Francia Italia – autori vs. critici

L’Incontro che il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici ItalianiFrance Cinéma hanno organizzato a Firenze con il titolo Francia Italia – autori vs. critici è stato caratterizzato da numerosi interventi di rappresentanti delle due categorie, i quali hanno dato vita a un vivace dibattito.
Da parte francese hanno parlato i registi José Giovanni, Jacques Deray, Alain Cavalier, Nelly Kaplan, Christian Vincent; e i critici cinematografici Henry Chapier, Michel Boujut, Thierry Fremaux, Anne De Gasperi, Jacques Zimmer. Mentre da parte italiana hanno parlato i registi Roberto Faenza, Marco Bellocchio, Giuliano Montaldo, Emidio Greco, Mario Brenta; e i critici Aldo Tassone, Callisto Cosulich, Tullio Kezich, Sauro Borelli, Maurizio Cabona, Bruno Torri.
Durante l’Incontro sono stati toccati diversi temi, che hanno riguardato maggiormente il fare critica che non il fare cinema. In particolare, l’attenzione e il discussione si sono concentrate su questioni come la funzione e l’utilità della critica cinematografica, il diritto, o meno, per i critici stessi di stroncare i film anche con un linguaggio pesante, i condizionamenti esercitati dall’editoria, il tipo di rapporto e di dialogo che può intercorrere tra critici e autori per favorire la comprensione e la promozione del cinema culturalmente più meritevole senza far nascere il sospetto di connivenze interessate.
Attraverso i vari interventi si è avuta la conferma che la situazione francese, in rapporto a quest’ordine di problemi, consente tuttora un relativo ottimismo, giustificato dalla possibilità per gli autori e i critici di svolgere il loro lavoro senza gravi condizionamenti, e dimostrato anche dal manifestarsi di dibattiti culturali molto accesi, che segnalano, comunque, una non sopita passione per il cinema, sia sul versante di chi lo realizza, sia sul versante di chi lo giudica.
Diversa, più negativa, la situazione italiana. Qui, la crisi, non soltanto cinematografica, ma anche culturale e ideologica, e, insieme, il prevalere di fattori che frenano la libertà creativa e tolgono sempre maggiori spazi alla critica, hanno determinato un clima depresso, che tra i suoi effetti negativi annovera anche la sostanziale assenza di incontro e dibattito tra autori e critici.