Tamara Drewe – Tradimenti all’inglese un film di

Una pin-up in calzoncini che scavalca una staccionata con piglio da spot televisivo. E’ Tamara Drewe, giovane e brillante giornalista interpretata da una strepitosa Gemma Arterton, già attrice teatrale scespiriana e Bond girl in ‘Quantum of Solace’,  e qui protagonista di Tamara Drewe – Tradimenti all’inglese, la black comedy diretta dall’eclettico Stephen Frears autore di My Beautiful Laundrette, Le relazioni pericolose, Alta fedeltà, The Queen, Chéri. Un film divertente e irriverente, scandito da dialoghi frizzanti e irresistibili gags, colpi di scena, gelosie e tradimenti, amori vecchi e nuovi: il tutto sapientemente mescolato dall’’amabile’ e sapiente sceneggiatura di Moira Buifin, nome noto del teatro inglese. Ottima poi la prova dell’intero cast per un film apparentemente leggero (lo stesso regista,  presentando la sua opera fuori concorso a Cannes lo scorso maggio, l’aveva scherzosamente definita ‘’uno dei film più scemi mai realizzati’’). ‘Tamara Drewe  invece è  godibile per la satira degli ambienti, la diversa coloritura dei toni, il sapore piccante, la riflessione sulla vita di coppia e sull’importanza dell’’apparire’ nella realtà dei nostri giorni, tutto giocato sull’intreccio  continuo di verità e finzione. Ambientato nello scenario pastorale del Dorset, il film narra le vicende di una comunità di romanzieri in cerca di ispirazione: un’umanità sospesa tra antico e moderno, frustrata, annoiata ed irrisolta, alla disperata ricerca di novità. Tratto da una graphic novel molto popolare di Posy Simmonds, pubblicata su The Guardian e ispirata al romanzo ottocentesco di Thomas Hardy ‘Via dalla pazza folla’, il film porta sullo schermo la storia di una giovane e bella rampolla di una famiglia borghese emigrata a Londra che, dopo essersi rifatta il naso, ritorna nella campagna d’origine per occuparsi della casa di famiglia. La sonnolenta e immobile quiete della comunità (in primo luogo maschile) viene sconvolta dall’arrivo della giovane cittadina  che mescola  le carte del tran tran bucolico divenendo deus ex machina dei cambiamenti dell’esistenza del microcosmo rurale. Un racconto corale che intreccia la vita dei personaggi (ma anche degli animali) che popolano la storia, tra cui il rocker Ben Sergeant (Dominic Cooper), idolo delle ragazzine, nuovo fidanzato di Tamara e il suo cane, Boss, tra i protagonisti  del drammatico epilogo finale della storia; l’ex fidanzato Andy Cobb, ovvero Luke Evans, ancora innamorato delle ragazza e due adolescenti annoiate cospiratrici e autrici di una serie di monellerie che daranno una direzione decisiva alla favola nera (esilarante l’odiosa Charlotte Christie). Tanti i riferimenti ad Hardy, a partire dal nome del cottage/resort  gestito da Beth, Tamsin Greig, volto ancora poco conosciuto, ma davvero bravissima nel dare al suo personaggio dignità senza essere mai patetica, moglie e consigliera di Nicholas Ardiment (Roger Allam), il sornione e adultero scrittore di noir popolari che  –  tra mucche ‘che caricano in stile western’ e deliziosi manicaretti –  accoglie durante i ‘weekend con il crimine’ improbabili scrittori londinesi, occasione raccolta da Frears per lanciare una perfida frecciata alla società letteraria inglese.

Scioltezza e brio, ma soprattutto rigoroso equilibrio della regia che assegna ad ogni personaggio un ruolo fondamentale per mettere in moto un meccanismo perfetto e dare ritmo a tutta la narrazione. Una storia che con levità intreccia una sarabanda di sentimenti,  qualche pagina di sesso, conflitti sociali, culturali e generazionali, senza mai perdere il gusto dell’eleganza.