, nero su bianco, ma, al contrario, presentare testi scritti bianco su nero (è il caso dei primi due appena citati) o, similmente, testo azzurro o bianco su sfondo blu (è il caso del terzo sito). Fuorischermo come Hideout sceglie di non risparmiare il lettore da alcune citazioni fotografiche ovvero di intervallare lo scritto con immagini, fotogrammi, del film in questione. Forse non una cattiva scelta (per quanto ne possa costare in termini di tempo di caricamento della pagina stessa) laddove il testo sarebbe un lungo -relativamente lungo- bianco su nero. Ancora un sito estremamente ‘leggibile’ perché palesemente semplice e chiaro nella disposizione delle finestre suddivise per argomento e quasi uniche presenze nella homepage è www.revisioncinema.com. Bandita ogni forma di interferenza promozionale o referente il cinema solo di striscio. L’homepage propone (sulla sinistra), incolonnati, i diversi settori di interesse (In sala, News, Forum, Home Video, Archivio, Colonne sonore, etc, etc…), un paio di fotogrammi come immagini al centro pagina e davvero poco altro per attirare l’attenzione oltre questa, spoglia e dallo sfondo blu. Una pagina scritta nero su bianco e ricca di contenuto -almeno potenzialmente, visto lo spazio dedicato al recensire- è invece ciò che accoglie la sfida di scrivere di critica cinematografica… oggi, sul web. Un po’ più articolato ma pur sempre basilare nel suo presentare, nella pagina iniziale, la lista dei film recensiti (accompagnati questa volta da relativa immagine a rappresentarli) e suddivisi secondo il duplice criterio di inserimento In programmazione o in Tempi Moderni consiglia è www.tempimoderni.com[6]. Anche qui, per ciascuna recensione, si trova scheda tecnica e artistica, giudizio (espresso qui in numero di ciak –piccoli ciak il cui numero è proporzionale all’indice di gradimento- presenti) e recensione. Qualche immagine poi a rafforzare l’impatto visivo. Qualche indicazione extra (rimandi a siti non strettamente legati al cinema) invece a rompere, nella homepage, la severa pertinenza e l’unica (quasi) possibilità di rimando ai testi critici. A fronte di queste considerazioni, si potrebbe dedurre: se leggibilità diventa sinonimo di facile fruizione, il sito creato con maggior attenzione all’immediatezza del contenuto, sia questa intesa come velocità di assimilazione (da parte del lettore-utente) o di caricamento (da parte del sito), è facile abbia più successo rispetto a quel sito che propone contenuti che, per difetto o per eccesso, tradiscono il tempo statisticamente stimato compatibile con le necessità degli utenti. Per difetto o per eccesso, s’è detto. Il web rivaluta le priorità tra forme e contenuti, lasciando spesso vacillare il secondo a favore di un appeal che sappia catturate l’interesse dei più. Eppure, ci si domanda, quanto un appeal eccessivo può condurre al risultato contrario? Ammesso che eccessivo sia quell’impatto visivo che fa dell’accumulo d’informazioni e di tutto ciò che provvede a far risplendere quest’accumulo (scritte, colori, suoni, movimenti, intermittenze varie…) la sua strategia, potrebbe essere fuorviante continuare ad adottare il parametro dell’immediatezza come criterio di giudizio sul leggibile. Come non considerare un elemento di disturbo tutto ciò che, perché ‘importante’ per una questione di mercato, distoglie l’utente della lettura? Certo, il web è un compromesso, più o meno ricercato[7], tra marketing e informazione (cultura, si ripete, forse sarebbe troppo azzardato come termine), non sorprende allora che il lettore in cerca d’informazione sia distratto e magari indispettito dalle interferenze di tutto ciò che esula dalla critica, nel nostro caso. Insomma, un contenuto critico deve fare i conti con la pazienza di chi legge, sia questa intesa come tempo a disposizione o come capacità di lettura tra i richiami extra. È altrettanto vero che laddove impera questo extra è difficile trovare discorsi che superino la decina di parole. La fruibilità è allora salva… forse non tanto la critica. Per l’appeal, invece, è necessario rimettersi ad una questione di gusti personali, per cui è rischioso ogni tentativo di incasellare il leggibile oltre una valutazione che pone dei se e dei ma. Etichettare come leggibile o meno un sito, ipotizzare una scala di leggibilità nel web, non può che essere intrinsecamente affetto da criteri soggettivi di chi etichetta o ipotizza. Da chi si ritrova a suo agio tra le brevi frasi di una critica improvvisata, come pretendere che possa apprezzare un discorso critico che preveda… cinque minuti di lettura? Tutto è possibile, d’accordo, ma, se la statistica rappresenta la ‘voce della verità’ del web… forse accettare di leggere pagine e pagine online non è poi ciò che si chiede all’utente. Ecco allora che la critica sparisce dietro le leggi del marketing come ignorata per la scomoda lettura non veloce. Da una parte si assiste al fenomeno della ‘critica’ aperta a tutti, al proliferare di opinioni critiche più o meno impressionistiche o, al contrario, ridondanti perché sospette di non originalità, dall’altra alla messa in crisi di una prassi critica che, si sa, con il carattere impressionistico e soggettivo di certa tradizione ha fatto la sua ‘battaglia’ perché alla ricerca di una metodologia e scientificità che la ponesse all’interno di un saper guardare, scrivere, fare cinema.
Non è ora per promuovere queste poche pagine a specchio censore di siti ‘non leggibili’, ma è nell’intento di esemplificare le argomentazioni finora toccate che ci si propone di procedere senza tacere ciò che potrebbe trovarsi all’estremo opposto della nostra immaginaria scala. Ancora il compromesso oggettivo-soggettivo vige, ancora la consapevolezza di un’inevitabile estrapolazione ovvero di operare su un campione circoscritto, è chiara. Pertanto siano le considerazioni seguenti rapportate a criteri di indagine che, doppiamente ancorati al terreno dell’aleatorio, alla soggettività di chi scrive da una parte, alla relativa superficialità del censimento dall’altra (ma attenzione, non si connoti qui superficiale di faciloneria, piuttosto si intenda la scelta di seguire l’impatto visivo come regola di gradimento, senza approfondire e sprofondare nei perché delle estetiche web. Il discorso, è sicuro, prenderebbe tutt’altra piega.) e scevri da qualsiasi intento di giudizio non flessibile (valori assoluti non se ne vogliono dare), si propongono tuttavia di continuare la scalata (discesa?) segnalando quei siti che potrebbero stare, per così dire, agli antipodi di quelli precedentemente passati in breve rassegna. E allora, a dispetto di quest’ultimi, come non cogliere un palese scarto, percettivo in primis, imbattendosi in siti quali www.cineboom.it, www.cinemovie.info, www.film.it? Non si vuole qui riferirsi al piano del contenuto, della prassi critica proposta, piuttosto a quello estetico dell’homepage. Cineboom si apre su una pagina rosa (alquanto originale e solitaria la scelta e… apprezzata poi?) e, come gli altri due siti citati, sembra fare dell’affastellamento di opzioni cliccabili il marchio distintivo. C’è un po’ di tutto. Dalle recensioni ‘vere e proprie’ ai banner pubblicitari, dalle finestre dei trailers alle caselle per eventuali forum… le pagine risultano caotiche e (forse eccessivamente?) movimentate. Del resto, succede di (dover) dire illeggibile quel sito che nella sobrietà dell’homepage resta davvero scarso di contenuto. Sia ad esempio www.iann.it/film. «Film & Chips» (il nome del sito che occupa quasi l’intera homepage) e il sottotitolo «Critiche comparate on-line» già tradiscono lo spessore del contenuto. Essenziale nella grafica (e questo certo non è un punto a sfavore), altrettanto essenziale nella critica, ristretta a tabelle di giudizio comparative (perlopiù di note testate) e schede tecniche comprendenti micro sinossi. Testi che più si avvicinano allo statuto di recensione critica si scoprono tra Gli Speciali, ma anche qui, forse, ci si avvicina e basta, mentre non mancano classifiche varie. Insomma, in quel testo nero su bianco «Film & Chips» non sembra scommettere poi molto.
Dunque, per porre un punto a questa riflessione. Un autore il critico, cosa rimane di questo autore nel web? Forse davvero poco, forse è difficile dirlo… forse non è l’autore che il web vuole. Se informazione è parola chiave più che cultura, ovvio che il leggibile trasla da che scrive (perlopiù spesso protetto dall’anonimato) e cosa scrive a come si presenta ciò che è scritto, nella sua globalità, però, non nel suo articolarsi interno al discorso. Almeno questo è il primo passaggio, inevitabile e necessario. Questo non esclude che persista anche nel mondo virtuale colui che ricerca la possibilità di leggere di critica cinematografica o comunque sia di qualcosa che più le possa assomigliare. Alcuni siti, si è visto, perseguono la qualità, alcune redazioni sanno che per quanto rivoluzionario sia il web e per quanto rivoluzionati e da rivoluzionare siano i codici linguistici, gli strumenti tradizionali del critico, la sua cultura, in primis, non possono mancare. Il lettore di critica cinematografica non creda, allora, di essere dato del tutto per disperso perché sembrerebbe che la critica cinematografica sia ancora esistente… ha solo mutato aspetto.

Erica Buzzo