The Grey un film di

Joe Carnahan, dopo il successo ottenuto da A-Team che aveva come protagonista Liam Neeson, ha riconfermato l’attore e parte dei suoi collaboratori per realizzare questo ulteriore action-movie. Ma lì la storia era aiutata da una sceneggiatura ricca di colpi di scena (commando composto da ex combattenti della guerra in Medio Oriente già appartenenti alle forze speciali che a causa di un errore giudiziario scappa per un fatto mai commesso) e di immagini al limite fracassone ma non per questo poco funzionali al racconto.

Qui tenta di raccontare una storia più intima cercando di farci conoscere la vita e la morte di sette superstiti di un disastro aereo, ma stemperando ogni cosa all’interno di una tempesta senza fine che smorza i colori ma anche l’espressività degli attori. Tutto è sapientemente ripreso da Masanobu Takayanagi, autore delle immagini di Warrior di Gavin  O’Connor, nel tentativo riuscito di creare un’amalgama tra interpreti ed ambiente circostante.

Ognuno dei sopravvissuti sogna le famiglie che li aspettano a casa, cerca di attaccarsi alla vita come può senza mai dimenticarsi degli altri uomini fortunati come loro a cui è data una seconda possibilità di vita. Questo è difficile da credere perché in quei momenti il detto mors tua vita mea è la base della sopravvivenza e se un lupo sceglie un tuo compagno per sfogare la propria ira si tende a tirare un sospiro di sollievo piuttosto che pensare cristianamente a salvarlo. Se si guardano le scene all’interno del bar della base dove le risse sono l’unico divertimento, è difficile immaginare questo cambiamento così repentino.ì Bella l’idea di raccogliere i portafogli degli operai che man mano muoiono come le mostrine dei soldati in tempo di guerra, per dare ai parenti un nome, il conforto di qualcosa appartenuto al proprio caro. Ma il resto suona un po’ troppo falso.

Ad esempio, che sull’aereo si trasportassero munizioni, che nessuno si accorga della caduta dell’aereo e che cerchi di venire loro incontro (è un volo commerciale di linea con tanto di hostess), che l’aereo appena decollato pieno di carburante non si distrugga ancor più di quanto capiti a questo con il contatto col suolo, che un gruppo di persone decida di fidarsi dell’introverso cacciatore professionista che non aveva amici per consegnargli le proprie vite, che con una bufera di quel tipo si accettasse di volare.

Ovviamente, c’è il centroamericano che vuole imporsi e rischia di fare morire tutti per il proprio egoismo, e in lui si vede chiaramente e da subito il personaggio che sopravviverà fino alla fine per creare problemi alla spedizione dei votati alla morte ma anche per ravvedersi al momento opportuno comportandosi come un vero eroe. Interpretato con bravura da Frank Grillo, è forse il personaggio meglio riuscito nonostante viva alimentato dai luoghi comuni.

Non manca l’uomo di colore, a cui dà il volto il trentatreenne attore inglese Nonso Anozie, che ha avuto una vita triste, che muore di freddo e di altitudine non prima di avere parlato con la sorella morta da anni, morte che lui non ha mai accettato e di cui si sente colpevole. L’attore è diplomato alla londinese “Central School of Speech and Drama”,  ha interpretato con successo Shakespeare a teatro ma qui poco mette in mostra di quella bravura. Forse è meglio che torni ad interpretare film come il recente Conan il barbaro. Gli altri sono ‘carne da macello’ utili unicamente per dare un po’ di spazio alle inquadrature del sofferente volto del protagonista e giustificare le lunghe camminate sul ghiaccio, in mezzo alla neve, nel bosco, nel fiume della speranza.

Le quasi due ore del film sono innegabilmente troppe, ma inizialmente erano ancora di più. Montato e rimontato, finito di girare nella Columbia Britannica a marzo dello scorso anno ha iniziato il suo percorso solo all’inizio del 2012 con circuitazioni iniziali in paesi quali Kazakhstan e Russia prima di giungere su mercati più ghiotti.

Liam Neeson, per realizzare questo film, ha dovuto combattere contro il dolore che lo lega ancora alla scomparsa della moglie Natasha Richardson, morta nel 2009 a causa di una emorragia cerebrale innescata da una caduta su una pista di sci a causa della quale aveva subìto un trauma irreversibile alla testa; ironia della sorte, era caduta durante una discesa per principianti accompagnata da un istruttore. Un certo odio da quel momento per neve nonché il ghiaccio e dovere affrontare un film ambientato completamente nel ghiacciato e nevoso Alaska è stato particolarmente pesante. Oltretutto, il personaggio della moglie che lo accompagna in tutti i suoi momenti più difficili dopo essersi spenta in ospedale (nel film) probabilmente gli ha ricordato la sua decisione di staccare la macchina della vita artificiale dall’attrice figlia di Tony Richardson e di Vanessa Redgrave.

Il suo dolore vero viene donato al personaggio di Ottway, irlandese con un’infanzia drammatica a causa del padre debole e alcolizzato che si trasformava in sofferto ed ispirato poeta. Il rapporto di amore e odio verso il genitore traspare in poche battute, in uno dei rari momenti in cui la sceneggiatura funziona bene.

Messosi alle spalle i personaggi perbenisti che hanno caratterizzato gran parte delle sue interpretazioni di successo quali Alfred Kinsey, Jean Valjean e lo Jedi Qi- Gonjinn, si ripropone da tempo come eroe d’azione dall’animo dark ma fondamentalmente buono che ricorda, in meglio, Charles Bronson. Non solo in film ‘seri’ ma anche in commedie d’azione quale Taken – La vendetta sequel di Io vi troverò, a dimostrazione che questa sua nuova identità d’attore funziona e, probabilmente, lo contraddistinguerà per i suoi prossimi anni di carriera.

TRAMA

Ottway è un cacciatore professionista ingaggiato da impresa petrolifera che lavora in Alaska combattendo contro il ricordo della moglie morta, temendo i suoi compagni di lavoro ex galeotti o semplicemente dei disadattati, rispettando i suoi nemici lupi che deve uccidere per contratto. Tenta il suicidio ma l’ululato di uno di questi animali lo riporta alla vita normale in attesa di salire su aereo che lo dovrà riportare, assieme ai colleghi, di nuovo verso la civiltà. Ma una bufera porta alla caduta, alla morte di molti di loro e di tutto l’equipaggio. In questa landa senza stelle devono combattere per la sopravvivenza spianando i disagi tra loro e combattendo i lupi che vogliono la loro morte. Lentamente e con orgoglio, ognuno intraprende la sua personale via verso la morte.