Senza nessuna pietà un film di

Difficile il giudizio su di un film in cui coesistono in maniera paritetica le buone intenzioni iniziali e un risultato finale non certo esaltante. L’opera del debutto nel lungometraggio di Michele Alhaique, decoroso attore e regista di buoni corti, dimostra come spesso il desiderio di creare un’opera d’autore riduca il tutto a un lavoro deludente. La presenza di un substrato noir non riesce a nascondere la sua incapacità di fornire vero interesse a quanto narrato.

Alhaique si avvale tra gli interpreti di amici che cercano di sopperire con le proprie individualità ai suoi limiti registici che lo portano a non essere mai padrone della materia che maneggia.  Il suo più grosso limite è  quello di volere essere autore a tutti i costi, imponendo uno stile in cui esagera nell’uso della tensione dimenticandosi di affrontare con umiltà lo sviluppo narrativo e psicologico che la sceneggiatura da lui scritta assieme ad Andrea Garello ed Emanuele Scaringi avrebbe potuto permettere.

Intendiamoci, il film ha un suo decoro, interessa per le idee iniziali del soggetto, è costruito attorno ad attori che si impegnano al massimo ma, allo stesso tempo, non riesce mai a coinvolgere, a fare divenire gli spettatori compartecipi di quanto accade sullo schermo.

Ambientato in una Roma di periferia facilmente confondibile con qualsiasi zona decentrata e cementificata di città europee, racconta una storia semplice resa ostica dal tentativo di inserire troppi momenti di azione, soprattutto di scontri fisici tra i vari personaggi.

Mimmo è un orso, un uomo che il destino ha costretto a interpretare una vita che non gradisce. Il padre è morto in maniera violenta e lo zio palazzinaro lo ha cresciuto anche con amore trasformandolo in un ottimo capomastro ma a cui chiede di collaborare nella sua attività di strozzinaggio massacrando di botte chi non restituisce il denaro ricevuto.

Prosegue in questa doppia attività sempre con maggiori dubbi, non riesce più a non pensare e, davanti ad un poveretto che dovrebbe essere la sua ennesima vittima, non riesce ad eseguire il suo compito di massacratore.
È coperto dal Roscio, forse il suo unico amico, un malavitoso a tempo pieno anche lui alle dipendenze del costruttore, che gli chiede in cambio di andare a prendere un’ingenua escort e portarla allo smidollato figlio del loro datore di lavoro.

Tania ha scelto di arrotondare le sue entrate entrando in quel pericoloso mondo della prostituzione parallela dove al cliente non si può negare quasi nulla ma in cui si guadagnano grosse cifre. Ha un bel visino, ha le mèches, potrebbe essere la ragazza della porta accanto. Mimmo porta al cugino la giovane ma lui la vuole per la notte dopo e la manda via. Da questo momento il film vira verso la storia principale che racconta del rapporto di due emarginati che credono reciprocamente di avere trovato la persona giusta per cambiare vita, per riappropriarsi della propria esistenza.

Qui, il lavoro di Alhaique dimostra maggiormente i suoi limiti proprio perché vuole imporre uno sviluppo della vicenda che non è in grado di gestire. I due simpatizzano, l’uomo non accetta che il cugino tratti da prostituta la ragazza e lo uccide: da quel momento si crea la coppia che, se il destino non si opponesse, darebbe vita ad un futuro felice.

Pierfrancesco Favino disegna in maniera convincente Mimmo donandogli silenzi e fisicità, volto cupo e un cuore ancora da fanciullo. È sovrappeso tanto da avere il fiatone quando massacra le vittime designate dallo zio, è pronto ad alzare il capo per difendere una ragazza che ha bisogno di lui. Favino ha creduto al progetto dell’amico regista e si è messo in gioco anche come produttore.

Greta Scarano affronta con bravura un personaggio difficile che vive con naturalezza. È  una ragazza di Latina che vive con la madre, cerca di uscire dal limbo della mediocrità facendo anche la escort e rischia di finire male per la violenza di un cliente perverso. In lei la vicenda di tante ragazze che scelgono una strada apparentemente facile per un futuro migliore.

Ninetto Davoli è perfetto nel ruolo del palazzinaro che presta soldi a strozzo, fa della violenza la base per riuscire negli affari ma che ama la famiglia e si attornia di persone che tratta benevolmente. Poche battute per raccontare il personaggio attorno a cui ruota attorno, direttamente o indirettamente, tutto il film.

Claudio Gioé sceglie una recitazione sopra le righe per rendere Roscio nelle sue varie sfumature. Insicuro, spavaldo, malavitoso senza scrupoli, amico sincero di Mimmo ma pronto a eseguire qualsiasi tipo di ordine ricevuto dal capo. In definitiva, non riesce quasi mai ad essere convincente.

Adriano Giannini è il cugino di Favino e figlio di Davoli. E’ la figura più negativa: vive negli agi, non si sporca le mani con la delinquenza, è in grado di stuprare una ragazza solo per piacere o, forse, per noia. Una tra le sue prove meno riuscite.

Iris Peynado è la donna delle pulizie che lavora anche per Mimmo. A lei viene donata la figura maggiormente positiva e più stancamente convenzionale. Latino americana, vive in una baracca assieme a compagne giunte a Roma per lavorare onestamente. Sono diventate una famiglia e, quando l’uomo ferito ha bisogno di aiuto, non fa domande e lo accoglie con calore aiutato da tutte le sue amiche.

Discorso a se stante merita la colonna sonora composta da due artisti molto dotati antitetici nel modo di intendere la sonorità musicale: in questo vi è una delle cose più interessanti del film.

Luca Novelli compone musiche piacevoli, di buon livello armonico adatte a raccontare e sottolineare vari momenti del film. A lui si unisce Pierre-Alexandre “Yuksek” Busson e la sua sempre originale visione delle sonorità elettroniche che fornisce un supporto notevole alle scene più d’azione. Hanno dato al regista un apporto sicuramente molto importante per donare forza narrativa al film.

TRAMA

Mimmo ama il suo mestiere di muratore, ama costruire palazzi e l’atmosfera del cantiere. Ma è alle dipendenze dello zio che l’ha fatto crescere dopo la morte del padre che alterna l’attività di palazzinaro a quella di strozzino: a lui anche il compito di recuperare con le cattive i crediti di chi non può onorare i propri impegni. Fa parte di questo mondo di violenza, lo accetta ma non lo ama. Tutto cambia quando incontra Tania, ingenua escort maltrattata da suo cugino che per questo farà una brutta fine. Tra i due nasce rispetto, speranza, forse amore. Ma il destino decide per loro un finale non felice.