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Un altro mondo un film di Silvio Muccino

di Eleonora Saracino

Crediti:
.
Titolo:
Un altro mondo
Regia:
Silvio Muccino
Sceneggiatura:
Carla Vangelista, Silvio Muccino
Fotografia:
Marcello Montarsi
Montaggio:
Cecilia Zanuso
Scenografia:
Andrea Rosso
Interpreti:
Isabella Ragonese, Michael Rainey Jr. Maya Sansa, Silvio Muccino
Produzione:
Cattleya, Universal Pictures International
Distribuzione:
Universal Pictures
Origine:
Italia
Anno:
2010
Durata:
110 minuti

Silvio Muccino, dopo Parlami d’amore (il suo primo romanzo, scritto a quattro mani con Carla Vangelista, e portato sul grande schermo due anni fa) adatta per il cinema un altro libro della scrittrice e co-sceneggiatrice per cimentarsi, stavolta, con il difficile percorso di crescita di un uomo che si trova a confrontarsi con un passato che deciderà il suo futuro.
Dalla Roma dei facoltosi rampolli delle famiglie “bene” all’Africa ferita dal dolore e dalla miseria, il giovane Andrea affronterà un viaggio che, così lontano dal suo “mondo”, lo porterà in un altro che scoprirà appartenergli più di quanto avrebbe mai immaginato.

In una sorta di diario intimo il protagonista (ci) parla attraverso la voce fuori campo per raccontare in che modo la sua esistenza dorata celi, in realtà, sotto il cospicuo assegno di una madre generosamente assente, un passato di sofferenza che sembra averlo bloccato in un’eterna (e lussuosa) adolescenza. L’abbandono del padre e la gelida distanza di una mamma che non ama sentirsi tale tanto da farsi chiamare dal figlio solo per nome, hanno fatto di lui un essere (apparentemente) superficiale che rifiuta di lasciarsi andare ai sentimenti secondo il più classico dei clichè dell’“uomo che non sapeva amare”. Circondato da coetanei con i quali condivide un’infanzia più o meno disastrata, Andrea si impone delle “regole” che prevedono, prevalentemente,  l’ostinato rigetto di ogni forma di disagio, che sia il problema con il cibo che affligge evidentemente la sua donna o lo sciocco disimpegno del suo migliore amico. Fingendo che ciò di cui non si parla, di conseguenza, non esiste, il giovane, dopo la lettera del padre, inizia a rendersi conto che dalle responsabilità non si può sfuggire e, prevedibilmente,  il suo egoismo di facciata inizia a sgretolarsi di fronte all’innocenza di quel fratello che non sapeva di avere.

Seguendo un copione in cui non mancano il momento di commovente intenerimento, l’urlo liberatorio e la frase ad effetto, Silvio Muccino con Un altro mondo svolge, diligentemente, il suo compito in classe e se ne compiace, convinto che la bella calligrafia sia uguale ad una bella scrittura.
Mette in campo lo sguardo penetrante di un bambino con l’intento ricattatorio di colpire al cuore e far così sciogliere nella commozione anche il più ovvio senso del realismo. Andrea e gli altri comprimari non sono che dei meri stereotipi (sui quali spicca una madre di raggelante banalità) del cupo malessere dei nostri tempi, quello che sovente congela la sincerità dello slancio emotivo, sopraffatto da un arido materialismo. L’ovvietà dei passaggi narrativi si dispiega in ogni inquadratura, fotografata ad arte per far brillare volti e paesaggi e dove anche il dolore e la rabbia sembrano farsi smalto sotto la luce. Tra ridondanze registiche e velleità autoriali Silvio Muccino ammicca al pubblico, cerca il turbamento e rilascia – a piene mani – buoni sentimenti per dimostrare come dalla difficoltà possa sbocciare un’opportunità; purchè ciò avvenga nel modo più rassicurante possibile.

Per concessione della testata giornalistica Punto di Svista

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Articolo pubblicato nella categoria Film
Tag: cinema - cinema italiano - Film - Maya Sansa - Silvio Muccino - trama

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