rosa funzeca

Rosa Funzeca un film di

Rosa Funzeca Ida Di BenedettoFare un omaggio al cinema di Pier Paolo Pisolini significa innanzitutto porsi sulla linea di confine tra l’universo poetico creato dal regista e gli spazi suggeriti dalla contemporaneità.
Quella del regista siciliano Aurelio Grimaldi è una affermazione di fede pasoliniana autentica a prescindere comunque dai risultati. Se l’episodio di biografia pasoliniana immaginaria (Nerolio) non nascondeva talune debolezze strutturali e sfuocature interpretative, Rosa Funzeca sembra invece riflettere in pieno il suddetto enunciato.

L’idea di attualizzare il canovaccio di Mamma Roma ricalcandone le “stazioni” essenziali (a partire dalla cena notturna delle prostitute e del protettore) in una sorta di remake atipico, discutibile forse come tutti i remake, ma pur sempre coerente con la visione dell’autore, trova il suo punto di forza non solamente nella solida e commossa interpretazione di Ida Di Benedetto (il film nasce in un certo senso anche da una costola de Le buttane dove l’attrice interpretava il ruolo di una prostituta), ma anche in una risoluzione narrativa che nell’epilogo rovescia letteralmente il ruolo della vittima, il figlio di Mamma Roma, in quello di carnefice (è il figlio di Rosa Funzeca invece a uccidere la propria madre).
rosa funzecaNelle tre sequenze che costituiscono il finale, tra le migliori girate da Grimaldi, si chiude il cerchio di una tragedia famigliari (con struttura simmetria a tre tempi: figlio, Madre, Madre-figlio) che se per un verso vorrebbe essere astratta (leggibile anche attraverso un montaggio “a quadri” e ad una fotografia in b/n fortemente espressionista: Rosa che sale per l’ultima volta le scale di casa, proietta la propria ombra sulla parete quasi fosse già il fantasma di Mamma Roma) per l’altro rivela un ben più moderno pessimismo.

Che dire poi della campagna scandalistica montata ad hoc attorno alla compiacenza di un ministro, in rapporto alla presenza “veneziana” del film; essa appartiene di fatto allo spirito dei tempi, di cui sembrano nutrirsi giornali e critici troppo inclini al pettegolezzo e meglio al linciaggio al tempo stresso, ma di ciò parlerò più avanti…