Quell’idiota di nostro fratello un film di

Come spesso accade a certi prodotti di qualità media che escono dalla fucina inesauribile del Sundance Film Festival, anche questa piccola ma intelligente commedia familiare americana ha gli stessi pregi di quel cinema indipendente che il festival di Robert Redford continua tenacemente a sponsorizzare. E cioè la capacità di parlare in maniera schietta della società di oggi sfruttando budget molto contenuti ma senza rinunciare a un cast di tutto rispetto e alla volontà di raccontare storie che non siano sempre le stesse.

Il protagonista del film è Ned, un sempliciotto che sbarca il lunario vendendo a fiere di paese prodotti di agricoltura biologica che cura insieme alla fidanza vagamente stordita da se stessa e forse da qualche estratto naturale coltivato con cura sul retro della fattoria. Che i due non si occupino solo ravanelli e consimili lo si capisce quasi subito: ingenuo com’è, Ned un giorno asseconda un poliziotto che, dopo essersi dichiarato nel pieno di un momento difficile, prima gli compra dell’hashish e poi lo arresta con l’accusa di spaccio di stupefacenti. Trascorsi quattro mesi in prigione (divertendosi però abbastanza grazie al suo carattere bonaccione), una volta tornato in libertà Ned scopre che la sua ragazza non ci ha messo molto a dimenticarlo e si è consolata rimpiazzandolo con un tipo mezzo stordito anche lui e non ha alcuna intenzione di riavvolgere all’indietro la bobina della propria esistenza. Come se la sorpresa non bastasse, Ned si vede anche negato il diritto di portare con sé l’amato Golden Retriever fulvo chiamato Willy Nelson (attenzione perché il nome del quadrupede è assolutamente rilevante sia per quanto concerne gli snodi chiave della vicenda che le citazioni per gli appassionati di musica country), suo unico e autentico amore.

Scorato e col morale nelle scarpe, al povero Ned non resta che la soluzione del ritorno al mittente, ovvero il rientro alla base in famiglia. Tutto come da copione. Se non fosse che la sua famiglia è, nemmeno troppo a sorpresa, alquanto originale perché la compongono la madre e tre sorelle, ciascuna delle quali alle prese coi casi intricati della propria esistenza. Mentre una cerca di fare il salto di qualità all’interno della redazione di Vanity Fair e dedica ogni sforzo alla carriera giornalistica ignorando le relazioni sentimentali, la più anziana ha due figli piccoli e un marito documentarista che la tradisce a sua insaputa e la più giovane ha una difficile relazione omosessuale con una coetanea dal carattere molto autoritario e mascolino alla quale sta cercando di nascondere di essere rimasta incinta a seguito di un peccatuccio di una serata finita male.

Irrompendo in questo scenario già sufficientemente terremotato a livello emotivo, la figura di Ned fa da detonatore alle cariche represse per via della sua natura ingenuamente naif e incapace di mentire in un mondo in cui nessuno dice la verità pur di salvare le apparenze. Grazie a una serie di performance esilaranti che sembrano prove di virtuosismo comico ma che sono in realtà solo la risultante dei comportamenti di un uomo sincero a contatto con la falsità posticcia della società di oggi, in poche settimane Ned riesce nell’impresa rara di portare allo sfascio la vita di tutte le sorelle: a una fa finire il matrimonio (è lui che le rivela di aver visto il marito in atteggiamenti inequivocabili con una ballerina protagonista di un documentario che starebbe girando), a un’altra rovina la carriera da giornalista (è lui che confessa candidamente al direttore di Vanity Fair che parte di un articolo non è farina del sacco della sorella), mentre alla terza sconquassa il ménage lesbico che si è sempre retto su equilibri alquanto precario (è sempre lui che rivela alla compagna della sorella l’esistenza della già menzionata gravidanza in atto).

Se all’inizio questa serie assortita di catastrofi causate per malagrazia, disattenzione, ingenuità e candore viene percepita come il disastro esistenziale favorito da quello che tutte le persone non esitano a definire un idiota (come da titolo), col passare del tempo a nessuno sfugge che il solo personaggio veramente autentico è proprio Ned, l’unico tra tutti in grado di guardare la vita negli occhi e affrontarla con l’ingenuità di un moderno Charlot mai a caccia di emozioni forti o di traguardi da tagliare, ma sempre alla ricerca di una possibile sintonia con la realtà che lo circonda.

Diretta dal regista de Il maggiordomo del castello e The Ex, questa divertente commedia ha il pregio di regalare un quadro aggiornato della società americana in cui nulla sembra mai veramente stereotipato (come di solito accade nel cinema mainstream USA quando cerca di fare della sociologia d’accatto nel descrivere ambienti e conventicole umane di vario genere e livello) e i personaggi hanno tutti una forte verità interiore nel carattere che è stato loro cucito addosso.
Come se lo scopo dell’intera operazione non fosse quello di creare situazioni divertenti grazie allo scontro tra il picchiatello di turno e gli allineati che credono di vivere un’esistenza autentica ma che poi in realtà vengono smascherati nella falsità del loro apparire, ma piuttosto quello di mostrare le contraddizioni di una società – quella americana ma forse non solo quella – tutta concentrata su obiettivi materiali e incapace di guardare in se stessa.

Grandioso, nei panni del protagonista Ned, il Paul Rudd che nell’ultimo decennio si è ormai ritagliato un posto di riguardo nell’universo della commedia di qualità (40 anni vergine, Molto incinta, Non mi scaricare, A cena con un cretino, per citare solo qualcuno dei molti film interpretati) e che qui si supera regalando un personaggio di falso sfigato pieno di carisma involontario e ricco interiormente nella sua povertà esteriore. Un personaggio che un certo tipo di pubblico non farà fatica ad adottare come bussola comportamentale nel mare tempestoso e superficiale che è la vita quotidiana ai tempi di Facebook. Per gli appassionati di musica country (presente nell’arco di tutto il film a livello di colonna sonora) c’è poi una simpatica sorpresa nel finale, là dove Willy Nelson, l’amato Golden Retriever della discordia che alla fine il protagonista riesce a strappare dalle grinfie dell’ex fidanzata, trova un’insperata compagna in una cagnetta che, come lui, porta un nome altisonante che rende praticamente fatale e imprescindibile l’incontro.

Trama

Dopo aver scontato 4 mesi in galera per aver venduto marijuana a un poliziotto, l’ingenuo Ned torna a vivere a casa con la madre finendo però con l’entrare a gamba tesa nelle vite (già di per sé complicatissime) delle tre sorelle. Ma saranno proprio il suo candore e la sua autenticità ad aprire gli occhi a tutti, restituendo a ogni membro del gruppo una verità perduta da tempo.