Oblivion un film di

Film profondamente voluto da Tom Cruise, è tratto da una graphic novel ideata dallo stesso regista, quel Joseph Kosinski di Tron: Legacy (2010). La storia non è certo nuova ma la qualità delle ricostruzioni architettoniche, degli effetti usati per creare un mondo diverso aiutano ad accettare la mancata originalità.
Non sappiamo dire se il regista cita o plagia vari film che lo hanno preceduto, ma molteplici sono i riferimenti chiaramente leggibili. Non solo, lo sviluppo del personaggio di Veka, la compagna del protagonista, sembra pensato sulla falsariga di Solaris (2002) di Steven Soderbergh. La sua solitudine, il mondo che nella sua immensità le fa paura e le crea un forte senso di rassegnato dolore.

A livello sceneggiatura forse si poteva lavorare meglio per identificare i due modi di essere che dividono mentalmente l’uomo e la donna. Lui è un sognatore, curioso, che non rispetta il protocollo per capire dove è realmente, avere risposte ai suoi dubbi: si veste da uomo country quando si rifugia nel luogo idilliaco vicino ad un lago da lui scoperto, sogna di trascorrere gli anni che verranno proprio lì con la sua compagna quasi fossero nuovi Adamo ed Eva nel Eden.

Lei vive con apprensione questo periodo trascorso nella stazione spaziale, non guarda nemmeno le splendide albe, sogna di andare nel nuovo mondo costruito su Titanio e vivere una vita priva di emozioni ma sicuramente tranquilla e senza problemi. Anche lei sogna un’esistenza felice, ma all’interno di una realtà artificiale che non le appartiene.

Nei primi 45 minuti, quando la narrazione è legata ai due personaggi isolati da tutti in una base a dir poco confortevole ma particolarmente fredda, visivamente il film funziona anche se difficilmente crea emozioni o grande partecipazione a quanto accade. Perfette ricostruzioni di un mondo che assomiglia lontanamente alla Terra che tutti conosciamo, belle descrizioni di un mondo in cui la geometria conta più della bellezza della natura.

Del resto, tecnicamente Kosinski ha poco da imparare e gli studi seguiti lo hanno sicuramente aiutato anche nella creazione di questo film. Si è laureato alla GSAPP, Columbia Graduate School of Architecture, ha studiato ingegneria e design, si è appassionato e specializzato in computer grafica, è stato anche assistente universitario specializzato nel campo della modellazione tridimensionale e grafica. Notato dal regista e produttore David Fincher, di cui ricordiamo Seven (1995), Fight Club (1999) e The Social Network (2010), ha ottenuto la direzione a Los Angeles della casa di produzioni Anonymous Content realizzando spot commerciali per clienti quali Nike, Apple e Nintendo tutti contrassegnati da un’alta qualità di graphic computer. Quindi, il mondo dell’immaginario tecnologico fa ormai parte del suo DNA ma senza quella poesia che vorremmo scaturisse da quelle immagini.

Gran parte del merito per la qualità estetica delle immagini la si deve, invece, a Claudio Miranda, direttore di fotografia cileno naturalizzato statunitense che aveva lavorato con Fincher in Seven e che ha vinto quest’anno l’Oscar per Vita di Pi (Life of Pi) di Ang Li. Riesce a creare emozioni molto forti, illusioni che divengono realtà credibili grazie anche alla risoluzione digitale 4K. Filtra ogni cosa attraverso la poesia donando il piacere di immagini anche rasserenanti, di un mondo in cui la fantasia e la speranza possono essere ancora componenti importanti.

Gli esterni sono stati girati soprattutto in Islanda sfruttando al massimo gli strepitosi ghiacciai di Jarlhettur ma anche nella zona dei magici Mammoth Lakes in California.
Tom Cruise continua a produrre film in cui possa apparire il suo torso nudo ben modellato, dove dimostri di essere un buon pilota, in cui ci siano scene d’azione che possa vantarsi di avere interpretato senza l’uso di controfigure.

Tutto sommato, considerata la prestanza fisica dei suoi colleghi, l’incartapecorito e poco credibile Sylvester Stallone ne è un chiaro esempio, non fa una brutta figura. Discorso diverso se lo si giudica per l’inesistente espressività, per l’incapacità di fornire spessore a qualsiasi personaggio donando solo un’esteriorità a volte funzionale ma sempre priva di emotività.

La figura maschile più interessante è interpretata da Morgan Freeman, che come i suoi compagni di ventura si veste con costumi da Guerre Stellari. E’ il capo dei ribelli, quelli che fanno ricordare all’operaio che lui era un pilota di astronavi, che gli dimostrano che fino a quel momento è stato preso in giro e che, forse, è lui che è un cattivo, non loro. Volto sempre più espressivo, gli bastano un paio di scene per dimostrare quanto valga. Melissa Leo è la coordinatrice della missione di Cruise e la si vede unicamente su di un monitor, ma la sua bravura le permette di costruire un personaggio interessante, capace di lasciare il segno.

Discorso differente per la ragazza in missione con l’operaio: l’inespressiva Zoe Bell è forse stata scelta per evitare a Cruise un imbarazzante confronto attoriale dato che ambedue sono allo stesso livello di mediocrità. La donna russa, anche lei pilota di astronavi, è resa con discreta professionalità dall’ucraina Olga Kurylenko, fotomodella ed attrice che alterna alla televisione ruoli anche interessanti nel cinema come in 7 psicopatici (2012) in cui interpretava Angela.

Il progetto e la storia erano stati creati nel 2005 da Joseph Kosinski e Arvid Nelson. Andree Wallin aveva iniziato a disegnare la graphic novel nel 2009 e poi aveva smesso per divenire il concept artist del film. Il sito della Radical Publishing aveva annunciato che sarebbe stato pronto ed edito nel 2012, ma così non è stato.

Il regista e creatore della storia ha dichiarato che con un accordo fatto con la branch Radical Comics ha potuto utilizzare il lavoro di scrittura fatto per loro e trasformarlo nella sceneggiatura del film. Ha anche affermato che non è nelle sue priorità creare davvero la graphic novel ma, tanto per non chiudere questa possibilità, ha detto che in un futuro potrebbe avere la voglia davvero di creare quello che doveva essere la base del suo lavoro cinematografico.
Ma con il sequel di Tron: Legacy annunciato per il 2014 che sarà a lui affidato completamente, questa ipotesi appare quantomeno poco probabile.

TRAMA

Nel 2077 la Terra è invivibile perché, per vincere una guerra contro gli alieni, il pianeta è stato quasi completamente distrutto e i suoi abitanti trasferiti in una colonia spaziale. Su di una base spaziale vivono ‘operaio’, che ripara i droni danneggiati dai pochi avversari sopravvissuti chiamati SCAVS assieme alla sua navigatrice nonché compagna che mai lo segue nelle sue imprese. Ad ambedue hanno cancellato la memoria ma lui ha come dei flash di una donna di cui forse era innamorato. Con enormi trivelle i terrestri estraggono risorse vitali impoverendo ancora di più la Terra. Ma lui scopre un luogo intatto in cui si rifugia e dove raccoglie libri ed oggetti che trova nelle sue perlustrazioni. Un’astronave terrestre precipita e l’unica sopravissuta è una donna russa, che…