Il cammino del cinema italiano

Il cammino della cinematografia italiana in questo primo scorcio di stagione può essere riassunto in maniera sintetica in una sorta di testa coda espressivo-produttivo che si è verificato recentemente.
Nello stesso periodo (novembre 2002) sono infatti in distribuzione nelle sale cinematografiche del nostro paese due pellicole decisamente lontane nello spirito e diverse stilisticamente.

Pinocchio di Roberto Benigni è un film che tutti attendevano, un’opera costosissima realizzata secondo i canoni più razionali del cinema commerciale (con tanto di gadget, fascicoli in vendita in edicola, pesante campagna pubblicitaria) e con mire autoriali molto alte nonché uno sbarco negli USA previsto proprio per il giorno di Natale. Angela di Roberta Torre è un lavoro infinitamente più piccolo, in cui la ricerca stilistica rappresenta certamente l’elemento più forte e determinante.
Film opposti, dunque, assolutamente inavvicinabili ed imparagonabili che possono essere considerati i confini estremi di un cinema italiano sempre in cerca di un’identità ma anche, e soprattutto, di una produzione “media” che sappia coniugare interessi commerciali, e quindi incassi, con la qualità.

Certo l’industria cinematografica in Italia, come evidenziato nel precedente editoriale e nel pezzo di Bruno Torri intitolato Una bruttissima stagione (Cinecritica n.26-27) non attraversa buone acque a livello economico.
Le vicissitudini di un produttore come Cecchi Gori si fanno sentire, al punto che un titolo decisamente “pesante” come My Name is Taninodi Paolo Virzì (presentato all’ultima Mostra di Venezia) non riesce ad uscire nelle sale. Inoltre, lo strapotere della Medusa non è un bene per il nostro cinema che rischia di appiattirsi e diventare sterile.

Non resta dunque che aspettare tempi migliori, sotto il profilo industriale, e puntare almeno sulla nostra cinematografia d’autore che ultimamente ha portato alla ribalta interessanti autori come la sopraccitata Roberta Torre, Marco Bechis, Emanuele Crialese, Giuseppe Marra e Daniele Vicari.