Filmmakerfest 2015 – Milano

No Home Movie, regia di Chantal Akerman - 2015

C’è un cinema – che non è e non vuole essere né finzione né documento – che sa ancora raccontare le tragedie di ieri e quelle di oggi, ma anche i sogni del futuro, il suo ma anche quello dei suoi giovani talenti, nati e cresciuti sempre di più in un’epoca “post-cinematografica”, dominata da altri immaginari. C’è un cinema che sa ancora raccontarci le fiabe, che per definizione sono senza tempo, ma che spesso ci spiegano il mondo meglio di saggi e reportage. E i festival che quel cinema ricercano e rivelano si pongono (insieme ai viaggiatori che li frequentano) come stazioni di transito di un nuovo percorso di riflessione critica, sociale e dunque politica.

Così a Milano, mentre si annuncia  la prima volta di un nuovo festival dedicato al “cinema della realtà” (“Visioni dal mondo”, dall’11 dicembre),  è in pieno svolgimento (sino a demenica 6 dicembre) la 35ma edizione di una manifestazione come Filmmaker che è ormai  un riferimento “storico” per il cinema indipendente ed sperimentale (per i dettagli del programma www.filmmakerfest.com). Oltre 90 film, molti in anteprima assoluta, divisi in 5 sezioni -:Concorso Internazionale, Prospettive, Fuori Formato, Eventi speciali e  Retrospettiva. Che quest’anno è dedicata al regista argentino, di chiare origini italiane Daniele Incalcaterra, già vincitore di Filmmaker nel 2012 con El impenetrable e che da oltre 25 anni indaga le più scottanti questioni sociali e politiche dentro e fuori il Sudamerica, Italia compresa (in Repubblica nostra, 1995, fotografa il clima che dopo l’inchiesta “Mani Pulite”  segnò l’ascesa al potere di Berlusconi e quella simbiosi, che ancora dura nel nostro Paese , tra marketing, media e politica).   .

Le scelte di programmazione, compresi gli omaggi, i fuori concorso e gli eventi speciali, riflettono in generale questa predilezione per un cinema “inclusivo”  che sa innovare  attraversando registri stilistici diversi e non offre nulla di scontato agli spettatori. E questo già dal film che ha inaugurato l’edizione 2015 e che in realtà è una articolata trilogia filmica, quell’ Arabian Nights del regista portoghese Miguel Gomes. presentato a Cannes nella Quinzaine des Réalisateurs. Il trittico che Filmmaker ha presentato in anteprima italiana circuiterà in sala grazie alla giovane distribuzione offerta dal Milano Film Network (MFN). Dopo il suo pluripremiato Tabù (2012) con cui Gomes (nato nel 1972) in un rigoroso bianco e nero, sotto le vesti di un melodramma ma mescolando generi ed estetiche, ricostruiva la memoria storica (e coloniale) del suo paese, con quest’opera in tre atti prende spunto dalle fiabe de Le mille e una notte per raccontare il Portogallo di oggi nel pieno di una profonda crisi economica e sociale.

Ripercorrendo le generazioni, Filmmaker rende omaggio, oltre che ancora al Portogallo, a quel grande maestro del cinema scomparso quest’anno (ma nato nel 1908), proiettando (il 3 dicembre, in collaborazione con la Cineteca Nazionale) Visita ou memórias e confissões di Manoel de Oliveira, un film girato nel 1982 ma concepito come “film postumo”. Certamente,  la sua opera più intima e autobiografica, ambientata nella sua casa di famiglia, dove rintraccia  memorie e confessioni private, tra cui la toccante ricostruzione dell’arresto da parte della polizia politica di Salazar, nel 1963. “Una casa è una relazione intima, personale, dove si incontrano le radici”. Parola di de Oliveira. Ma la casa è anche il fulcro di  un altro omaggio che il Festival ha reso a  Chantal Akerman, scomparsa agli inizi di ottobre a soli 65 anni: l’anteprima italiana (era a Locarno la scorsa estate) di un altro film-testamento (forse non inconsapevole): No Home Movie, ultimo film di carriera quarantennale, che è una lunga e continuamente interrotta conversazione amorosa con la madre filmata negli ultimi mesi della sua vita (sarebbe morta nel 2014).

Dentro e fuori la competizione, e fuori dalle case, a Filmmaker, si possono vedere, pur in questi tempi bui per l’Europa e il mondo, opere che raccontano luoghi “di sogno”, utopie contemporanee nel segno del dialogo tra le culture e le differenze. Il grande cineasta Frederick Wiseman, a 85 anni, da autore totale, porta ancora l’occhio magicamente “invisibile” della sua camera nei luoghi reali del contemporaneo: questa volta, dopo palestre, musei, campus universitari, ecc. tocca a uno dei quartieri più multietnici del Queens di New York. Ma  In Jackson Heights (qui in concorso, era a Venezia 72) non mostra solo come razza, religione,  lingua o orientamento sessuale possano non essere un problema, anzi, ma svela anche dall’interno alcuni meccanismi di democrazia partecipativa che sono assai comuni negli Stati Uniti. Un altro sguardo, questa volta femminile e in concorso, è quello di Claire Simon di cui si vedrà in anteprima italiana (venerdì 4, sempre nel concorso, alla presenza dell’autrice) Le bois dont les rêves sont faits: un’esplorazione del Bois de Vincennes e dell’umanità multiforme e multicolore che che lo abita, di giorno e anche di notte ma dove tutti hanno diritto di cittadinanza.

Ancora anteprime italiane o assolute per alcuni rappresentativi autori italiani presenti nelle diverse sezioni del Festival. E’ un altro sogno quello di Pippo Delbono che con il corto La visite porta il suo attore feticcio Bobò e Michael Lonsdale, seduti in carrozzella,  tra i capolavori della reggia di Versailles. Un ironico a anche irriverente omaggio ai fantasmi della Storia e del potere, in un cortocircuito tra cinema,  teatro e arti visive.

Parlano di memoria,  storica o poetica, anche altri film.  Giovanni Cioni, regista di origine toscana ma che vive in Francia con Dal ritorno (fuori concorso) racconta la storia di Silvano Lippi, sergente italiano che fu prigioniero dei tedeschi a Mauthausen e assegnato ai Sonderkommando che dovevano gestire i forni crematori. In un appassionato esordio  Ferdinando Cito Filomarino traccia con Antonia (5 dicembre) il ritratto di Antonia Pozzi (oggetto in questi giorni di numerose iniziative in città).  Il film ripercorre gli ultimi dieci anni della vita della poetessa,  apprezzata da T.S. Eliot e Montale, suicida nel 1938 a soli 26 anni, senza aver pubblicato nessuna delle sue poesie.  E memoria è anche uomini di questa città io non li conosco – Vita e teatro di Franco Scaldati l’omaggio di Franco Maresco  al poeta e drammaturgo di una umanità ai margini, locale e universale al tempo stesso (come il cinema dello stesso Maresco)

Infine dal concorso internazionale segnaliamo  i due film italiani. Triokala, opera prima di  Leandro Picarella, che trasporta il set in una Sicilia interna sospesa tra mito, fiaba e presente e L’infinita fabbrica del Duomo, un’altra tappa dell’originale e rigoroso percorso dei filmmaker milanesi  Massimo D’Anolfi e Martina Parenti (ai quali anche il festival “Visioni dal mondo” renderà  a breve omaggio). Il film (presentato in estate a Locarno) nasce in realtà come primo quadro – quello legato alla terra – di un ambizioso progetto in quattro parti, Spira Mirabilis, che vuole affrontare il concetto di immortalità attraverso gli elementi fondamentali della natura.