Ritorno alla vita un film di

La scrittura e l’autoaffermazione attraverso la letteratura, il lutto e la sofferenza, la fragilità dell’amore, la (in)capacità di affrontare le proprie emozioni e  i propri sentimenti: queste sono, a grandi linee, le tracce tematiche su cui si muove con sobria eleganza stilistica il Wenders di Ritorno alla vita, presentato fuori concorso alla Berlinale all’interno di una retrospettiva dedicata al regista, in occasione della consegna dell’Orso d’Oro alla carriera.

James Franco è Tomas Eldan, giovane scrittore alla ricerca del successo, che prende presto le distanze dalla compagna Sara (Rachel McAdams), rea di desiderare dei figli e un futuro condiviso. Tuttavia, prima di avviare in maniera serena una solida carriera di scrittore, Tomas dovrà superare una fase della propria vita densa di ombre: sarà responsabile di un incidente d’auto tragico quanto casuale in cui un bambino perderà la vita. La cupezza degli avvenimenti sarà in parte mitigata dalla presenza (paradossalmente) conciliante della madre del bambino, Kate (Charlotte Gainsbourg), che pur avendo perso il figlio decide di non incolpare Tomas, inducendo così anche l’altro suo figlio a mettere da parte – almeno momentaneamente – rabbia e rancore.

Con una sceneggiatura che si struttura in una piana progressione cronologica per abbracciare un arco di tempo piuttosto ampio, Wenders mette a fuoco due punti caldi, due momenti nodali nella vita dello scrittore, che racchiudono e contengono lo sviluppo narrativo del film: un incipit che vede Tomas attore involontario di un dramma senza eguali, e una conclusione in cui il personaggio si avvia a una riconciliazione non solo e non tanto con la realtà, quanto con il suo modo – dal punto di vista emotivo e psicologico – di rapportarsi ad essa. Per tutto il corso del racconto Tomas incarna infatti in un certo senso la distanza, la chiusura, la freddezza, la capacità salvifica quanto egoistica di serrare gli occhi davanti all’abisso; le donne che lo circondano (Sara e Kate, e poi la sua seconda compagna Ann), sono invece – se pure in modi diversi – il richiamo alla necessità dell’emotività, dei sentimenti, dell’accettazione del dolore, della sincera pacificazione nonostante tutto.

Posta la densità di significati che la sceneggiatura del norvegese Johannessen senza dubbio offre, l’efficienza del cast, l’uso non scontato (ma forse non proprio indispensabile?) del 3D in chiave più descrittiva che spettacolare, resta da chiedersi: dove sono lo spirito, il tocco, lo sguardo peculiare di Wenders?

A monte ci sono inevitabilmente le immancabili aspettative da sempre generate dalla firma di certi grandi autori, che quando vengono disattese – non per un deficit qualitativo, ma magari semplicemente perché vengono poste in atto volontà e scelte diverse – fanno sentire il loro peso. Ritorno alla vita è senza dubbio un film pregevole, che trova la sua cifra espressiva in un senso di levità, dilatazione e distanza che sono in ultimo anche le caratteristiche dell’impenetrabile protagonista, un uomo che in sostanza cammina per tutto il tempo sull’orlo di un precipizio: il senso di colpa latente, mai veramente accolto, sviscerato, vissuto, che resta di fatto fuori campo anche per lo spettatore, e tuttavia ammanta ogni immagine di tensione, malinconia, inquietudine.

Detto questo, chi ama Wenders non fa che cercare a ogni inquadratura quella sua singolare profondità di campo che è anche profondità di sguardo, riuscendo tuttavia a percepirla solo in parte: ne resta una traccia significativa soprattutto negli ampi paesaggi della campagna, con la loro magnetica bellezza, fatta di colori densi e luminescenti nell’aria tersa.

Trama

Tomas Eldan è un giovane scrittore che sta vivendo una fase di crisi con la sua compagna. Un pomeriggio d’inverno, guidando nella neve si rende responsabile di un drammatico incidente d’auto che lo lascerà illeso ma profondamente segnato interiormente. Per gli anni a venire si troverà infatti costretto, in un modo o nell’altro, a fare i conti con gli eventi accaduti in quella terribile giornata.