Hai paura del buio un film di

Eva, una ragazza rumena appena licenziata dalla fabbrica in cui lavorava, decide all’improvviso di vendere tutti i suoi oggetti personali e di partire da Bucarest alla volta dell’Italia. La sua meta è Melfi, cittadina lucana dove ha sede uno stabilimento della Fiat nel quale lavora Anna, una giovane operaia che vive con il padre disoccupato, la madre e la nonna inferma, che la incontra per caso e che la ospita a casa. Anche la famiglia accoglie Eva benevolmente, perché la ragazza è disposta a fare da badante alla nonna di Anna. Ma Eva, che si è intanto legata sentimentalmente a un operaio, non ha scelto a caso di recarsi a Melfi. E’ qui infatti che vive sua madre Katia, che non vede da nove anni e che vive con un losco individuo di nome Mirko. Mentre Eva fa i conti con il suo passato, Anna, che intanto ha lasciato Melfi poiché lo stabilimento è stato temporaneamente chiuso in seguito a un incendio, si sforza di costruire un futuro diverso a Napoli per studiare all’università.

Due storie di giovani donne. Due destini incerti in uno scenario non soltanto italiano dove le prospettive lavorative e l’idea stessa del futuro vengono messe in crisi dagli eventi e da questioni familiari irrisolte. Due solitudini che si incrociano casualmente e dialogano, specchiandosi l’una nell’altra, accomunate da una profonda inquietudine che mina alla base i rapporti interpersonali e le scelte quotidiane. Entrambe operaie o ex operaie, vivono l’esperienza lavorativa senza quella che un tempo sarebbe stata rivendicata come coscienza di classe. E accettano il licenziamento o la cassa integrazione come esperienze individuali: tappe amare di un persorso lastricato da dubbi e da preoccupazioni costanti non soltanto economiche. Un ritratto maturo e circostanziato dell’Italia contemporanea giocato sul reciproco rispecchiamento, che annulla ogni confine effettivo tra l’italiana e la straniera, costruito con grande semplicità narrativa ed estrema trasparenza di stile. Dove i silenzi sono più che eloquenti. E le poche parole spese per spiegare fatti, stati d’animo, motivazioni di fondo sono l’emblema di una visione del mondo in cui le risposte scarseggiano. Né sembrano la conseguenza logica e spontanea alle tante, troppo domande che stanno segnando le giovani generazioni, impossibilitate a guardare avanti non meno che a guardarsi indietro. La “paura del buio” che si confessano reciprocamente le due protagoniste nel finale, diventa così emblematica dello stato delle cose d’oggi e che va ben oltre l’ambito di riferimento italiano, dove la “paura”, quella fasulla, quella comoda, quella gestibile come strumento mediatico finalizzato al consenso politico, viene quotidianamente ingenerata e ricondotta in maniera alquanto fuorviante alla figura dello “straniero”.

Massimo Coppola filmmaker ed autore televisivo, collabora con diverse testate giornalistiche tra cui Rolling Stone, Kult, Rockstar. Socio e Direttore Editoriale di ISBN Edizioni, casa editrice di Milano fondata nel 2004, insieme ad Alberto Piccinini e Luciana Bianciardi ha curato l’Antimeridiano – Opere complete di Luciano Bianciardi, ISBN edizioni 2005. Ha realizzato diverse installazioni artistiche, l’ultima delle quali, Musica per divano preparato ospitata presso la Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento e AssabOne di Milano. Ha ideato, scritto e condotto diversi programmi televisivi come Brand New, Avere Vent’anni, Cocktail d’Amore, Pavlov. Ha diretto i documentari La regola del contemporaneamente (2002), Solomon (2006), Politica Zero (2006) presentato in concorso al Festival di Torino, Bianciardi! (2007) presentato alla Mostra del Cinema di Venezia all’interno de Le Giornate degli Autori e Parafernalia (2008) selezionato al Festival Internazionale di Locarno.