The Apple Day

The Apple Day è la radiografia di un piccolo dramma familiare, ambientato nella grigia periferia di Teheran, dove le baracche delle famiglie povere si accalcano a ridosso di grattacieli incompiuti, un paesaggio che è un correlativo oggettivo di uno stato della società e dell’anima. Il primo giorno di scuola, la maestra chiede ai suoi studenti, tra cui uno dei piccoli protagonisti del film, Mahdi, quale sia l’occupazione del padre. L’idea è quella di avere a disposizione, attraverso i genitori, beni per tutta la classe, ma in realtà questa presunta lezione di spirito comunitario espone pubblicamente la miseria privata dei bambini e le loro differenze sociali.

Il padre di Mahdi vende mele, allora lui dovrà portare un cesto di mele. Nessun problema, visto che suo padre e il fratello maggiore, Saeed, ne vendono a chili ogni giorno nelle strade di Teheran. Ma il destino si mette contro: il camioncino del padre di Mahdi viene rubato con tutto il carico di mele, gettando nello sconforto e sul lastrico l’intera famiglia. L’attenzione del regista si concentra soprattutto su Saeed, che si sente responsabile del cesto di mele che il fratello deve portare a scuola e si danna l’anima affinché il fratello non venga umiliato davanti a tutta la classe.

Il ritratto messo in scena da Mahmoud Ghaffari è ammirevole. Il debito con il cinema neorealista italiano, in questo caso Ladri di biciclette in particolare, è evidentissimo, come in tanto cinema realista iraniano degli ultimi decenni, da Abbas Kiarostami in poi (rispetto al quale non poche sono le affinità con un titolo come Dov’è la casa del mio amico?). Ghaffari disegna un ritratto estremamente preciso del mondo che descrive, con un realismo quasi documentaristico, riuscendo nella magia di trasformare, come il grande cinema e la grande arte riescono a fare, una storia così particolare in una storia con un simbolismo universale.

Tutti gli attori hanno una tale autenticità e, a tratti, ingenuità da trasformare The Apple Day in un autentico documento umano, che travalica i confini e le epoche nella drammatica rappresentazione della povertà e della lotta quotidiana della povera gente, attraverso la lente senza tempo del microcosmo della famiglia. [DAVIDE MAGNISI]