Ruth & Alex – L’amore cerca casa un film di

Richard Loncraine, regista britannico di cui si ricorda soprattutto il riuscito Riccardo III (Richard III, 1995) ma anche il mediocre Wimbledon (2004), sembra aver fatto riferimento solo alla qualità modesta di quest’ultimo film per portare sullo schermo il romanzo Heroic Mesasures, (2010) scritto dal canadese Jill Ciment.

Da filmmaker di  cultura europea, che si è innamorato di New York anche attraverso la visione di tanto cinema, ambienta tutta la storia in uno scenario che racchiude decenni di bei lungometraggi e allude a molti autori ma, soprattutto, al Woody Allen che più abbiamo amato. Brooklyn raccontato come è ora, zona molto gradita alla borghesia, e come era quando i protagonisti ci erano andati a vivere quaranta anni prima per mancanza di denaro.

Lui pittore alle prime armi, lei modella di nudo part time; l’amore, il matrimonio, la vita felice assieme nonostante l’impossibilità della donna di donargli un figlio. Matrimonio misto in anni in cui era fuori legge in molti Stati e poco gradito in altri, regge il passare del tempo e ce li fa trovare ai giorni nostri ancora innamoratissimi e senza situazioni difficili da affrontare.

Ed è questo il problema fondamentale del film, la mancanza assoluta di drammaticità, di situazioni di disagio comuni a tutte le coppie, seppure molto affiatate, di tutto il mondo. Alex e Ruth vivono di occhiate da fidanzatini, lui è anziano e gli pesano i piani di scale da fare per arrivare fino all’appartamento, ma appena varcata la soglia non ha più nessun tipo di problema se non rendere felice la moglie. Una situazione che, alla lunga, penalizza un film bene interpretato e discretamente diretto che non offre altro se non un ritratto un po’ sdolcinato e non sempre credibile, della coppia perfetta.

La storia ambientata ai giorni nostri si svolge in soli tre giorni, con diverse situazioni che danno al film la sensazione di un fine settimana di vita reale con personaggi minori molto credibili. Il film si sviluppa spostandosi tra vari eventi: dall’allarme per un possibile terrorista che si aggira per la città, alle preoccupanti notizie relative alle condizioni di salute della loro adorata cagnolina, all’approccio inizialmente timido della coppia al mondo del mercato immobiliare fatto di pescecani e di persone non sempre interessate all’acquisto degli appartamenti che vanno a visitare.

Queste visite libere all’appartamento sono forse i momenti meglio riusciti del film, soprattutto perché sono gag auto concludenti brevi a cui non si chiede altro se non di divertire, e in questi casi il risultato è ottenuto con la costruzione di piccoli personaggi in grado di piacere.

C’è la coppia lesbica con cane da addestrare, madre con bambina decenne che non si può permettere gli appartamenti che va a visitare, la coppia giovane e ricca che pensa di buttare tutti i quadri e giudica sporcizia lo studio di Freeman, la psicoanalista che valuta la vista dalla finestra come rilassante per i suoi pazienti, la signora che considera bruttissimi tutti gli appartamenti che va a visitare.

I personaggi di Ruth e Alex – che nel romanzo sono descritti come una coppia di ebrei anziani che vivono nel Lower East Side di Manhattan – sono in parte autobiografici con molti caratteri della scrittrice per la protagonista e una fotocopia narrativa di suo marito, il noto pittore Arnold Mesches, per Alex.

Oltre che al suo lungo e felice matrimonio, la Ciment si è ispirata agli eventi dell’11 settembre e ai commenti morbosamente umoristici in merito alla possibilità di acquistare immobili in centro approfittando del calo del mercato. Ruth è una donna positiva, che ha combattuto contro una famiglia molto tradizionalista che non voleva un matrimonio con un uomo di colore ma che non contestava o non conosceva l’attività della ragazza come modella di nudo. Supera, inoltre, il problema di non potere avere figli grazie all’amore del marito più anziano di lei e innamoratissimo come il primo giorno. È lei a decidere di mettere in vendita l’appartamento perché teme che lui non possa più affrontare le scale; è una scelta molto sofferta perché per loro è stato il nido per un amore a prova del tempo.

Alex è un pittore che in oltre quarant’anni ha ottenuto un certo successo ma che ora propone un’arte un po’ datata, incapace di interessare potenziali acquirenti. Probabilmente ha qualche problema finanziario o, forse, il timore di non riuscire ad affrontare eventuali imprevisti. Quando l’adorata cagnolina Dorothy, da lui regalata alla moglie dieci anni prima e già sofferente per un soffio al cuore, rimane praticamente paralizzata, si rende conto che una TAC può costare 1.000 dollari e un intervento chirurgico oltre 10.000 senza peraltro garanzie sull’esito finale. Per questo, accetta l’idea di tentare di vendere per un milione di dollari il suo più intimo mondo.

Si, cos’, affidano all’inumana nipote di lei, un’agente immobiliare che specula su ogni cosa e non sa cosa sia l’amore, che guarda solo alla commissione che potrà ottenere senza mai pensare al bene della zia. È felice solo quando riesce a fare un’asta tra le varie offerte con importi sempre più interessanti.

Tutto questo, senza mai un vero dramma, un momento di disagio per Ruth e Alex che con la forza della loro storia d’amore sono immuni da qualsiasi disagio emotivo: perfino l’attesa del responso medico per il loro cane è vissuto con un sorriso e forse troppa serenità.

Per rendere ancora più autobiografica la trasposizione del libro in film si è pensato che le opere di Alex, che creano il disordine così paventato dalla nipote nello studio dello zio, fossero quelle del novantenne Arnold Mesches, marito della scrittrice. Un omaggio a un  artista visivo che ha tenuto più di 140 mostre e ad un uomo innamorato che Freeman ha reso in maniera ottimale.

Morgan Freeman, nonostante i suoi quasi ottanta anni, è qui al suo primo personaggio da persona anziana e lo racconta in maniera perfetta senza inutili momenti da melodramma: è un uomo felice che accetta di non essere più artista affermato e ogni altra situazione non bella grazie all’amore per la moglie. Diane Keaton, perfettamente a suo agio nella New York che la ha vista protagonista di vari film di Woody Allen, forse sorride un po’ troppo ma è sicuramente brava e credibile quale moglie perfetta. Cynthia Nixon ha il personaggio più antipatico, la nipote agente immobiliare. Lo interpreta con buona volontà ma senza effettiva bravura. Molto attiva in televisione, recentemente ha lavorato a Broadway al fianco di Ewan McGregor e Maggie Gyllenhaal nella produzione di Sam Gold di The Real Thing.

Richard Loncraine, regista eclettico in grado di dirigere sia film tratti da Shakespeare che psy-stories, si è cimentato in quasi tutti i generi a partire dalla metà degli anni ’70 ed è la sua grande versatilità che ha probabilmente impedito al regista di ottenere una vera cifra stilistica. È un buon artigiano ma non autore. Con protagonisti di questo livello si poteva sicuramente ottenere di più.

TRAMA

Per l’età ormai avanzata Ruth, un’insegnante in pensione, e Alex, un pittore, decidono di mettere in vendita il loro appartamento di Brooklyn, a New York, dove hanno vissuto per quarant’anni trasformandolo nel nido del loro grande amore. La decisione, però, coinciderà con una serie di eventi che getteranno la città nel caos e che, in un lungo fine settimana, faranno loro rivivere i ricordi degli anni passati nella loro casa. Un malore della loro amata cagnolina Dorothy, la visita di poco educati compratori, la nipote agente immobiliare che si dimostra cinica non riusciranno ad intaccare la loro felicità.