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Quando sei nato non puoi più nasconderti un film di

quandoseinatononpuoiBruno e Sandro, rispettivamente padre e figlio, sono legati da un rapporto molto stretto. Il primo, imprenditore bresciano di buon successo, bello ma a volte superficiale, conformista. Il secondo, curioso e attento al mondo esterno, sembra sfuggire alle logiche dei grandi. Due personalità presto messe alla prova da un banale quanto rischioso incidente in mare che proietterà lo sguardo di Sandro, in una realtà mai conosciuta. Due modi differenti di raccontare e risolvere un problema che la società italiana vive da anni in maniera forte, quello dell’immigrazione clandestina.

Giordana indirizza il film prendendo come punto privilegiato lo sguardo di Sandro che, rispetto a quello del padre e degli altri adulti, non possiede nessun filtro ideologico/politico, nessun indirizzo morale, nessun sottoschema civile. Così l’occhio della macchina da presa, cavalca le onde di un mare insidioso che, a differenza di quanto possa apparire a Bruno e Sandro, sarà rivelatore, strumento di iniziazione alla vita. Il regista in questo percorso cerca di amalgamare più fonti. Primo fra tutti il romanzo omonimo di Maria Pace Ottieri, diario e inchiesta antropologica, dello sbarco degli immigrati per tutta l’Italia, dal porto di Lampedusa, al canale di Otranto, da Palermo a Roma, a Trieste, a Gorizia e a Milano.Capitani Coraggiosi di Kipling, romanzo di formazione di un adolescente ripescato e cresciuto da un manipolo di pescatori pronti a svezzarlo e trasformarlo in un uomo. Elsa Morante. E la storia.

L’Italia di ieri e oggi, con il suo carico di problemi, con i suoi perché ancora da rivelare e divulgare. Quando sei nato non puoi più nasconderti, vive attraverso queste sottotracce, disseminate per tutto il tessuto narrativo. Non uno squilibrio, forse qualche esitazione, quando sembra voler raccontare in maniera macchiettistica la figura dei due scafisti privi di scrupoli. Sandro ripescato in mare conosce Radu e Alina, fratello e sorella, che lo aiutano a sopravvivere. Tra loro sembra nascere una forte amicizia. Sbarcati sulla costa e accolti nel centro di prima accoglienza, Sandro sembra rendersi conto dell’accaduto e proprio in quel momento, inizia uno scontro generazionale. Proprio perché Giordana costruisce nel film due mondi opposti, che il piccolo Sandro sembra attraversare con una nuova consapevolezza.

Se all’inizio lo vediamo mentre circola liberamente all’interno della fabbrica del padre, parlando con molti immigrati che lavorano li da anni, interessandosi a loro, alla loro lingua, dopo l’incidente elimina, per così dire, quella sorta di schema sociale, per approdarne in un altro, più duro, violento, disperato, reale. E’ li il fulcro di tutto, il passaggio di consegna, la consapevolezza di un problema che ormai “i grandi” sembrano aver dimenticato. Giordana afferma in un’intervista rilasciata sul sito di Cinecittà: “Agli adolescenti possiamo solo chiedere di ribellarsi, poi siamo noi adulti a dover trovare delle soluzioni. Ma almeno lasciamo la speranza che il mondo possa essere salvato dai ragazzini…” prima che quello stesso mondo, si trasformi in una miniatura delle ossessioni palesi degli adulti. La fine del film rimane sospeso, fuori fuoco, fuori dallo stesso fotogramma. Dopo che lo sguardo verso l’esterno si è azzerato, dopo la frattura fra Bruno e Sandro, la scoperta di un micromondo sconosciuto, pieno di contraddizioni, di volti disperati, di preti ribelli, di (de)limitazioni fisiche e geografiche. Ma se “quando sei nato non puoi più nasconderti”, quando raccogli il grido disperato di un essere umano che chiede aiuto, non puoi che rispondere, devi farlo, nel modo più semplice. Quando sei nato non puoi più ignorare.